This essay introduces a dossier written together with Teresa Bernardi, Umberto Signori and Stefano Poggi, which aims to put Arndt Brendecke and Paola Molino’s historiographic proposal of “Cultures of Vigilance” to the test. Through the analysis of three case studies (the control of marriages in the city of Venice between the 16th and 17th centuries, the analysis of the production of information by Venetian consuls in Smyrna between the 17th and 18th centuries, and the reorganization of the control of the territory in the city of Vicenza in the Napoleonic age) the authors of the dossier investigate, each in their own context, the usefulness of moving from the paradigm of surveillance to the analysis of the concrete practices and cultures of vigilance. This introductory essay attempts to trace a common path between the three interventions, highlighting some methodological issues and topics, and developing a dialogue with recent studies on denunciation and communication between the rulers and the ruled. In particular, this essay argues that in order to better understand the specific early modern “culture of vigilance”, it is necessary to connect it with its peculiar “culture of possession”, i.e. the idea that power and iurisdictio, like any other right, are defined in terms of possessio and actual exercise, rather than in terms of dominium.

Il saggio introduce un dossier scritto assieme a Teresa Bernardi, Umberto Signori e Stefano Poggi, che si propone di mettere alla prova la proposta storiografica di Arndt Brendecke e Paola Molino sulle “Culture della Vigilanza”. Attraverso l’analisi di tre casi studio (il controllo dei matrimoni nella città di Venezia tra cinque e seicento, l’analisi della produzione delle informazioni dei consoli veneziani a Smirne tra sei e settecento, la riorganizzazione del controllo del territorio nella città di Vicenza in età napoleonica) gli autori del dossier indagano, ognuno nel proprio contesto, l’utilità di passare dal paradigma della sorveglianza all’analisi delle concrete pratiche e culture della vigilanza. Questo saggio introduttivo cerca di tracciare un percorso comune tra i tre interventi, mettendo in luce alcune questioni metodologiche e nodi tematici, e dialogando più in generale con i recenti studi dedicati alla delazione e alla comunicazione tra governanti e governati. In particolare, si sostiene la tesi che per meglio comprendere quale sia la specifica “cultura della vigilanza” di antico regime, sia necessario metterla in connessione con la sua peculiare “cultura del possesso”, ovvero l’idea che il potere e la giurisdizione, come qualunque altro diritto, siano definiti nei termini della possessio e dell’effettivo esercizio, piuttosto che in quelli del dominium.

Dalla sorveglianza alla vigilanza: a proposito di “culture della vigilanza” di Arndt Brendecke e Paola Molino. Introduzione

alessandro buono
2022-01-01

Abstract

Il saggio introduce un dossier scritto assieme a Teresa Bernardi, Umberto Signori e Stefano Poggi, che si propone di mettere alla prova la proposta storiografica di Arndt Brendecke e Paola Molino sulle “Culture della Vigilanza”. Attraverso l’analisi di tre casi studio (il controllo dei matrimoni nella città di Venezia tra cinque e seicento, l’analisi della produzione delle informazioni dei consoli veneziani a Smirne tra sei e settecento, la riorganizzazione del controllo del territorio nella città di Vicenza in età napoleonica) gli autori del dossier indagano, ognuno nel proprio contesto, l’utilità di passare dal paradigma della sorveglianza all’analisi delle concrete pratiche e culture della vigilanza. Questo saggio introduttivo cerca di tracciare un percorso comune tra i tre interventi, mettendo in luce alcune questioni metodologiche e nodi tematici, e dialogando più in generale con i recenti studi dedicati alla delazione e alla comunicazione tra governanti e governati. In particolare, si sostiene la tesi che per meglio comprendere quale sia la specifica “cultura della vigilanza” di antico regime, sia necessario metterla in connessione con la sua peculiare “cultura del possesso”, ovvero l’idea che il potere e la giurisdizione, come qualunque altro diritto, siano definiti nei termini della possessio e dell’effettivo esercizio, piuttosto che in quelli del dominium.
Buono, Alessandro
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