Le comunicazioni e la cultura di massa hanno cambiato profondamente la natura del discorso politico nel mondo attuale, rendendolo più difficilmente distinguibile da quello commerciale e di intrattenimento e trascinandolo nel territorio del pop. Tra le conseguenze di questo processo vi è stato il tramonto del ruolo classico degli intellettuali, non più indispensabili mediatori fra cultura egemonica e subalterna, né organici ad alcuna classe sociale, come nelle analisi di Gramsci. Comprendere le nuove forme di configurazione della sfera politica e i loro nessi con la cultura popolare è un vero e proprio banco di prova per un’antropologia della società contemporanea. I saggi di cui è composto questo volume affrontano questo compito esplorando alcuni problemi etico-politici cruciali del nostro tempo: il significato del consumo di massa e il suo rapporto con la democrazia, la paura come sentimento sociale, la tensione tra universalismo e relativismo nel campo dei diritti umani, il populismo politico, le oscillazioni tra immaginario “occulto” e istanze di “trasparenza” nella sfera pubblica. Sono inoltre discussi i fenomeni delle teorie del complotto e della cancel culture, i dibattiti culturali sollevati dalla pandemia da Covid-19, la crescita nel senso comune di un diffuso antimodernismo e antioccidentalismo che si palesa negli opposti poli dello schieramento politico. Tratto comune di queste analisi è il rifiuto della “dark anthropology” e delle teorie apocalittiche e totalizzanti della modernità, del consumismo e del “potere”, nel tentativo di evidenziare invece le forme di costruzione “dal basso” del significato dei fenomeni sociali. In questa chiave l’antropologia culturale può riconfigurare la sua tradizionale istanza di “impegno” sociale e ripensare in modo non ingenuo il concetto di “progresso”, che in modo esplicito o implicito l’ha guidata fin dalla sua nascita.
Etica e politica nell'epoca del pop. Per un'antropologia della cultura di massa
Fabio Dei
2025-01-01
Abstract
Le comunicazioni e la cultura di massa hanno cambiato profondamente la natura del discorso politico nel mondo attuale, rendendolo più difficilmente distinguibile da quello commerciale e di intrattenimento e trascinandolo nel territorio del pop. Tra le conseguenze di questo processo vi è stato il tramonto del ruolo classico degli intellettuali, non più indispensabili mediatori fra cultura egemonica e subalterna, né organici ad alcuna classe sociale, come nelle analisi di Gramsci. Comprendere le nuove forme di configurazione della sfera politica e i loro nessi con la cultura popolare è un vero e proprio banco di prova per un’antropologia della società contemporanea. I saggi di cui è composto questo volume affrontano questo compito esplorando alcuni problemi etico-politici cruciali del nostro tempo: il significato del consumo di massa e il suo rapporto con la democrazia, la paura come sentimento sociale, la tensione tra universalismo e relativismo nel campo dei diritti umani, il populismo politico, le oscillazioni tra immaginario “occulto” e istanze di “trasparenza” nella sfera pubblica. Sono inoltre discussi i fenomeni delle teorie del complotto e della cancel culture, i dibattiti culturali sollevati dalla pandemia da Covid-19, la crescita nel senso comune di un diffuso antimodernismo e antioccidentalismo che si palesa negli opposti poli dello schieramento politico. Tratto comune di queste analisi è il rifiuto della “dark anthropology” e delle teorie apocalittiche e totalizzanti della modernità, del consumismo e del “potere”, nel tentativo di evidenziare invece le forme di costruzione “dal basso” del significato dei fenomeni sociali. In questa chiave l’antropologia culturale può riconfigurare la sua tradizionale istanza di “impegno” sociale e ripensare in modo non ingenuo il concetto di “progresso”, che in modo esplicito o implicito l’ha guidata fin dalla sua nascita.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


