Ogni lingua è una storia di incontri, conflitti e mediazioni. Le grammatiche missionarie, nate come strumenti per l’evangelizzazione, si rivelano oggi straordinarie testimonianze dei processi culturali e linguistici che hanno modellato il mondo moderno. Dietro il loro intento didattico si cela un sapere complesso, in cui la riflessione grammaticale diventa anche indagine antropologica, traduzione e negoziazione dell’alterità. Questo libro ricostruisce, attraverso un approccio filologico, storiografico e comparativo, la nascita e l’evoluzione della linguistica missionaria, mostrando come essa non rappresenti un settore marginale, ma un vero e proprio laboratorio epistemologico della storia linguistica. Le grammatiche dei missionari — frutto di osservazione, adattamento e creatività — documentano lingue senza tradizione scritta, rivelano forme di contatto e ibridazione culturale, e anticipano metodologie descrittive moderne. Attraverso l’analisi del manoscritto Rudimenta Linguæ Malabarico-Samscredamicæ (Biblioteca Apostolica Vaticana), redatto in portoghese nel XVIII secolo, Matteo Migliorelli mostra come il portoghese missionario abbia agito da lingua di mediazione, ponte fra sistemi linguistici e culturali differenti. Il testo di P. Geminiano di Sant’Ottavia, pur inscritto nel paradigma latino, sviluppa soluzioni originali e categorie nuove per descrivere il malayalam, testimoniando la tensione continua fra tradizione e innovazione, norma e uso, universalismo e specificità locale. La linguistica missionaria emerge così come una disciplina transnazionale e interdisciplinare, capace di connettere linguistica, filologia, storia delle idee e antropologia. Le grammatiche dei missionari non sono semplici strumenti di insegnamento, ma archivi di memoria linguistica e culturale, luoghi in cui si è forgiata una prima consapevolezza globale delle lingue e delle differenze. Studiare il passato, ricorda l’autore, non significa solo ricostruire un’eredità dimenticata, ma comprendere le radici profonde del nostro presente linguistico e culturale.

Lingua, alterità e fede. Il manoscritto Rudimenta Linguæ Malabarico-Samscredamicæ tra linguistica missionaria e processi di grammatizzazione in area luso-malayalam

Matteo Migliorelli
2025-01-01

Abstract

Ogni lingua è una storia di incontri, conflitti e mediazioni. Le grammatiche missionarie, nate come strumenti per l’evangelizzazione, si rivelano oggi straordinarie testimonianze dei processi culturali e linguistici che hanno modellato il mondo moderno. Dietro il loro intento didattico si cela un sapere complesso, in cui la riflessione grammaticale diventa anche indagine antropologica, traduzione e negoziazione dell’alterità. Questo libro ricostruisce, attraverso un approccio filologico, storiografico e comparativo, la nascita e l’evoluzione della linguistica missionaria, mostrando come essa non rappresenti un settore marginale, ma un vero e proprio laboratorio epistemologico della storia linguistica. Le grammatiche dei missionari — frutto di osservazione, adattamento e creatività — documentano lingue senza tradizione scritta, rivelano forme di contatto e ibridazione culturale, e anticipano metodologie descrittive moderne. Attraverso l’analisi del manoscritto Rudimenta Linguæ Malabarico-Samscredamicæ (Biblioteca Apostolica Vaticana), redatto in portoghese nel XVIII secolo, Matteo Migliorelli mostra come il portoghese missionario abbia agito da lingua di mediazione, ponte fra sistemi linguistici e culturali differenti. Il testo di P. Geminiano di Sant’Ottavia, pur inscritto nel paradigma latino, sviluppa soluzioni originali e categorie nuove per descrivere il malayalam, testimoniando la tensione continua fra tradizione e innovazione, norma e uso, universalismo e specificità locale. La linguistica missionaria emerge così come una disciplina transnazionale e interdisciplinare, capace di connettere linguistica, filologia, storia delle idee e antropologia. Le grammatiche dei missionari non sono semplici strumenti di insegnamento, ma archivi di memoria linguistica e culturale, luoghi in cui si è forgiata una prima consapevolezza globale delle lingue e delle differenze. Studiare il passato, ricorda l’autore, non significa solo ricostruire un’eredità dimenticata, ma comprendere le radici profonde del nostro presente linguistico e culturale.
2025
Migliorelli, Matteo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11568/1333248
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