What kind of cinema is Max Ophuls's? In which way it enters the story of cinematic language? Is he a "classic" author? But what does it mean "classic narrative cinema"? Plus: does it make sense, today, to study the film of an "author"? What do we mean by this term and what kind of relation does it have with the macro systems (genres, productive contexts, history of technology...) that have been, in the recent years, the main focus of the historiographical reflection on film? The book aims at answering those questions through a re-reading of the work of Max Ophuls (1902-1957), with a stylistical analysis founded on the idea of hybrid classicism as well as on the reinterpretation of the idea of style, seen as a continuous -and maybe unsolvable - confrontation between code and deviation, rule and transgression.

Che cinema è quello di Max Ophuls? In che modo si inserisce nella storia del linguaggio cinematografico? Si tratta di un autore “classico”? Ma che cosa vuol dire “cinema narrativo classico”? E ancora: in che modo ha senso, oggi, studiare il cinema di un “autore”? In quale accezione leggiamo questo termine e in che rapporto sta con i macrosistemi (i generi, i contesti produttivi, la storia della tecnologia...) che sono stati l’oggetto, negli ultimi anni, della riflessione storiografica sul cinema? Il libro si propone di rispondere a tali questioni rileggendo l’opera di Max Ophuls (1902-1957) attraverso un’analisi stilistica fondata sul concetto di classicità ibrida e sulla reinterpretazione dell’idea di stile, visto come confronto incessante e forse irrisolvibile tra codice e scarto, tra norma e trasgressione.

L'immagine opaca. Il cinema di Max Ophuls

TOGNOLOTTI C
2012

Abstract

Che cinema è quello di Max Ophuls? In che modo si inserisce nella storia del linguaggio cinematografico? Si tratta di un autore “classico”? Ma che cosa vuol dire “cinema narrativo classico”? E ancora: in che modo ha senso, oggi, studiare il cinema di un “autore”? In quale accezione leggiamo questo termine e in che rapporto sta con i macrosistemi (i generi, i contesti produttivi, la storia della tecnologia...) che sono stati l’oggetto, negli ultimi anni, della riflessione storiografica sul cinema? Il libro si propone di rispondere a tali questioni rileggendo l’opera di Max Ophuls (1902-1957) attraverso un’analisi stilistica fondata sul concetto di classicità ibrida e sulla reinterpretazione dell’idea di stile, visto come confronto incessante e forse irrisolvibile tra codice e scarto, tra norma e trasgressione.
Tognolotti, C
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11568/936029
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