Nello Ione Euripide fa cantare al giovane protagonista una monodia d'esordio che illustra le stesse caratteristiche contraddittorie del dio Apollo, suo padre biologico. La divinità mescola in questa tragedia virtù ambigue: ha generato un figlio con la violenza su una donna ma esige la purezza del suo tempio; ha salvato dalla morte il bambino esposto ma nega alla madre la gioia di ritrovarlo; pronuncia responsi veridici ma, per garantire il benessere del figlio, non esita a ingannare chi lo consulta con una menzogna. Durante la monodia Ione non esita a compiere un gesto empio, minacciando gli uccelli che volteggiano sul santuario, supplici naturali del dio, come poi cercherà di uccidere Creusa, anche lei supplice di Apollo e madre non ancora riconosciuta. Il confronto con un passo di Erodoto (I 159), dove lo stesso gesto di aggressione agli uccelli che nidificano nel santuario suscita la reazione sdegnata di Apollo, benché lo stesso dio avesse in precedenza avallato provocatoriamente la richiesta di consegnare un supplice ai suoi inseguitori, mostra la carica sacrilega del comportamento di Ione, per quanto egli appaia ossessionato dalla purezza: nel ritratto di Euripide, sia il dio che i suoi protetti rivelano contraddizioni insanabili e, se l'uno perde autorevolezza, gli altri non trovano alcuna protezione nelle leggi rituali e si interrogano sulla loro legittimità.

Euripide regista del paradosso morale: Ione, gli uccelli e l'oracolo ingannevole

MIRTO, MARIA SERENA
2001

Abstract

Nello Ione Euripide fa cantare al giovane protagonista una monodia d'esordio che illustra le stesse caratteristiche contraddittorie del dio Apollo, suo padre biologico. La divinità mescola in questa tragedia virtù ambigue: ha generato un figlio con la violenza su una donna ma esige la purezza del suo tempio; ha salvato dalla morte il bambino esposto ma nega alla madre la gioia di ritrovarlo; pronuncia responsi veridici ma, per garantire il benessere del figlio, non esita a ingannare chi lo consulta con una menzogna. Durante la monodia Ione non esita a compiere un gesto empio, minacciando gli uccelli che volteggiano sul santuario, supplici naturali del dio, come poi cercherà di uccidere Creusa, anche lei supplice di Apollo e madre non ancora riconosciuta. Il confronto con un passo di Erodoto (I 159), dove lo stesso gesto di aggressione agli uccelli che nidificano nel santuario suscita la reazione sdegnata di Apollo, benché lo stesso dio avesse in precedenza avallato provocatoriamente la richiesta di consegnare un supplice ai suoi inseguitori, mostra la carica sacrilega del comportamento di Ione, per quanto egli appaia ossessionato dalla purezza: nel ritratto di Euripide, sia il dio che i suoi protetti rivelano contraddizioni insanabili e, se l'uno perde autorevolezza, gli altri non trovano alcuna protezione nelle leggi rituali e si interrogano sulla loro legittimità.
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