Da territorio inesplorato che era la responsabilità nei rapporti tra familiari si è trasformata, nel breve volgere di tempo, in luogo di indagine approfondita e, da ultimo, di contesa. Calato il sipario dell’immunità gli interpreti sono rimasti affascinati dalle suggestioni esercitate dall’incontro tra due dei settori più vivaci del diritto privato moderno. Ammettere la responsabilità per i danni in famiglia significa, infatti, mettere alla prova la tenuta del sistema su diversi piani: relativamente all’equilibrio tra autonomia e eteronomia nella organizzazione dei rapporti interni al nucleo; poi, in ordine alla compatibilità tra il diritto privato generale e la normativa di settore, già contenente rimedi propri contro i danni e la previsione di conseguenze per la violazione degli obblighi familiari; con riferimento, infine, al piano della coerenza dell’inquadramento all’interno delle categorie di diritto comune, secondo la lettura tradizionale che profila l’alternativa tra la pregressa estraneità e la preesistenza di un vincolo obbligatorio alla verificazione del danno. Nel focalizzare l’attenzione su se e come la responsabilità sia destinata ad approdare in famiglia l'indagine intrapresa si stacca dalle precedenti in quanto muove dalla fonte dei problemi, il rapporto familiare, per trarre dalla sua struttura e dal suo regime gli elementi che è in grado di fornire alla sua soluzione. Nel farsi promotrice di questo incontro, infatti, la famiglia dà voce a tensioni e istanze di tutela che non trovano sbocco nella normativa di settore e lo fa evocando l’applicazione di uno strumento generale quale la responsabilità civile che non può essere calato su un tessuto relazionale tanto peculiare senza tenere conto delle sue logiche e delle sue specificità; in particolare, del fatto che si tratta di rapporti destinati a sopravvivere, ancorché segnati, all’illecito e, quindi, a mantenere viva l’esigenza di un bilanciamento tra le esigenze dell’individuo e le istanze di solidarietà familiare. Di qui il titolo dell’indagine e la scelta di avvalersi di un’espressione che, giocando sulla duplice tensione immanente all'aggettivo, si presta a sintetizzare gli obiettivi e la metodologia suggerita dall’angolo di osservazione prescelto: intervenire nel dibattito sulla natura della responsabilità, volto a riconsiderare la tradizionale lettura aquiliana in favore del paradigma dell’art. 1218 c.c., adottando il punto di vista della famiglia, alla ricerca della regola che si presenti come maggiormente idonea a calarsi nella specificità di questo irripetibile contesto relazionale; ponderare la congruenza del rimedio risarcitorio alla tutela degli interessi fatti valere in giudizio, sì da riflettere sull’opportunità di preferire o di combinare la responsabilità con ulteriori accorgimenti in grado di assicurare l’effettività della tutela.

La responsabilità adeguata alla famiglia

FAVILLI, CHIARA
2015-01-01

Abstract

Da territorio inesplorato che era la responsabilità nei rapporti tra familiari si è trasformata, nel breve volgere di tempo, in luogo di indagine approfondita e, da ultimo, di contesa. Calato il sipario dell’immunità gli interpreti sono rimasti affascinati dalle suggestioni esercitate dall’incontro tra due dei settori più vivaci del diritto privato moderno. Ammettere la responsabilità per i danni in famiglia significa, infatti, mettere alla prova la tenuta del sistema su diversi piani: relativamente all’equilibrio tra autonomia e eteronomia nella organizzazione dei rapporti interni al nucleo; poi, in ordine alla compatibilità tra il diritto privato generale e la normativa di settore, già contenente rimedi propri contro i danni e la previsione di conseguenze per la violazione degli obblighi familiari; con riferimento, infine, al piano della coerenza dell’inquadramento all’interno delle categorie di diritto comune, secondo la lettura tradizionale che profila l’alternativa tra la pregressa estraneità e la preesistenza di un vincolo obbligatorio alla verificazione del danno. Nel focalizzare l’attenzione su se e come la responsabilità sia destinata ad approdare in famiglia l'indagine intrapresa si stacca dalle precedenti in quanto muove dalla fonte dei problemi, il rapporto familiare, per trarre dalla sua struttura e dal suo regime gli elementi che è in grado di fornire alla sua soluzione. Nel farsi promotrice di questo incontro, infatti, la famiglia dà voce a tensioni e istanze di tutela che non trovano sbocco nella normativa di settore e lo fa evocando l’applicazione di uno strumento generale quale la responsabilità civile che non può essere calato su un tessuto relazionale tanto peculiare senza tenere conto delle sue logiche e delle sue specificità; in particolare, del fatto che si tratta di rapporti destinati a sopravvivere, ancorché segnati, all’illecito e, quindi, a mantenere viva l’esigenza di un bilanciamento tra le esigenze dell’individuo e le istanze di solidarietà familiare. Di qui il titolo dell’indagine e la scelta di avvalersi di un’espressione che, giocando sulla duplice tensione immanente all'aggettivo, si presta a sintetizzare gli obiettivi e la metodologia suggerita dall’angolo di osservazione prescelto: intervenire nel dibattito sulla natura della responsabilità, volto a riconsiderare la tradizionale lettura aquiliana in favore del paradigma dell’art. 1218 c.c., adottando il punto di vista della famiglia, alla ricerca della regola che si presenti come maggiormente idonea a calarsi nella specificità di questo irripetibile contesto relazionale; ponderare la congruenza del rimedio risarcitorio alla tutela degli interessi fatti valere in giudizio, sì da riflettere sull’opportunità di preferire o di combinare la responsabilità con ulteriori accorgimenti in grado di assicurare l’effettività della tutela.
2015
Favilli, Chiara
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11568/792914
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