Il saggio riannoda i fili che in una cultura agraria (le campagne di Valdinievole nell’età moderna) legavano le aspettative di benessere dei campi e colture, degli animali e degli uomini e donne alle immagini sacre, dei santi e della Vergine, oggetto di particolare venerazione e di pressante richiesta di soccorso in certe circostanze; e poi il ricorso in tal senso anche ad altri oggetti sacri quali le campane e il Ss. Sacramento. Ma un filo forse più impalpabile univa quelle stesse aspettative anche al mondo dei morti, dando luogo al coinvolgimento di essi nella vita materiale dei campi e delle persone viventi: così la frequentazione, in certi momenti del ciclo agrario o in particolari circostanze calamitose e altre, dei luoghi dei morti: non solo i cimiteri, ma anche altre sepolture (talora mitiche), edicole del Purgatorio sparse nel territorio e anche sorgenti, fontane e pozzi tutti collegati col mondo dei trapassati, il cui rapporto con le acque è ampiamente documentato. Un collegamento di certo rilievo fra il mondo agrario e il culto delle anime purganti e dei morti è poi costituito, nella realtà qui indagata come anche in altri luoghi, dal particolare caso del santo personaggio di Giobbe specifico protettore degli allevatori del baco da seta, attività largamente presente in Valdinievole. In termini più generali il legame di Giobbe con la morte e metafora della resurrezione dei morti è provato nei libri liturgici, nei libri di preghiere e libri d’Ore, qui ampiamente richiamati, dove la figura di Giobbe si colloca proprio in apertura dell’Officio dei defunti. Nella realtà qui specificamente studiata il saggio ricostruisce tale legame facendo ricorso, oltre che a fonti più tradizionali, all’iconografia di Giobbe sparsa nel territorio: pitture ora confinate in qualche luogo più o meno disertato, ora sepolte in qualche lontano gabinetto di restauro, destinazione di cui restava esile traccia, ora dipinti il cui soggetto (Giobbe appunto, i vermi sul suo corpo, le anime purganti) non era stato compreso, confuso con altri (ad esempio s. Girolamo) nelle stesse schede dei Beni Culturali.

La terra, il cielo e i morti

MENZIONE, ANDREA
2008

Abstract

Il saggio riannoda i fili che in una cultura agraria (le campagne di Valdinievole nell’età moderna) legavano le aspettative di benessere dei campi e colture, degli animali e degli uomini e donne alle immagini sacre, dei santi e della Vergine, oggetto di particolare venerazione e di pressante richiesta di soccorso in certe circostanze; e poi il ricorso in tal senso anche ad altri oggetti sacri quali le campane e il Ss. Sacramento. Ma un filo forse più impalpabile univa quelle stesse aspettative anche al mondo dei morti, dando luogo al coinvolgimento di essi nella vita materiale dei campi e delle persone viventi: così la frequentazione, in certi momenti del ciclo agrario o in particolari circostanze calamitose e altre, dei luoghi dei morti: non solo i cimiteri, ma anche altre sepolture (talora mitiche), edicole del Purgatorio sparse nel territorio e anche sorgenti, fontane e pozzi tutti collegati col mondo dei trapassati, il cui rapporto con le acque è ampiamente documentato. Un collegamento di certo rilievo fra il mondo agrario e il culto delle anime purganti e dei morti è poi costituito, nella realtà qui indagata come anche in altri luoghi, dal particolare caso del santo personaggio di Giobbe specifico protettore degli allevatori del baco da seta, attività largamente presente in Valdinievole. In termini più generali il legame di Giobbe con la morte e metafora della resurrezione dei morti è provato nei libri liturgici, nei libri di preghiere e libri d’Ore, qui ampiamente richiamati, dove la figura di Giobbe si colloca proprio in apertura dell’Officio dei defunti. Nella realtà qui specificamente studiata il saggio ricostruisce tale legame facendo ricorso, oltre che a fonti più tradizionali, all’iconografia di Giobbe sparsa nel territorio: pitture ora confinate in qualche luogo più o meno disertato, ora sepolte in qualche lontano gabinetto di restauro, destinazione di cui restava esile traccia, ora dipinti il cui soggetto (Giobbe appunto, i vermi sul suo corpo, le anime purganti) non era stato compreso, confuso con altri (ad esempio s. Girolamo) nelle stesse schede dei Beni Culturali.
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