The extraordinary European success of Alexander Pope's "Rape of the Lock" ('this whimsical piece of work', as the author himself referred to it) can only be explained in light of his extraordinary proclivity to acquire fresh satirical contents, attuned to the novel polemical objectives which the ongoing crisis of Ancien Régime society brought to light. Conceived originally as a lusus aimed to entertain, but also to make the English aristocrats reflect on the necessity of the Peace of Utrecht, once translated – e.g. the Italian versions by Antonio Conti and Andrea Bonducci - the poem was fitted to play a part in different controversies, as the censorships and misunderstandings of Newtonianism, the apology of the group of British Florentine writers and diplomats threatened by the attack - by the Holy See - on the first Italian Masonic lodge, or even on the ambiguous reception of the Rosicrucian positions.

La straordinaria fortuna europea del "Rape of the Lock" di Alexander Pope (‘this whimsical piece of work’, come lo definì l’autore stesso) non si spiega se non alla luce della sua straordinaria disponibilità a caricarsi di contenuti satirici diversi, aggiornati man mano che la crisi progressiva della società di ancien régime portava alla luce nuovi obiettivi polemici. Concepito come un lusus destinato a divertire, ma anche a far riflettere gli aristocratici inglesi sulla necessità della Pace di Utrecht, il poemetto fu piegato infatti via via – attraverso le traduzioni anche italiane (di Antonio Conti e di Andrea Bonducci) e le strategie di promozione editoriale – alla polemica contro le censure e i fraintendimenti del Newtonianismo, all’apologia del gruppo di letterati fiorentini e diplomatici britannici minacciati dall’attacco – da parte della Santa Sede – alla prima loggia massonica italiana, perfino all’ambigua disamina delle posizioni rosacrociane.

Itinerari del "Riccio rapito". Satira e nuova scienza nell'Italia dei Lumi

Francesca Fedi
2020

Abstract

La straordinaria fortuna europea del "Rape of the Lock" di Alexander Pope (‘this whimsical piece of work’, come lo definì l’autore stesso) non si spiega se non alla luce della sua straordinaria disponibilità a caricarsi di contenuti satirici diversi, aggiornati man mano che la crisi progressiva della società di ancien régime portava alla luce nuovi obiettivi polemici. Concepito come un lusus destinato a divertire, ma anche a far riflettere gli aristocratici inglesi sulla necessità della Pace di Utrecht, il poemetto fu piegato infatti via via – attraverso le traduzioni anche italiane (di Antonio Conti e di Andrea Bonducci) e le strategie di promozione editoriale – alla polemica contro le censure e i fraintendimenti del Newtonianismo, all’apologia del gruppo di letterati fiorentini e diplomatici britannici minacciati dall’attacco – da parte della Santa Sede – alla prima loggia massonica italiana, perfino all’ambigua disamina delle posizioni rosacrociane.
Fedi, Francesca
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