Il tema centrale del volume è costituito dalle relazioni economiche, politiche e culturali intercorse fra la Corsica e la Toscana nei primi cinquant’anni del XIX secolo, periodo durante il quale i rapporti fra le due regioni si sono intensificati a tal punto da permettere che fra i ceti dirigenti còrsi e toscani si realizzasse una forte consonanza di vedute su temi decisivi. I dibattiti che si accesero fra i principali uomini di cultura toscani e còrsi intorno al concetto di “progresso”, alla promozione dell’agricoltura e delle casse di risparmio, al problema della “nazionalità”, alla questione linguistica, indicano il consolidamento di una vera e propria osmosi culturale fra le élites delle due regioni. Per quanto concerne la Corsica, il rafforzamento di questo legame può essere considerato una reazione alle politiche applicate dagli amministratori inviati nell’isola dai governi di Parigi per “francesizzarne” i costumi sociali, processo che registra la vetta più alta proprio nei tre-quattro decenni successivi allo sfaldamento dell’Impero napoleonico. Si tratta di un periodo durante il quale la Corsica conserva ancora quella posizione tangenziale, rispetto ai vari Stati della penisola italiana, che aveva caratterizzato la sua collocazione economica e politico-culturale nel Mediterraneo fin dall’antichità. Proprio tale condizione ha consentito all’isola di conservare la rete di relazioni instaurata con la Toscana e, per molti versi, addirittura di consolidarla, almeno fino a quando, con la rivoluzione del febbraio 1848 e la successiva ascesa al potere di Luigi Napoleone Bonaparte, le relazioni fra lo Stato francese e l’isola hanno subito una decisa intensificazione, agevolando una più spinta integrazione delle élites insulari nel consesso nazionale transalpino ed un parallelo indebolimento dei legami politici ed economici con la vicina Toscana.

Corsica e Toscana nell'Ottocento. Relazioni politiche, economiche e culturali fra due regioni dl Mediterraneo

CINI, MARCO
2009

Abstract

Il tema centrale del volume è costituito dalle relazioni economiche, politiche e culturali intercorse fra la Corsica e la Toscana nei primi cinquant’anni del XIX secolo, periodo durante il quale i rapporti fra le due regioni si sono intensificati a tal punto da permettere che fra i ceti dirigenti còrsi e toscani si realizzasse una forte consonanza di vedute su temi decisivi. I dibattiti che si accesero fra i principali uomini di cultura toscani e còrsi intorno al concetto di “progresso”, alla promozione dell’agricoltura e delle casse di risparmio, al problema della “nazionalità”, alla questione linguistica, indicano il consolidamento di una vera e propria osmosi culturale fra le élites delle due regioni. Per quanto concerne la Corsica, il rafforzamento di questo legame può essere considerato una reazione alle politiche applicate dagli amministratori inviati nell’isola dai governi di Parigi per “francesizzarne” i costumi sociali, processo che registra la vetta più alta proprio nei tre-quattro decenni successivi allo sfaldamento dell’Impero napoleonico. Si tratta di un periodo durante il quale la Corsica conserva ancora quella posizione tangenziale, rispetto ai vari Stati della penisola italiana, che aveva caratterizzato la sua collocazione economica e politico-culturale nel Mediterraneo fin dall’antichità. Proprio tale condizione ha consentito all’isola di conservare la rete di relazioni instaurata con la Toscana e, per molti versi, addirittura di consolidarla, almeno fino a quando, con la rivoluzione del febbraio 1848 e la successiva ascesa al potere di Luigi Napoleone Bonaparte, le relazioni fra lo Stato francese e l’isola hanno subito una decisa intensificazione, agevolando una più spinta integrazione delle élites insulari nel consesso nazionale transalpino ed un parallelo indebolimento dei legami politici ed economici con la vicina Toscana.
Cini, Marco
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