La storiografia che negli ultimi due-tre decenni ha affrontato la storia religiosa della prima guerra mondiale si è concentrata molto sui sistemi di rappresentazione del conflitto, così come sulla sua legittimazione religiosa. Sulla ricezione di questi stessi sistemi da parte degli uomini al fronte (nel caso del cattolicesimo cappellani militari, preti soldati, semplici fedeli sotto le armi) c’è ancora, però, molto da fare, così come, più in generale, sull’esperienza propriamente religiosa della guerra, specialmente se osservata attraverso la lente del quotidiano. Le pagine che seguono cercano di procedere in questa direzione, percorrendo in particolare due strade: 1) Il quotidiano come dimensione della ricezione dei principali sistemi di rappresentazione del conflitto (la teologia della guerra giusta; la teologia del flagello; l’interpretazione della guerra come crociata ecc.); una ricezione che può assumere, come vedremo, tanto i contorni dell’appropriazione quanto quelli del rifiuto, ma che in ogni caso si compie giorno dopo giorno. 2) Il quotidiano come ‘ripetitivo’ (ma non per questo come immutabile); un ripetitivo, per altro, che non si declina soltanto nella dimensione quotidiana ma anche in quella straordinaria delle feste, ad esempio, considerando la durata pluriennale della guerra. In particolare, l’analisi si concentrerà sul caso di don Carmine Cortese, cappellano – nell’ordine – del 19° Reggimento Fanteria (maggio 1915 –gennaio 1917), del battaglione Alpini «Val Natisone» (gennaio – aprile 1917), e dell’11° Reggimento Bersaglieri (aprile – ottobre 1917), e autore di un prezioso diario di guerra.
«Un pensiero eroico e una lacrima amara al giorno». L’esperienza religiosa di un cappellano militare sul fronte italo-austriaco (1916-1917)
Sante Lesti
2017-01-01
Abstract
La storiografia che negli ultimi due-tre decenni ha affrontato la storia religiosa della prima guerra mondiale si è concentrata molto sui sistemi di rappresentazione del conflitto, così come sulla sua legittimazione religiosa. Sulla ricezione di questi stessi sistemi da parte degli uomini al fronte (nel caso del cattolicesimo cappellani militari, preti soldati, semplici fedeli sotto le armi) c’è ancora, però, molto da fare, così come, più in generale, sull’esperienza propriamente religiosa della guerra, specialmente se osservata attraverso la lente del quotidiano. Le pagine che seguono cercano di procedere in questa direzione, percorrendo in particolare due strade: 1) Il quotidiano come dimensione della ricezione dei principali sistemi di rappresentazione del conflitto (la teologia della guerra giusta; la teologia del flagello; l’interpretazione della guerra come crociata ecc.); una ricezione che può assumere, come vedremo, tanto i contorni dell’appropriazione quanto quelli del rifiuto, ma che in ogni caso si compie giorno dopo giorno. 2) Il quotidiano come ‘ripetitivo’ (ma non per questo come immutabile); un ripetitivo, per altro, che non si declina soltanto nella dimensione quotidiana ma anche in quella straordinaria delle feste, ad esempio, considerando la durata pluriennale della guerra. In particolare, l’analisi si concentrerà sul caso di don Carmine Cortese, cappellano – nell’ordine – del 19° Reggimento Fanteria (maggio 1915 –gennaio 1917), del battaglione Alpini «Val Natisone» (gennaio – aprile 1917), e dell’11° Reggimento Bersaglieri (aprile – ottobre 1917), e autore di un prezioso diario di guerra.| File | Dimensione | Formato | |
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