The tragedy Arnaldo da Brescia is considered the masterpiece of an author - G.B. Niccolini - now out of the literary canon, despite its great success with his contemporaries. Published in Marseilles in 1843 and secretly introduced in Italy, Arnaldo immediately circulated in Europe and was translated into various languages. Although conceived for reading only (not for the stage), and almost overwhelmed by scholarly paratexts, the dramatic poem brought to the fore a historical character perfect for embodying the claims of the democratic risorgimental party: the monk inspired by a severe ideal of reform, a victim of the liberticidal pact between empire and papacy. His sharp aphorisms, his invectives, the cantabile verses of the choruses were strongly engraved in the memory of the public, even the popular ones: but they faded just as quickly, as the reasons for the success of the work were transformed, as it often happens, into the very assumptions of its oblivion.

La tragedia Arnaldo da Brescia è considerata il capolavoro, ormai dimenticato, di un autore – Giovanni Battista Niccolini – a sua volta sospinto ai margini del canone letterario, nonostante la grande fortuna di cui aveva goduto presso i contemporanei. Pubblicato a Marsiglia nel 1843 e importato clandestinamente in Italia per sfuggire alla censura, Arnaldo circolò subito anche in Europa e fu tradotto tempestivamente in varie lingue. Benché concepito per la sola lettura infatti, e quasi soffocato dai paratesti eruditi, il poema drammatico riportava alla ribalta un personaggio storico che si prestava ottimamente a incarnare le istanze e le passioni del fronte democratico del patriottismo risorgimentale. Così il personaggio del monaco ispirato da un severo ideale di riforma religiosa, vittima dell’accordo spregiudicato tra Federico Barbarossa e papa Adriano IV, diventò subito un’icona dell’opposizione al neoguelfismo. I suoi aforismi dolorosi, le sue invettive in potenti endecasillabi, i versi cantabili dei cori s’incisero con forza nella memoria dei lettori anche meno colti: ma erano destinati a svanire col dissolversi di quegli stessi slanci politici, man mano che le ragioni stesse del successo dell’opera si trasformavano, come accade, nei presupposti del suo oblio.

"Arnaldo da Brescia" di Giovanni battista Niccolini

Fedi Francesca
2020

Abstract

La tragedia Arnaldo da Brescia è considerata il capolavoro, ormai dimenticato, di un autore – Giovanni Battista Niccolini – a sua volta sospinto ai margini del canone letterario, nonostante la grande fortuna di cui aveva goduto presso i contemporanei. Pubblicato a Marsiglia nel 1843 e importato clandestinamente in Italia per sfuggire alla censura, Arnaldo circolò subito anche in Europa e fu tradotto tempestivamente in varie lingue. Benché concepito per la sola lettura infatti, e quasi soffocato dai paratesti eruditi, il poema drammatico riportava alla ribalta un personaggio storico che si prestava ottimamente a incarnare le istanze e le passioni del fronte democratico del patriottismo risorgimentale. Così il personaggio del monaco ispirato da un severo ideale di riforma religiosa, vittima dell’accordo spregiudicato tra Federico Barbarossa e papa Adriano IV, diventò subito un’icona dell’opposizione al neoguelfismo. I suoi aforismi dolorosi, le sue invettive in potenti endecasillabi, i versi cantabili dei cori s’incisero con forza nella memoria dei lettori anche meno colti: ma erano destinati a svanire col dissolversi di quegli stessi slanci politici, man mano che le ragioni stesse del successo dell’opera si trasformavano, come accade, nei presupposti del suo oblio.
Fedi, Francesca
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