Fra la fine del diciannovesimo secolo e la prima guerra mondiale l’Italia conosce un momento di intenso sviluppo. Pur in un quadro di precario equilibrio della bilancia dei pagamenti, il sistema economico italiano compie una tappa fondamentale nel percorso “dai campi alle officine”. In questo nuovo contesto appaiono nuovo fenomeni, come il dumping e la diffusione dei trust e cartelli, mentre aspetti di più vecchia data, come l’economia coloniale, assumono forme e urgenze diverse nella nuova realtà politica italiana segnata dalla figura di Giovanni Giolitti. Nuovi fenomeni richiedono nuove studi e ricerche, i cui risultati convergono – implicitamente o esplicitamente – verso una messa in discussione dell’impianto teorico marginalista e delle politiche economiche da questo derivate. La spiegazione delle coalizioni e fusioni di produttori come fenomeno “naturale” – propugnata da economisti come Enrico Barone e Maffeo Pantaleoni – mina l’assunto della concorrenza perfetta. La messa in discussione di questo assunto emerge con chiarezza anche nell’esame del dumping, che vede oltretutto nel confronto fra Attilio Cabiati e Pasquale Jannaccone il formarsi di un’analisi davvero pionieristica sulle motivazioni degli agenti economici e sull’orizzonte temporale delle loro strategie. A sua volta, l’economia coloniale diviene il terreno sul quale consolidare la consapevolezza della necessità, per tutti i second comer, di adottare forme di protezione tariffaria per sostenere il proprio sviluppo industriale. E proprio nel confronto sulla riforma doganale emerge con chiarezza il ruolo dell’economista come intellettuale engagé, seguendo uno sviluppo che sarà drammaticamente interrotto nel ventennio fascista.

Trust, dumping e colonie. I nuovi temi del dibattito economico in Italia tra Otto e Novecento

Fabrizio Bientinesi
2022-01-01

Abstract

Fra la fine del diciannovesimo secolo e la prima guerra mondiale l’Italia conosce un momento di intenso sviluppo. Pur in un quadro di precario equilibrio della bilancia dei pagamenti, il sistema economico italiano compie una tappa fondamentale nel percorso “dai campi alle officine”. In questo nuovo contesto appaiono nuovo fenomeni, come il dumping e la diffusione dei trust e cartelli, mentre aspetti di più vecchia data, come l’economia coloniale, assumono forme e urgenze diverse nella nuova realtà politica italiana segnata dalla figura di Giovanni Giolitti. Nuovi fenomeni richiedono nuove studi e ricerche, i cui risultati convergono – implicitamente o esplicitamente – verso una messa in discussione dell’impianto teorico marginalista e delle politiche economiche da questo derivate. La spiegazione delle coalizioni e fusioni di produttori come fenomeno “naturale” – propugnata da economisti come Enrico Barone e Maffeo Pantaleoni – mina l’assunto della concorrenza perfetta. La messa in discussione di questo assunto emerge con chiarezza anche nell’esame del dumping, che vede oltretutto nel confronto fra Attilio Cabiati e Pasquale Jannaccone il formarsi di un’analisi davvero pionieristica sulle motivazioni degli agenti economici e sull’orizzonte temporale delle loro strategie. A sua volta, l’economia coloniale diviene il terreno sul quale consolidare la consapevolezza della necessità, per tutti i second comer, di adottare forme di protezione tariffaria per sostenere il proprio sviluppo industriale. E proprio nel confronto sulla riforma doganale emerge con chiarezza il ruolo dell’economista come intellettuale engagé, seguendo uno sviluppo che sarà drammaticamente interrotto nel ventennio fascista.
2022
Bientinesi, Fabrizio
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