La disabilità suscita da sempre molteplici emozioni in grado di modificare la sfera dell’agire umano. Indignazione, disgusto, rabbia, ma anche pietà, solidarietà, empatia. Disposizioni diverse davanti ad una condizione che pone da sempre domande etiche ed esistenziali. Ciò che emerge con forza analizzando questa tematica è però la problematicità di un rapporto che si pone come critico fin dal principio. Difficoltà di relazione, spesso sfociata in isolamento, violenza e segregazione forzata dei soggetti più fragili. E anche laddove vi siano al contrario atteggiamenti di benevola volontà, è facile cadere in comportamenti paternalistici, dove pietismo e assistenzialismo verticale schiacciante finiscono per oscurare la soggettività del singolo, vendendolo solo come oggetto di cura. Come superare una tale frizione originaria è senza dubbio una delle sfide contemporanee dell’etica applicata, che deve, grazie ai suoi strumenti, trovare modi nuovi di comunicare la disabilità, in modo da avvicinarla anche a coloro che non la vivono direttamente. Ed è qui che la letteratura, come spazio privilegiato di relazione con l’alterità, è determinante in quanto pratica di significazione della realtà. La lettura, infatti, non si configura come mera decodifica di contenuti, ma come atto ermeneutico che coinvolge il lettore in un processo di sensemaking etico: un confronto con il testo—inteso come l’Altro—, che, nel gioco di distanza e prossimità, consente una ristrutturazione della propria postura morale. In questo senso, la letteratura apre scenari di comprensione del vissuto, dell’azione, del mondo, dell’essere nel mondo, rendendoci visibile la complessità dell’esperienza umana e sottraendola a semplificazioni riduttive. Attraverso la Horizontverschmelzung che caratterizza l’atto interpretativo, il lettore è chiamato a misurarsi con vite (e con le loro vulnerabilità) e prospettive che eccedono il proprio immediato orizzonte esperienziale: in tale “eccedenza” si manifesta la portata etica della lettura, che diviene esercizio di responsabilità nei confronti. Ecco, allora, la possibilità di leggere la disabilità come luogo di significazione etica in cui interrogarci e interrogare categorie. Offrendo esperienze di seconda mano ma eticamente dense, la letteratura contribuisce a contrastare dinamiche di isolamento e violenza, mostrandoci come il riconoscimento dell’alterità passi innanzitutto attraverso pratiche interpretative responsabili: un gesto etico concreto, capace di incidere sulla qualità di vita nostra e altrui.

Letteratura e Disabilità. Significazione etica nel racconto dell’esperienza

Edoardo Ghezzani
;
Emanuele Fulvio Perri
In corso di stampa

Abstract

La disabilità suscita da sempre molteplici emozioni in grado di modificare la sfera dell’agire umano. Indignazione, disgusto, rabbia, ma anche pietà, solidarietà, empatia. Disposizioni diverse davanti ad una condizione che pone da sempre domande etiche ed esistenziali. Ciò che emerge con forza analizzando questa tematica è però la problematicità di un rapporto che si pone come critico fin dal principio. Difficoltà di relazione, spesso sfociata in isolamento, violenza e segregazione forzata dei soggetti più fragili. E anche laddove vi siano al contrario atteggiamenti di benevola volontà, è facile cadere in comportamenti paternalistici, dove pietismo e assistenzialismo verticale schiacciante finiscono per oscurare la soggettività del singolo, vendendolo solo come oggetto di cura. Come superare una tale frizione originaria è senza dubbio una delle sfide contemporanee dell’etica applicata, che deve, grazie ai suoi strumenti, trovare modi nuovi di comunicare la disabilità, in modo da avvicinarla anche a coloro che non la vivono direttamente. Ed è qui che la letteratura, come spazio privilegiato di relazione con l’alterità, è determinante in quanto pratica di significazione della realtà. La lettura, infatti, non si configura come mera decodifica di contenuti, ma come atto ermeneutico che coinvolge il lettore in un processo di sensemaking etico: un confronto con il testo—inteso come l’Altro—, che, nel gioco di distanza e prossimità, consente una ristrutturazione della propria postura morale. In questo senso, la letteratura apre scenari di comprensione del vissuto, dell’azione, del mondo, dell’essere nel mondo, rendendoci visibile la complessità dell’esperienza umana e sottraendola a semplificazioni riduttive. Attraverso la Horizontverschmelzung che caratterizza l’atto interpretativo, il lettore è chiamato a misurarsi con vite (e con le loro vulnerabilità) e prospettive che eccedono il proprio immediato orizzonte esperienziale: in tale “eccedenza” si manifesta la portata etica della lettura, che diviene esercizio di responsabilità nei confronti. Ecco, allora, la possibilità di leggere la disabilità come luogo di significazione etica in cui interrogarci e interrogare categorie. Offrendo esperienze di seconda mano ma eticamente dense, la letteratura contribuisce a contrastare dinamiche di isolamento e violenza, mostrandoci come il riconoscimento dell’alterità passi innanzitutto attraverso pratiche interpretative responsabili: un gesto etico concreto, capace di incidere sulla qualità di vita nostra e altrui.
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