L’uomo medievale era per eccellenza un homo viator. Tuttavia se le ragioni che mettevano l’uomo in cammino sono sostanzialmente individuabili nelle tre fondamentali attività del pellegrinaggio religioso, della mercatura e della spedizione militare, dobbiamo ammettere che al di fuori di queste tre categorie ci sono i molti che si spostavano quotidianamente, saltuariamente o anche poche volte nella vita, per varie esigenze concrete, ci sono i pastori nella transumanza (verticale e orizzontale) e nel pascolo vagante, i fedeli verso luoghi di culto locali, i contrabbandieri, gli emarginati. Una complessità che sbaglieremmo nel continuare a sottostimare: le strade sono solo uno dei modi per muoversi, e la rete stradale rintracciabile (ovvero solitamente le direttrici più importanti) esclude molti luoghi di spostamento, dove circolano persone, animali, oggetti, idee. In questo contributo, dunque, cercheremo di praticare un’archeologia della mobilità, soprattutto nella consapevolezza che gli elementi da noi analizzati, ospedali e in seconda battuta monasteri, rappresentano solo un tassello, da inserire in una riflessione più ampia e più articolata. Luni e Lucca sono due città medievali segnate profondamente dalla vicinanza dell’Appennino, delle sue strade e dei suoi valichi. Situate entrambe allo sbocco di valli fluviali che penetrano a fondo la catena e che costituiscono naturali direttrici da e per l’Italia settentrionale, data la loro vicinanza hanno intessuto nei secoli un intenso rapporto di reciprocità “stradale”, rappresentando, con le loro specificità, due nodi stradali di grande rilevanza: Luni anche per la sua ubicazione marittima, Lucca per la sua funzione di collettore di vie terrestri e fluviali. L’ambito geografico è quindi dato dai territori delle due città nel Medioevo, che abbiamo identificato con l’estensione delle diocesi, togliendo nel caso di Lucca le enclave meridionali situate a sud dell’Arno. L’ambito cronologico è invece esteso fino a tutto il XIII secolo, con lo scopo precipuo di comprendere un periodo nel quale le fonti scritte ci restituiscono più compiutamente il fenomeno ospedaliero.

Luni, Lucca e l’Appennino nel Medioevo: ospedali e strade tra città e montagna

Antonio Fornaciari
Co-primo
;
2017

Abstract

L’uomo medievale era per eccellenza un homo viator. Tuttavia se le ragioni che mettevano l’uomo in cammino sono sostanzialmente individuabili nelle tre fondamentali attività del pellegrinaggio religioso, della mercatura e della spedizione militare, dobbiamo ammettere che al di fuori di queste tre categorie ci sono i molti che si spostavano quotidianamente, saltuariamente o anche poche volte nella vita, per varie esigenze concrete, ci sono i pastori nella transumanza (verticale e orizzontale) e nel pascolo vagante, i fedeli verso luoghi di culto locali, i contrabbandieri, gli emarginati. Una complessità che sbaglieremmo nel continuare a sottostimare: le strade sono solo uno dei modi per muoversi, e la rete stradale rintracciabile (ovvero solitamente le direttrici più importanti) esclude molti luoghi di spostamento, dove circolano persone, animali, oggetti, idee. In questo contributo, dunque, cercheremo di praticare un’archeologia della mobilità, soprattutto nella consapevolezza che gli elementi da noi analizzati, ospedali e in seconda battuta monasteri, rappresentano solo un tassello, da inserire in una riflessione più ampia e più articolata. Luni e Lucca sono due città medievali segnate profondamente dalla vicinanza dell’Appennino, delle sue strade e dei suoi valichi. Situate entrambe allo sbocco di valli fluviali che penetrano a fondo la catena e che costituiscono naturali direttrici da e per l’Italia settentrionale, data la loro vicinanza hanno intessuto nei secoli un intenso rapporto di reciprocità “stradale”, rappresentando, con le loro specificità, due nodi stradali di grande rilevanza: Luni anche per la sua ubicazione marittima, Lucca per la sua funzione di collettore di vie terrestri e fluviali. L’ambito geografico è quindi dato dai territori delle due città nel Medioevo, che abbiamo identificato con l’estensione delle diocesi, togliendo nel caso di Lucca le enclave meridionali situate a sud dell’Arno. L’ambito cronologico è invece esteso fino a tutto il XIII secolo, con lo scopo precipuo di comprendere un periodo nel quale le fonti scritte ci restituiscono più compiutamente il fenomeno ospedaliero.
978-88-99930-02-8
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