Simboli concreti del dominio universale di Roma, i marmi policromi rappresentano uno dei legati più significativi e perduranti della civiltà antica; provenienti da ogni provincia dell’Impero, sono stati oggetto di un continuo recupero e riutilizzo durante le epoche successive. Si è soliti far coincidere l’avvio dell’uso dei marmi ornamentali in età moderna con il pontificato di Paolo III Farnese (1534-1549), una prassi accompagnata dall’attività di eruditi e antiquari intenti nel commercio delle innumerevoli varietà riemerse durante gli scavi o recuperate dalle rovine romane. A concorrere nel definire il gusto fu la scelta dei Medici di fondare nel 1588 a Firenze la Galleria dei Lavori che nel 1605 raggiunse il massimo splendore con l’avvio dell’opera di incrostazione in marmo e pietre dure della Cappella dei Principi in San Lorenzo, luogo deputato della magnificenza e dell’autoaffermazione dei Granduchi. Su questo esempio si diffuse l’uso di commettere i marmi tra loro, dalla scala monumentale fino a quella più minuta dei piani di tavoli, scrigni e stipi, doni diplomatici per eccellenza, e più tardi, nel XVIII secolo, ambiti dai grand tourists.

I Colori del Marmo, a cura di Cristiano Giometti e Cinzia Maria Sicca

Cinzia Maria Sicca;
2019

Abstract

Simboli concreti del dominio universale di Roma, i marmi policromi rappresentano uno dei legati più significativi e perduranti della civiltà antica; provenienti da ogni provincia dell’Impero, sono stati oggetto di un continuo recupero e riutilizzo durante le epoche successive. Si è soliti far coincidere l’avvio dell’uso dei marmi ornamentali in età moderna con il pontificato di Paolo III Farnese (1534-1549), una prassi accompagnata dall’attività di eruditi e antiquari intenti nel commercio delle innumerevoli varietà riemerse durante gli scavi o recuperate dalle rovine romane. A concorrere nel definire il gusto fu la scelta dei Medici di fondare nel 1588 a Firenze la Galleria dei Lavori che nel 1605 raggiunse il massimo splendore con l’avvio dell’opera di incrostazione in marmo e pietre dure della Cappella dei Principi in San Lorenzo, luogo deputato della magnificenza e dell’autoaffermazione dei Granduchi. Su questo esempio si diffuse l’uso di commettere i marmi tra loro, dalla scala monumentale fino a quella più minuta dei piani di tavoli, scrigni e stipi, doni diplomatici per eccellenza, e più tardi, nel XVIII secolo, ambiti dai grand tourists.
978-88-3339-259-2
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