Introduzione: la relazione tra inquinamento atmosferico e ricoveri ospedalieri è stata ampiamente documentata nella letteratura scientifica. A metà del secolo scorso è emerso che gli effetti dell’inquinamento atmosferico si manifestano soprattutto a carico del sistema cardiovascolare e respiratorio. In questo studio vengono presentati i risultati del progetto EpiAir relativi all’impatto dell’inquinamento atmosferico in diverse città italiane, rappresentative di diverse aree sia del nord che del sud, mediante l’analisi del ricorso al ricovero per cause cardiache associato ad incrementi di concentrazione delle polveri (PM10) e dei gas (NO2 ed ozono) nell’atmosfera. Obiettivi: questo studio ha come obiettivo la valutazione dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sui ricoveri nella popolazione residente e ricoverata in 9 città italiane (Bologna, Firenze, Mestre, Milano, Palermo, Pisa, Roma, Taranto e Torino) nel periodo 2001-2005. I risultati sono relativi alla associazione tra l’incremento di concentrazione delle polveri (PM10) e dei gas (NO2 ed ozono) nell’atmosfera e i ricoveri per malattie cardiache. Materiali e metodi: lo studio ha esaminato 230,972 ricoveri per malattie cardiache di pazienti residenti e ricoverati nelle 9 città in studio nel periodo 2001-2005. Le concentrazioni giornaliere degli inquinanti sono state raccolte dalle strutture regionali deputate al controllo ambientale (ARPA) attraverso le centraline fisse di monitoraggio. L’analisi dell’associazione tra inquinamento atmosferico e ospedalizzazioni è stata implementata mediante l’applicazione dell’approccio case-crossover con scelta dei giorni di controllo appaiati per anno, mese, e giorno della settimana del ricovero (approccio “time-stratified”). L’analisi è stata condotta in ciascuna città applicando una regressione logistica condizionata ai dati e controllando per temperatura apparente, pressione barometrica, periodi di epidemia influenzale, feste, temporanea riduzione della popolazione durante l’estate e le festività. Trend temporale e giorno della settimana sono controllati per disegno, grazie alla scelta dell’approccio stratificato per il tempo. Successivamente sono state ottenute le stime complessive di impatto mediante meta-analisi ad effetti casuali, che vengono riportate assieme alla misura della eterogeneità tra le città. L’analisi per l’O3 è stata ristretta al solo semestre caldo (aprile-settembre). Gli effetti sono stati analizzati in ciascuno dei sei giorni di osservazione, da 0 a 5 (lag distribuiti vincolati) e in intervalli di tempo (lag cumulati) scelti in base a quanto riportati in letteratura sui lag in cui si è osservato l’effetto più importante. Gli intervalli scelti permettono di descrivere gli effetti immediati (lag 0 e lag 0-1), ritardati (lag 2-5) e (lag 0-5). I risultati sono espressi come incrementi percentuali del rischio di ospedalizzazione e relativi intervalli di confidenza al 95%, associate ad incrementi di 10mg/m3 della concentrazione di ciascun inquinante. Risultati: per le malattie cardiache nel loro insieme, e per le patologie specifiche (in particolare sindrome coronarica e scompenso cardiaco) è stato riscontrato un effetto immediato a lag 0 del PM10 e dell’ NO2 mentre non è stato osservato alcun effetto dell’ozono. In particolare è stato osservato un effetto immediato del PM10 con stime di associazione statisticamente significative con i ricoveri per malattie cardiache (lag 0, 0.70%, IC95% = 0.39; 1.00), eventi coronarici acuti (lag 0, 0.57%, IC95% = 0.00; 1.14) e scompenso cardiaco (lag 0, 1.07%, IC95% = 0.47; 1.68). Fanno eccezione i disturbi della conduzione e le aritmie (lag 0, 0.62%, IC95% = -0.44; 1.70) con stime di effetto più basse e non statisticamente significative. Risultati analoghi sono stati osservati anche per l’NO2. I risultati sono coerenti in tutte le città, con stime di eterogeneità molto basse per tutti i lag considerati. Conclusioni: i risultati dello studio confermano l’impatto a breve termine dell’inquinamento atmosferico, specialmente quello originato dal traffico veicolare, sulla morbosità cardiovascolare nelle città italiane

Inquinamento atmosferico e ricoveri ospedalieri urgenti per malattie cardiache in 9 città italiane – risultati del progetto EPIAIR

VIGOTTI, MARIA ANGELA;
2009

Abstract

Introduzione: la relazione tra inquinamento atmosferico e ricoveri ospedalieri è stata ampiamente documentata nella letteratura scientifica. A metà del secolo scorso è emerso che gli effetti dell’inquinamento atmosferico si manifestano soprattutto a carico del sistema cardiovascolare e respiratorio. In questo studio vengono presentati i risultati del progetto EpiAir relativi all’impatto dell’inquinamento atmosferico in diverse città italiane, rappresentative di diverse aree sia del nord che del sud, mediante l’analisi del ricorso al ricovero per cause cardiache associato ad incrementi di concentrazione delle polveri (PM10) e dei gas (NO2 ed ozono) nell’atmosfera. Obiettivi: questo studio ha come obiettivo la valutazione dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sui ricoveri nella popolazione residente e ricoverata in 9 città italiane (Bologna, Firenze, Mestre, Milano, Palermo, Pisa, Roma, Taranto e Torino) nel periodo 2001-2005. I risultati sono relativi alla associazione tra l’incremento di concentrazione delle polveri (PM10) e dei gas (NO2 ed ozono) nell’atmosfera e i ricoveri per malattie cardiache. Materiali e metodi: lo studio ha esaminato 230,972 ricoveri per malattie cardiache di pazienti residenti e ricoverati nelle 9 città in studio nel periodo 2001-2005. Le concentrazioni giornaliere degli inquinanti sono state raccolte dalle strutture regionali deputate al controllo ambientale (ARPA) attraverso le centraline fisse di monitoraggio. L’analisi dell’associazione tra inquinamento atmosferico e ospedalizzazioni è stata implementata mediante l’applicazione dell’approccio case-crossover con scelta dei giorni di controllo appaiati per anno, mese, e giorno della settimana del ricovero (approccio “time-stratified”). L’analisi è stata condotta in ciascuna città applicando una regressione logistica condizionata ai dati e controllando per temperatura apparente, pressione barometrica, periodi di epidemia influenzale, feste, temporanea riduzione della popolazione durante l’estate e le festività. Trend temporale e giorno della settimana sono controllati per disegno, grazie alla scelta dell’approccio stratificato per il tempo. Successivamente sono state ottenute le stime complessive di impatto mediante meta-analisi ad effetti casuali, che vengono riportate assieme alla misura della eterogeneità tra le città. L’analisi per l’O3 è stata ristretta al solo semestre caldo (aprile-settembre). Gli effetti sono stati analizzati in ciascuno dei sei giorni di osservazione, da 0 a 5 (lag distribuiti vincolati) e in intervalli di tempo (lag cumulati) scelti in base a quanto riportati in letteratura sui lag in cui si è osservato l’effetto più importante. Gli intervalli scelti permettono di descrivere gli effetti immediati (lag 0 e lag 0-1), ritardati (lag 2-5) e (lag 0-5). I risultati sono espressi come incrementi percentuali del rischio di ospedalizzazione e relativi intervalli di confidenza al 95%, associate ad incrementi di 10mg/m3 della concentrazione di ciascun inquinante. Risultati: per le malattie cardiache nel loro insieme, e per le patologie specifiche (in particolare sindrome coronarica e scompenso cardiaco) è stato riscontrato un effetto immediato a lag 0 del PM10 e dell’ NO2 mentre non è stato osservato alcun effetto dell’ozono. In particolare è stato osservato un effetto immediato del PM10 con stime di associazione statisticamente significative con i ricoveri per malattie cardiache (lag 0, 0.70%, IC95% = 0.39; 1.00), eventi coronarici acuti (lag 0, 0.57%, IC95% = 0.00; 1.14) e scompenso cardiaco (lag 0, 1.07%, IC95% = 0.47; 1.68). Fanno eccezione i disturbi della conduzione e le aritmie (lag 0, 0.62%, IC95% = -0.44; 1.70) con stime di effetto più basse e non statisticamente significative. Risultati analoghi sono stati osservati anche per l’NO2. I risultati sono coerenti in tutte le città, con stime di eterogeneità molto basse per tutti i lag considerati. Conclusioni: i risultati dello studio confermano l’impatto a breve termine dell’inquinamento atmosferico, specialmente quello originato dal traffico veicolare, sulla morbosità cardiovascolare nelle città italiane
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