Lo scritto è dedicato all’istituto del referendum costituzionale previsto nell’art. 138 della Costituzione, sia con riguardo alle caratteristiche ad esso riconosciute dal Costituente, ma soprattutto verificando le trasformazioni da questo subite nella sua pratica applicazione. Allo scopo vengono individuate quattro distinte fasi temporali: quella della inattuazione dell’istituto (1948-1969), quella della attuazione, ma non utilizzo (1970-1992), quella delle procedure “in deroga” (1993-2000) e quella delle prime due applicazioni pratiche (2001 e 2006) del referendum costituzionale. Vengono quindi esaminati in modo critico alcuni dei principali aspetti problematici dell’istituto: la mancata previsione di un quorum di partecipazione, la sua ragione ed i motivi che si oppongono ad una sua introduzione; il carattere necessariamente omogeneo della richiesta di referendum e gli argomenti favorevoli o contrari; i tentativi di conciliare la possibilità di riforme organiche con l’omogeneità dell’oggetto del referendum e l’ipotesi (da respingere) di referendum parziali. Segue un’analisi delle proposte presentate per la modifica dell’art. 138 Cost. e delle vicende costituzionali che hanno condotto al fallimento della “grande riforma” ed al referendum costituzionale del 2006. Il saggio si conclude con una riflessione in ordine alle “lezioni” che debbono essere tratte da quest’ultima esperienza e con la proposta di una serie di innovazioni che valgano a garantire la “rigidità” della nostra Costituzione, anche alla luce della modifica della legge elettorale e delle esperienze di approvazione di “costituzioni di maggioranza”.

Il referendum costituzionale nell’esperienza repubblicana e nelle prospettive di riforma dell’art. 138 Cost

ROMBOLI, ROBERTO
2007

Abstract

Lo scritto è dedicato all’istituto del referendum costituzionale previsto nell’art. 138 della Costituzione, sia con riguardo alle caratteristiche ad esso riconosciute dal Costituente, ma soprattutto verificando le trasformazioni da questo subite nella sua pratica applicazione. Allo scopo vengono individuate quattro distinte fasi temporali: quella della inattuazione dell’istituto (1948-1969), quella della attuazione, ma non utilizzo (1970-1992), quella delle procedure “in deroga” (1993-2000) e quella delle prime due applicazioni pratiche (2001 e 2006) del referendum costituzionale. Vengono quindi esaminati in modo critico alcuni dei principali aspetti problematici dell’istituto: la mancata previsione di un quorum di partecipazione, la sua ragione ed i motivi che si oppongono ad una sua introduzione; il carattere necessariamente omogeneo della richiesta di referendum e gli argomenti favorevoli o contrari; i tentativi di conciliare la possibilità di riforme organiche con l’omogeneità dell’oggetto del referendum e l’ipotesi (da respingere) di referendum parziali. Segue un’analisi delle proposte presentate per la modifica dell’art. 138 Cost. e delle vicende costituzionali che hanno condotto al fallimento della “grande riforma” ed al referendum costituzionale del 2006. Il saggio si conclude con una riflessione in ordine alle “lezioni” che debbono essere tratte da quest’ultima esperienza e con la proposta di una serie di innovazioni che valgano a garantire la “rigidità” della nostra Costituzione, anche alla luce della modifica della legge elettorale e delle esperienze di approvazione di “costituzioni di maggioranza”.
Romboli, Roberto
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11568/109970
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact