Le dinamiche dello sviluppo industriale in Toscana nel periodo in cui si consolidò un nucleo di imprese ad alta intensità di capitale – vale a dire nell’ultimo scorcio dell’Ottocento e nei primi decenni del secolo successivo – sono state attentamente studiate dalla storiografia. Tuttavia, l’indagine della genesi e dei canali di diffusione del processo di industrializzazione dal basso e di formazione di aree specializzate che ha caratterizzato il modello toscano nel Novecento – soprattutto nel secondo dopoguerra, quando prese compiutamente forma il sistema distrettuale –, è rimasta sostanzialmente in un cono d’ombra. La tesi proposta in questo volume è che alcuni prerequisiti di questo modello sembrano essere presenti fin dalla metà del XIX secolo: una tradizione, che va vieppiù consolidandosi, di rapporti con i mercati esteri da parte di alcuni ambienti manifatturieri; un marcato policentrismo, che vede affiancati alle principali città una pletora di piccoli borghi destinati ad occupare spazi economici di crescente importanza; una pronunciata articolazione, fin dagli anni lorenesi, della rete infrastrutturale. Al consolidamento del patrimonio industriale regionale, nel periodo granducale, il comparto bancario aveva dato un contributo marginale, ma nei primi anni unitari il trasferimento a Firenze della capitale del Regno costituì l’occasione per la crescita del mercato bancario, solidamente incentrato sulla Banca Nazionale Toscana. Dai primi anni ’70 alcuni istituti di credito ordinario intrecciarono le loro sorti con quelle delle industrie locali, anche se bisognerà attendere la fine del secolo, quando il panorama bancario regionale fu rivoluzionato dalla comparsa delle banche miste, per vedere sorgere nuove istituzioni bancarie locali, esplicitamente finalizzate al sostegno di specifici settori manifatturieri, che avrebbero contribuito ad alleviare il problema dell’autofinanziamento su cui si erano basati fino ad allora gli investimenti nell’industria leggera.

La Toscana al crocevia della modernità. Banche e manifatture nell’Ottocento

Cini M.
2018

Abstract

Le dinamiche dello sviluppo industriale in Toscana nel periodo in cui si consolidò un nucleo di imprese ad alta intensità di capitale – vale a dire nell’ultimo scorcio dell’Ottocento e nei primi decenni del secolo successivo – sono state attentamente studiate dalla storiografia. Tuttavia, l’indagine della genesi e dei canali di diffusione del processo di industrializzazione dal basso e di formazione di aree specializzate che ha caratterizzato il modello toscano nel Novecento – soprattutto nel secondo dopoguerra, quando prese compiutamente forma il sistema distrettuale –, è rimasta sostanzialmente in un cono d’ombra. La tesi proposta in questo volume è che alcuni prerequisiti di questo modello sembrano essere presenti fin dalla metà del XIX secolo: una tradizione, che va vieppiù consolidandosi, di rapporti con i mercati esteri da parte di alcuni ambienti manifatturieri; un marcato policentrismo, che vede affiancati alle principali città una pletora di piccoli borghi destinati ad occupare spazi economici di crescente importanza; una pronunciata articolazione, fin dagli anni lorenesi, della rete infrastrutturale. Al consolidamento del patrimonio industriale regionale, nel periodo granducale, il comparto bancario aveva dato un contributo marginale, ma nei primi anni unitari il trasferimento a Firenze della capitale del Regno costituì l’occasione per la crescita del mercato bancario, solidamente incentrato sulla Banca Nazionale Toscana. Dai primi anni ’70 alcuni istituti di credito ordinario intrecciarono le loro sorti con quelle delle industrie locali, anche se bisognerà attendere la fine del secolo, quando il panorama bancario regionale fu rivoluzionato dalla comparsa delle banche miste, per vedere sorgere nuove istituzioni bancarie locali, esplicitamente finalizzate al sostegno di specifici settori manifatturieri, che avrebbero contribuito ad alleviare il problema dell’autofinanziamento su cui si erano basati fino ad allora gli investimenti nell’industria leggera.
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