Negli ultimi vent’anni le crisi del sistema economico dei paesi occidentali si sono progressivamente trasferite alla catena delle istituzioni pubbliche periferiche, compromettendo i già fragili equilibri del welfare pubblico urbano e le politiche di amministrazione comunale, dalla gestione degli standard urbanistici, alla manutenzione del patrimonio pubblico fino all’erogazione di servizi come la sicurezza, la gestione dei rifiuti o l’istruzione prescolastica. Questa condizione ha favorito lo sviluppo di forme sussidiarie, quando non addirittura sostitutive, all’azione pubblica da parte di soggetti privati con esiti eterogenei più o meno formali: alcuni discutibili, altri che possono suggerire nuove forme di gestione del patrimonio pubblico locale. Tuttavia, la cornice normativa entro la quale ricondurre e controllare queste iniziative è ancora incompleta e insufficiente, basata su strumenti convenzionali nati spesso per finalità diverse. Il presente contributo si propone di: (1) operare una preliminare ricognizione degli strumenti per la collaborazione del privato alla gestione dei patrimoni e servizi pubblici, sottolineando alcune carenze nella strumentazione giuridica; (2) analizzare gli aspetti valoriali che emergono nei casi studio presi in esame, Ronchi-Poveromo e Marina di San Nicola, due esiti opposti dell’iniziativa privata sugli spazi urbani. Con approccio critico, si intende superare la visione pregiudiziale delle discipline urbanistiche verso le iniziative di gestione privata, provando a selezionare quegli elementi capaci di costruire nuove pratiche e nuovi strumenti che possano operare nelle attuali condizioni di scarsità di risorse pubbliche.

Se il privato fa il pubblico. Due casi di gestione ibrida dello spazio urbano: Ronchi – Poveromo (MS) e Marina di San Nicola (RM)

Chiara Anselmi
;
Simone Rusci;Federico Mara
2025-01-01

Abstract

Negli ultimi vent’anni le crisi del sistema economico dei paesi occidentali si sono progressivamente trasferite alla catena delle istituzioni pubbliche periferiche, compromettendo i già fragili equilibri del welfare pubblico urbano e le politiche di amministrazione comunale, dalla gestione degli standard urbanistici, alla manutenzione del patrimonio pubblico fino all’erogazione di servizi come la sicurezza, la gestione dei rifiuti o l’istruzione prescolastica. Questa condizione ha favorito lo sviluppo di forme sussidiarie, quando non addirittura sostitutive, all’azione pubblica da parte di soggetti privati con esiti eterogenei più o meno formali: alcuni discutibili, altri che possono suggerire nuove forme di gestione del patrimonio pubblico locale. Tuttavia, la cornice normativa entro la quale ricondurre e controllare queste iniziative è ancora incompleta e insufficiente, basata su strumenti convenzionali nati spesso per finalità diverse. Il presente contributo si propone di: (1) operare una preliminare ricognizione degli strumenti per la collaborazione del privato alla gestione dei patrimoni e servizi pubblici, sottolineando alcune carenze nella strumentazione giuridica; (2) analizzare gli aspetti valoriali che emergono nei casi studio presi in esame, Ronchi-Poveromo e Marina di San Nicola, due esiti opposti dell’iniziativa privata sugli spazi urbani. Con approccio critico, si intende superare la visione pregiudiziale delle discipline urbanistiche verso le iniziative di gestione privata, provando a selezionare quegli elementi capaci di costruire nuove pratiche e nuovi strumenti che possano operare nelle attuali condizioni di scarsità di risorse pubbliche.
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