Nell 'ambito della convenzione tra Regione Emilia Romagna e Servizio Geologico Nazionale, è stata studiata la stratigrafia dei terrazzi intravallivi delle principali aste fluviali del settore romagnolo della catena appenninica (Savio, Bidente, Montone, Lamone, Senio, Santerno). L' approccio metodologico allo studio, è stato di tipo interdisciplinare ed articolato in varie fasi. La fotointerpretazione dell ' intera area indagata,con l'elaborazione di una prima stratigrafia relativa dei vari ordini di terrazzamento, è stata preliminare alla scelta delle zone più opportune, su ciascun'asta fluviale, dove effettuare il rilevamento, a scala 1\10000, di sezioni significative. Sul terreno in ogni ordine di terrazzamento, numerato dal più giovane al più vecchio in base alla posizione relativa assunta rispetto all'alveo, è stata rilevata la base e il tetto del deposito ghiaioso che lo costituisce; in tal senso sono stati utilizzati, anche dati relativi a perforazioni per pozzi ad uso privato o altro. Inoltre, mediante trivellazioni manuali è stato osservato, in ciascun ordine di terrazzamento, il tipo di pedogenesi subita dalla copertura associata, e descritto il relativo profilo d'alterazione. È stato così evidenziato, in ogni asta fluviale, un numero di terrazzi molto maggiore a quello fino ad oggi conosciuto in letteratura (21ordini nel F. Santerno, 18 nel T. Senio, 21 nel F. Lamone, 20 nel F. Montone, 25 nel F. Bidente, 21 nel F. Savio). Per le attribuzioni d'età delle superfici terrazzate più antiche, ci si è avvalsi esclusivamente delle informazioni provenienti dall'eventuale traccia di frequentazione umana delle stesse (ind. del paleolitico); per gli ordini di terrazzamento più recenti, invece, il dato archeologico è stato integrato con datazioni radiometriche, tuttora in corso, di campioni prelevati in orizzonti organici di paleosuoli sepolti individuati con tri'.'e!!nzioni rnam1illi. Infine, fase finale dell'elaborazione de! dati è ~tata l'_l:_costruzione, per ciascuna asta tluviale, di profili longitudinali dei terrazzi, dove la sintesi di tutti i dati raccolti, ha permesso di riconoscere, e correlare cinque unità. Ciascuna delle cinque unità riconosciute, è costituita da più ordini di terrazzamento, caratterizzati al loro interno da pendenze uniformi. Passando dall'unità più recente alla più antica, aumenta, con gradienti sempre maggiori , la pendenza (grado di convergenza) dei terrazzi che costituiscono le varie unità. I fattori di convergenza (sensu Elmi et al., 1987) sembrano essere significativamente diversi, per i medesimi intervalli stratigrafici, secondo le aste tluviali considerate. L'architettura di ciascuna unità è abbastanza ripetitiva, per gli ordini di terrazzamento più recenti (unità l-unità 3) e per alcuni affioramenti dell'unità 4. Si tratta, infatti, di depositi riferibili a facies di canale o di barra, caratterizzati da una superficie d'unconforrnity alla base, potenti in media due tre metri, organizzati in sequenze fining upward con ghiaie eterometriche alla base e sabbie limose-limi al tetto. L'unità 2 è visibile anche in alcune cave nella zona di pianura, allo sbocco delle aste vallive, ed è in questo caso costituta da ghiaie con lenti sabbiose, spesse circa 4 metri, attribuibili a facies di canali migranti in ambiente di pianura alluvionale prossimale, passanti verso l'alto a depositi di tracimazione (alternanze di limi sabbie fini) spessi 2-3 m. Le unità più antiche (unità 4-unità 5 equivalente alla Formazione di Olmatello di Vai, 1984 ), sollevate e reincise, si presentano in depositi ghiaiosi lenticolari spessi dai 5 ai 9 metri, spesso amalgamati, ricoperti da sequenze sabbioso-limosoargillose, potenti anche 20 metri nell'unità 5. Sono attribuibili al passaggio da facies di canali migranti m!lla parte prossimale della pia'iìura: alluvionafe a· taci es peiitiche di bassa pianura alluvionale. Ciò detto, le caratteristiche salienti di ciascun ' unità, dalle più recenti a quelle più antiche, possono essere così sintetizzate. Unità l : raggruppa gli eventi di terrazzamento più recenti con fronte di alterazione superficiale compreso tra 0.5-1 ,O m .. I suoli, calcarei., (entisuoli-inceptisuoli) presentano un profilo di tipo Ap-C, Ap-Bw-C. Età: Olocene post -romano, su base archeologica. Unità 2: caratterizzata nella porzione intravalliva, da terrazzi con un fronte d'alterazione superficiale compreso tra l ,0-1 ,5 m contenente frequentemente reperti archeologici compresi tra il mesolitico ed il romano. I suoli, al tetto dell ' unità, (inceptisuoli da parzialmente decarbonatati a decarbonatati) presentano un profilo di tipo Ap-Bw-BK-C. Allo sbocco delle aste vallive, in depositi di pianura alluvionale, si osservano nella porzione sommitale della successione, alternanze di due o tre suoli (composite palaeosols di Morrison 1978), parzialmente decarbonatati, riferibili ad inceptisuoli con profilo A-Bw-BK-C ed entisuoli con profilo A-Bw-C o A-C. Età Olocenica, su base archeologica. Unità 3: il deposito ghiaoso è in genere sepolto da una copertura limoso-sabbiosa di origine colluviale spessa 2-3m. All'interno della copertura si osservano due o più suoli (inceptisuoli) sovrapposti (compound palaesols) con orizzonti Ab spesso arricchiti in sostanza organica. I suoli al tetto dell'unità presentano un profilo di tipo Ap-Bw-Bk-Ab-Bwb-C oppure Ap-Bk-Ah Bwo-Bi<u-C. Etè.: P!ei<:tncene superiore.-Oiocene, su base archeologica. Unità 4: comprende terrazzi con associate coperture colluviali e alluvionali, con fronte di alterazione superiore ai 4 metri. Il profilo di alterazione, caratterizzato da suoli decarbonatati. (alfisuoli e inceptisuoli) è di tipo A-Bw-B1-Bk e A-Bw-Bkss· Età: Pleistocene medio (parte recente) per la presenza di reperti riferibili ad industrie con tecnica levallois. Unità 5: coincide con gli eventi di terrazzamento più antichi. In corrispondenza delle superfici meglio preservate si osserva un fronte di alterazione di 7-8 metri caratterizzato da alfisuoli o inceptisuol i con profili assimilabili a quelli descritti nell'unità 4. L'età di questa unità, come limite inferiore. può essere definita indirettamente, facendo riferimento al deposito fluviale , che contiene il giacimento paleolitico (ind. su ciottolo) di Monte Poggiolo (Sabbie gialle auct.), datato (Gagnepain et al. , 1992) a 800000 y b.p. (Pieist. Inf- Medio). Il limite superiore è al momento ignoto. Notevole importanza scientifica assumerebbe, in questo contesto, la datazione della tufite rinvenuta (Vai, 1984) nella parte pelitica sommi tale di questa unità.

Stratigrafia dei terrazzi intravallivi dei fiumi Savio, Bidente, Montone, Lamone, Senio, Santerno (margine romagnolo della catena appenninica): dati preliminari

SARTI, GIOVANNI;
1997-01-01

Abstract

Nell 'ambito della convenzione tra Regione Emilia Romagna e Servizio Geologico Nazionale, è stata studiata la stratigrafia dei terrazzi intravallivi delle principali aste fluviali del settore romagnolo della catena appenninica (Savio, Bidente, Montone, Lamone, Senio, Santerno). L' approccio metodologico allo studio, è stato di tipo interdisciplinare ed articolato in varie fasi. La fotointerpretazione dell ' intera area indagata,con l'elaborazione di una prima stratigrafia relativa dei vari ordini di terrazzamento, è stata preliminare alla scelta delle zone più opportune, su ciascun'asta fluviale, dove effettuare il rilevamento, a scala 1\10000, di sezioni significative. Sul terreno in ogni ordine di terrazzamento, numerato dal più giovane al più vecchio in base alla posizione relativa assunta rispetto all'alveo, è stata rilevata la base e il tetto del deposito ghiaioso che lo costituisce; in tal senso sono stati utilizzati, anche dati relativi a perforazioni per pozzi ad uso privato o altro. Inoltre, mediante trivellazioni manuali è stato osservato, in ciascun ordine di terrazzamento, il tipo di pedogenesi subita dalla copertura associata, e descritto il relativo profilo d'alterazione. È stato così evidenziato, in ogni asta fluviale, un numero di terrazzi molto maggiore a quello fino ad oggi conosciuto in letteratura (21ordini nel F. Santerno, 18 nel T. Senio, 21 nel F. Lamone, 20 nel F. Montone, 25 nel F. Bidente, 21 nel F. Savio). Per le attribuzioni d'età delle superfici terrazzate più antiche, ci si è avvalsi esclusivamente delle informazioni provenienti dall'eventuale traccia di frequentazione umana delle stesse (ind. del paleolitico); per gli ordini di terrazzamento più recenti, invece, il dato archeologico è stato integrato con datazioni radiometriche, tuttora in corso, di campioni prelevati in orizzonti organici di paleosuoli sepolti individuati con tri'.'e!!nzioni rnam1illi. Infine, fase finale dell'elaborazione de! dati è ~tata l'_l:_costruzione, per ciascuna asta tluviale, di profili longitudinali dei terrazzi, dove la sintesi di tutti i dati raccolti, ha permesso di riconoscere, e correlare cinque unità. Ciascuna delle cinque unità riconosciute, è costituita da più ordini di terrazzamento, caratterizzati al loro interno da pendenze uniformi. Passando dall'unità più recente alla più antica, aumenta, con gradienti sempre maggiori , la pendenza (grado di convergenza) dei terrazzi che costituiscono le varie unità. I fattori di convergenza (sensu Elmi et al., 1987) sembrano essere significativamente diversi, per i medesimi intervalli stratigrafici, secondo le aste tluviali considerate. L'architettura di ciascuna unità è abbastanza ripetitiva, per gli ordini di terrazzamento più recenti (unità l-unità 3) e per alcuni affioramenti dell'unità 4. Si tratta, infatti, di depositi riferibili a facies di canale o di barra, caratterizzati da una superficie d'unconforrnity alla base, potenti in media due tre metri, organizzati in sequenze fining upward con ghiaie eterometriche alla base e sabbie limose-limi al tetto. L'unità 2 è visibile anche in alcune cave nella zona di pianura, allo sbocco delle aste vallive, ed è in questo caso costituta da ghiaie con lenti sabbiose, spesse circa 4 metri, attribuibili a facies di canali migranti in ambiente di pianura alluvionale prossimale, passanti verso l'alto a depositi di tracimazione (alternanze di limi sabbie fini) spessi 2-3 m. Le unità più antiche (unità 4-unità 5 equivalente alla Formazione di Olmatello di Vai, 1984 ), sollevate e reincise, si presentano in depositi ghiaiosi lenticolari spessi dai 5 ai 9 metri, spesso amalgamati, ricoperti da sequenze sabbioso-limosoargillose, potenti anche 20 metri nell'unità 5. Sono attribuibili al passaggio da facies di canali migranti m!lla parte prossimale della pia'iìura: alluvionafe a· taci es peiitiche di bassa pianura alluvionale. Ciò detto, le caratteristiche salienti di ciascun ' unità, dalle più recenti a quelle più antiche, possono essere così sintetizzate. Unità l : raggruppa gli eventi di terrazzamento più recenti con fronte di alterazione superficiale compreso tra 0.5-1 ,O m .. I suoli, calcarei., (entisuoli-inceptisuoli) presentano un profilo di tipo Ap-C, Ap-Bw-C. Età: Olocene post -romano, su base archeologica. Unità 2: caratterizzata nella porzione intravalliva, da terrazzi con un fronte d'alterazione superficiale compreso tra l ,0-1 ,5 m contenente frequentemente reperti archeologici compresi tra il mesolitico ed il romano. I suoli, al tetto dell ' unità, (inceptisuoli da parzialmente decarbonatati a decarbonatati) presentano un profilo di tipo Ap-Bw-BK-C. Allo sbocco delle aste vallive, in depositi di pianura alluvionale, si osservano nella porzione sommitale della successione, alternanze di due o tre suoli (composite palaeosols di Morrison 1978), parzialmente decarbonatati, riferibili ad inceptisuoli con profilo A-Bw-BK-C ed entisuoli con profilo A-Bw-C o A-C. Età Olocenica, su base archeologica. Unità 3: il deposito ghiaoso è in genere sepolto da una copertura limoso-sabbiosa di origine colluviale spessa 2-3m. All'interno della copertura si osservano due o più suoli (inceptisuoli) sovrapposti (compound palaesols) con orizzonti Ab spesso arricchiti in sostanza organica. I suoli al tetto dell'unità presentano un profilo di tipo Ap-Bw-Bk-Ab-Bwb-C oppure Ap-Bk-Ah Bwo-Bi
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