La ristrutturazione della sinagoga pisana, compiuta nei primi anni sessanta dell’Ottocento, rappresenta un esempio significativo nella ricerca di uno stile architettonico mirato a manifestare simbolicamente l’Emancipazione degli ebrei. Frutto della precisa volontà della Comunità israelitica di Pisa e delle meditate scelte applicate dall’architetto Marco Treves, il Tempio s’inserisce nel contesto urbano distinguendosi per la discreta presenza dell’involucro architettonico, in modo del tutto differente rispetto a coevi paradigmatici episodi eretti in Europa e in Italia, contraddistinti da una monumentalità, espressa nelle grandi dimensioni e dalla diversità rilanciata dall’ impiego di stilemi orientali . Per una migliore comprensione della valenza di questo progetto ottocentesco di “restauro” e delle ragioni che hanno spinto la Comunità, assieme all’ architetto, in questa direzione, si è ricorso alle indagini, italiane e più generalmente europee, mirate a individuare lo stile e il lessico appropriati a esternare la nuova libertà, nonché sulle vicende della sede sinagogale pisana e sul contesto urbano in cui essa venne a inserirsi. Nell’ avvio del cosiddetto restauro della sinagoga, attuato tra il 1860 e il 1865, risultano decisivi due fattori: la questione del risanamento del quartiere di San Francesco, in cui l’edificio di culto fu direttamente coinvolto, e il clima segnato dalla necessità di affermare una presenza ebraica finalmente dichiarata e libera di esprimersi pienamente. La Comunità Israelitica di Pisa, affidando il progetto al correligionario Treves nel 1860, fece una scelta ben motivata. Soprattutto, date le sue origini ebraiche, Treves meglio di altri poteva capire e rispondere alle nuove esigenze funzionali e culturali del popolo emancipato. L’architetto ben affermato nell’ ambiente fiorentino, dove aveva il suo ufficio, era anche noto per le sue esperienze professionali all’estero. Determinante nella decisione intrapresa dalla Comunità fu, tuttavia, la competenza specifica nel campo dell’architettura sinagogale. I numerosi disegni dell’architetto conservati nell’ Archivio della Sinagoga, riferiti alla fase progettuale e a quella esecutiva, attestano una ristrutturazione ben marcata, ma senza stravolgere radicalmente l’impianto precedente. La volontà di mantenere le prerogative ebraiche di modestia e la propensione a serbare le consuetudini trovarono pieno consenso da parte di Treves che preferì segnalare la nuova condizione degli israeliti in modo «discretamente dignitoso», conservando le consolidate tradizioni – nell’ articolazione degli spazi interni e soprattutto nell’ assetto della sala di culto – e non facendosi influenzare nelle scelte stilistiche dalle inflessioni moresche, allora in voga. Convinto che «uno stile veramente giudaico non esistesse», egli predilesse a Pisa il riferimento al classico e al suo ricorso rinascimentale: classico che, secondo le ricerche attuate allora da Treves, meglio di ogni altro stile poteva simboleggiare l’identità ebraica nell’ architettura perché oltre a incarnare grandi valori assicurava una perenne attualità.

Il tempio israelitico di Pisa: Marco Treves e la ricerca di uno stile sinagogale

KARWACKA, EWA JOLANTA
2012-01-01

Abstract

La ristrutturazione della sinagoga pisana, compiuta nei primi anni sessanta dell’Ottocento, rappresenta un esempio significativo nella ricerca di uno stile architettonico mirato a manifestare simbolicamente l’Emancipazione degli ebrei. Frutto della precisa volontà della Comunità israelitica di Pisa e delle meditate scelte applicate dall’architetto Marco Treves, il Tempio s’inserisce nel contesto urbano distinguendosi per la discreta presenza dell’involucro architettonico, in modo del tutto differente rispetto a coevi paradigmatici episodi eretti in Europa e in Italia, contraddistinti da una monumentalità, espressa nelle grandi dimensioni e dalla diversità rilanciata dall’ impiego di stilemi orientali . Per una migliore comprensione della valenza di questo progetto ottocentesco di “restauro” e delle ragioni che hanno spinto la Comunità, assieme all’ architetto, in questa direzione, si è ricorso alle indagini, italiane e più generalmente europee, mirate a individuare lo stile e il lessico appropriati a esternare la nuova libertà, nonché sulle vicende della sede sinagogale pisana e sul contesto urbano in cui essa venne a inserirsi. Nell’ avvio del cosiddetto restauro della sinagoga, attuato tra il 1860 e il 1865, risultano decisivi due fattori: la questione del risanamento del quartiere di San Francesco, in cui l’edificio di culto fu direttamente coinvolto, e il clima segnato dalla necessità di affermare una presenza ebraica finalmente dichiarata e libera di esprimersi pienamente. La Comunità Israelitica di Pisa, affidando il progetto al correligionario Treves nel 1860, fece una scelta ben motivata. Soprattutto, date le sue origini ebraiche, Treves meglio di altri poteva capire e rispondere alle nuove esigenze funzionali e culturali del popolo emancipato. L’architetto ben affermato nell’ ambiente fiorentino, dove aveva il suo ufficio, era anche noto per le sue esperienze professionali all’estero. Determinante nella decisione intrapresa dalla Comunità fu, tuttavia, la competenza specifica nel campo dell’architettura sinagogale. I numerosi disegni dell’architetto conservati nell’ Archivio della Sinagoga, riferiti alla fase progettuale e a quella esecutiva, attestano una ristrutturazione ben marcata, ma senza stravolgere radicalmente l’impianto precedente. La volontà di mantenere le prerogative ebraiche di modestia e la propensione a serbare le consuetudini trovarono pieno consenso da parte di Treves che preferì segnalare la nuova condizione degli israeliti in modo «discretamente dignitoso», conservando le consolidate tradizioni – nell’ articolazione degli spazi interni e soprattutto nell’ assetto della sala di culto – e non facendosi influenzare nelle scelte stilistiche dalle inflessioni moresche, allora in voga. Convinto che «uno stile veramente giudaico non esistesse», egli predilesse a Pisa il riferimento al classico e al suo ricorso rinascimentale: classico che, secondo le ricerche attuate allora da Treves, meglio di ogni altro stile poteva simboleggiare l’identità ebraica nell’ architettura perché oltre a incarnare grandi valori assicurava una perenne attualità.
2012
9788879705479
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
SINAGOGA.pdf

solo utenti autorizzati

Tipologia: Versione finale editoriale
Licenza: Importato da Ugov Ricerca - Accesso privato/ristretto
Dimensione 79.63 MB
Formato Adobe PDF
79.63 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri   Richiedi una copia

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11568/158451
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact