Il saggio esamina il ruolo della clausola di buona fede e dello standard di ragionevolezza nel diritto privato europeo. Punto di avvio dell’indagine è una riflessione che cerca di individuare, per un verso, le diverse ragioni di politica del diritto e le differenti motivazioni tecnico-giuridiche che hanno determinato il successo in alcuni testi normativi europei e nei progetti di armonizzazione europea delle due categorie e, per un altro verso, le argomentazioni che hanno indotto parte della dottrina specie di common law ad avversare l’utilizzo della buona fede oggettiva e parte della dottrina specie di civil law a diffidare della ragionevolezza. Da tale analisi si delinea innanzitutto il problema di definire un contenuto delle due categorie adatto alle esigenze che pone il quadro europeo, tale cioè da non suscitare reazioni in taluni ordinamenti e tale da non determinare una sovrapposizione o una confusione tra i due concetti che alimenti l’indeterminatezza e l’incertezza del diritto. Dalla ricostruzione del significato che può e deve attribuirsi a livello europeo alla buona fede e alla ragionevolezza discende la ricostruzione delle loro possibili funzioni e del loro ruolo nella politica del diritto europea nonché il loro coordinamento sotto il profilo tecnico-giuridico. Il saggio si chiude con una riflessione che, attraverso il confronto con alcuni giudizi della Corte di Giustizia, cerca di valutare in che modo possa arginarsi il pericolo che categorie generali, come la buona fede, determinino nel contesto europeo una diversità di interpretazioni e di applicazioni in contrasto con l’obiettivo dell’armonizzazione.

Buona fede e ragionevolezza nel diritto contrattuale europeo

NAVARRETTA, EMANUELA
2012-01-01

Abstract

Il saggio esamina il ruolo della clausola di buona fede e dello standard di ragionevolezza nel diritto privato europeo. Punto di avvio dell’indagine è una riflessione che cerca di individuare, per un verso, le diverse ragioni di politica del diritto e le differenti motivazioni tecnico-giuridiche che hanno determinato il successo in alcuni testi normativi europei e nei progetti di armonizzazione europea delle due categorie e, per un altro verso, le argomentazioni che hanno indotto parte della dottrina specie di common law ad avversare l’utilizzo della buona fede oggettiva e parte della dottrina specie di civil law a diffidare della ragionevolezza. Da tale analisi si delinea innanzitutto il problema di definire un contenuto delle due categorie adatto alle esigenze che pone il quadro europeo, tale cioè da non suscitare reazioni in taluni ordinamenti e tale da non determinare una sovrapposizione o una confusione tra i due concetti che alimenti l’indeterminatezza e l’incertezza del diritto. Dalla ricostruzione del significato che può e deve attribuirsi a livello europeo alla buona fede e alla ragionevolezza discende la ricostruzione delle loro possibili funzioni e del loro ruolo nella politica del diritto europea nonché il loro coordinamento sotto il profilo tecnico-giuridico. Il saggio si chiude con una riflessione che, attraverso il confronto con alcuni giudizi della Corte di Giustizia, cerca di valutare in che modo possa arginarsi il pericolo che categorie generali, come la buona fede, determinino nel contesto europeo una diversità di interpretazioni e di applicazioni in contrasto con l’obiettivo dell’armonizzazione.
2012
Navarretta, Emanuela
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11568/155179
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