La poesia cristiana classicistica dei secoli IV e V ha come sua funzione primaria quella di adattare il linguaggio della poesia epica classica ai soggetti biblici, allo scopo di costruire una versificazione cristiana esente da critiche di compromissione con la cultura pagana. Il progetto di assorbimento della poesia omerica appare già nel IV secolo nei testi del codice Bodmer e arriva al suo pieno compimento nell’epica biblica (Nonno di Panopoli, la Metafrasi del Salterio) e nella produzione centonaria (Eudocia) della metà del V secolo. Attraverso il riadattamento della langue epica i poeti cristiani cercavano programmaticamente un dialogo con i pagani, proponendo una forma di interazione culturale tesa naturalmente a mostrare la superiorità del soggetto del canto cristiano, ma con un linguaggio accettabile per l’interlocutore. I poemi cristiani, al di là del giudizio di valore che oggi ne diamo, intendevano inserirsi in un dibattito culturale e religioso, non erano né astratte, né tantomeno astruse, esercitazioni letterarie, né semplici esperimenti scolastici.

Cristianizzazione della poesia greca e dialogo interculturale

AGOSTI, GIANFRANCO
2009

Abstract

La poesia cristiana classicistica dei secoli IV e V ha come sua funzione primaria quella di adattare il linguaggio della poesia epica classica ai soggetti biblici, allo scopo di costruire una versificazione cristiana esente da critiche di compromissione con la cultura pagana. Il progetto di assorbimento della poesia omerica appare già nel IV secolo nei testi del codice Bodmer e arriva al suo pieno compimento nell’epica biblica (Nonno di Panopoli, la Metafrasi del Salterio) e nella produzione centonaria (Eudocia) della metà del V secolo. Attraverso il riadattamento della langue epica i poeti cristiani cercavano programmaticamente un dialogo con i pagani, proponendo una forma di interazione culturale tesa naturalmente a mostrare la superiorità del soggetto del canto cristiano, ma con un linguaggio accettabile per l’interlocutore. I poemi cristiani, al di là del giudizio di valore che oggi ne diamo, intendevano inserirsi in un dibattito culturale e religioso, non erano né astratte, né tantomeno astruse, esercitazioni letterarie, né semplici esperimenti scolastici.
Agosti, Gianfranco
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11568/1144556
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