Nell’Italia del ventennio fascista la mancanza di un confronto serio e fecondo sull’evolu-zione storica del capitalismo industriale moderno, della grande impresa manageriale, dipende dalla frattura tra i teorici dell’economia, da una parte, e i ‘tecnici’ dell’impresa, dall’altra. Ciò ha conseguen-ze rilevanti per la realizzazione di un’economia corporativa durante il regime fascista, per limiti di ela-borazione teorica, di strategia politica e di politica industriale. Nel movimento nazionalista in molti agitarono le idee di un governo dell’economia e della società sulle stesse basi della conduzione dellagrande impresa. Il dibattito spesso non andò oltre enunciazioni di principio o realizzazioni non sem-pre coerenti per mettere in piedi l’architettura istituzionale di un’economia corporativa. Tra gli economisti accademici le elaborazioni raffinate di Pareto e di Barone tolsero, di fatto, argomenti a quanti propugnavano una ‘terza via’ tra capitalismo e socialismo senza definire meglio come poter stare in mezzo ai due sistemi senza accostarsi né a l’uno né all’altro. I pragmatici o non si posero la questione o l’evitarono accuratamente. Il contributo presente ripercorre le ragioni di un dibattito ‘mancato’, o– se si vuole – di un dialogo tra sordi, per la definizione di una ‘terza via’ corporativa. Una maggioreattenzione ai problemi del capitalismo contemporaneo e dei fallimenti dell’esperienza corporativa fa-scista prese corpo solo poco prima del crollo del regime, da parte di un Luigi Einaudi che ha alle spallegli studi sulle origini economiche del fascismo, è consapevole dei limiti di un’economia di mercato‘pura’, e guarda in avanti a una forma di ‘terza via’ non autoritaria ma di primato della politica e dellalibertà sulle ragioni dell’economia.

Il fascismo, la ‘terza via’ corporativa e il mancato ‘compromesso’ tra economisti e tecnici

Giuseppe Conti
Primo
2019-01-01

Abstract

Nell’Italia del ventennio fascista la mancanza di un confronto serio e fecondo sull’evolu-zione storica del capitalismo industriale moderno, della grande impresa manageriale, dipende dalla frattura tra i teorici dell’economia, da una parte, e i ‘tecnici’ dell’impresa, dall’altra. Ciò ha conseguen-ze rilevanti per la realizzazione di un’economia corporativa durante il regime fascista, per limiti di ela-borazione teorica, di strategia politica e di politica industriale. Nel movimento nazionalista in molti agitarono le idee di un governo dell’economia e della società sulle stesse basi della conduzione dellagrande impresa. Il dibattito spesso non andò oltre enunciazioni di principio o realizzazioni non sem-pre coerenti per mettere in piedi l’architettura istituzionale di un’economia corporativa. Tra gli economisti accademici le elaborazioni raffinate di Pareto e di Barone tolsero, di fatto, argomenti a quanti propugnavano una ‘terza via’ tra capitalismo e socialismo senza definire meglio come poter stare in mezzo ai due sistemi senza accostarsi né a l’uno né all’altro. I pragmatici o non si posero la questione o l’evitarono accuratamente. Il contributo presente ripercorre le ragioni di un dibattito ‘mancato’, o– se si vuole – di un dialogo tra sordi, per la definizione di una ‘terza via’ corporativa. Una maggioreattenzione ai problemi del capitalismo contemporaneo e dei fallimenti dell’esperienza corporativa fa-scista prese corpo solo poco prima del crollo del regime, da parte di un Luigi Einaudi che ha alle spallegli studi sulle origini economiche del fascismo, è consapevole dei limiti di un’economia di mercato‘pura’, e guarda in avanti a una forma di ‘terza via’ non autoritaria ma di primato della politica e dellalibertà sulle ragioni dell’economia.
2019
Conti, Giuseppe
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