Nel 1928 Georghij Krutikov, studente al VKhUTEMAS di Mosca, si laurea con una tesi su una Città Volante, un agglomerato urbano trainato in orbita geostazionaria da dirigibili e collegato alla terra e ad altre città simili da capsule monoposto. La Città Volante è uno dei progetti più famosi e controversi di quella straordinaria stagione dell’avanguardia che, lungi dall’essere una mera esercitazione grafica e di immaginazione sci-fi, racconta molto di un progetto di futuro che assomiglia in maniera sorprendente al nostro presente. Si tratta di un’ipotesi urbana (o meglio dis-urbana) che ha tutti i caratteri della città ideale. E come ogni città ideale è la deduzione in terra di una delle tante Gerusalemme celesti immaginate da ogni utopia apocalittico-millenarista. La letaiušhij gorod progettata da Georghij Krutikov non si sottrae a questo destino, che ha in sé sia i frammenti di un’utopia salvifica sia – ineluttabilmente – il germe del suo tragico fallimento. Ma come tutte le Gerusalemme celesti, vuole operare la trasmutazione di un disegno ideale nel mondo concreto della città, diventare la realizzazione di un’idea di universo, di un progetto cosmologico traslato sul piano della Storia. La relazione tra il mondo reale, l’Unione Sovietica a cavallo del 1930 - definito marxianamente dai rapporti tra le classi sociali e dalla proprietà dei mezzi di produzioni - e un’altrove assoluto costituito dall’etere cosmico, dallo spazio interplanetario e dall’ignoto, è uno dei sottotesti più interessanti e meno esplorati di tutta l’avanguardia russa. Una delle tante tendenze nella quale settariamente si divide il futurismo russo è quella dei cosmisti: un gruppo di poeti, filosofi, artisti e scienziati che ritiene che il destino manifesto dell’umanità liberata sia nella conquista del cosmo, nella realizzazione di un socialismo planetario e poi nella resurrezione di tutta l’umanità attraverso la sconfitta scientifica della morte: una sorta di comunismo dei defunti che è una sorta di inquietante metafora degli esiti funesti del socialismo realizzato. Un movimento, sia pure marginale, che comunque è stato l’incubatore della cosmonautica sovietica del dopoguerra e ha costituito un’interessante collettore alla speculazione metafisica e cosmologica di una parte di quelle stesse avanguardie artistiche. Georgij Krutikov lavora a gondole per dirigibili assieme al padre della cosmonautica sovietica Tzioltovskij, Viktor Kalm’ykov progetta Saturnij uno sterminato insediamento anulare che gira come gli anelli di Saturno intorno alla Terra, Lazar Khidekel megastrutture sospese a centinaia di metri dalla superficie. Il Cosmismo e la fantascienza avranno un’influenza decisiva sul programma figurativo del VKhUTEMAS, sugli studenti prima che sui docenti, divaricando un divide generazionale tra i maestri nati russi e gli allievi già pienamente sovietici. Pure in una scuola d’avanguardia come il VKhUTEMAS, la differenza tra i progetti dei fratelli Vesnin o di Ladovskij e i lavori di laurea di Leonidov, di Krutikov, di Kal’mykov è decisiva. La prima generazione dei laureati del VkhUTEMAS ha un chiaro progetto di futuro, che ha superato il programma di rinnovamento formale al quale hanno lavorato i loro docenti: l’architettura, disciplina dove si sovrappongono arte e tecnica, ha l’obiettivo di trasformare i corpi e le coscienze degli individui attraverso gli edifici. Il risultato di questa trasmutazione, nella quale l’architettura ha un ruolo decisivo, è un superproletario che si libra nei cieli dell’Unione Sovietica grazie a velivoli individuali come il Letatlin o vola nello spazio esterno con le navicelle progettate da Krutikov e da Tzioltovskij, rigenera il proprio corpo con le trasfusioni rituali teorizzate da Bogdanov, diventa un’unità biomeccanica indivisibile con le macchine delle fabbriche o con gli utensili della propria abitazione. Egli agisce ed è agito dalla nuova architettura, in una continua coreografia che incrocia gli studi sulla gestualità degli attori di Meyerkhol’d e quelli sull’ottimizzazione dei movimenti alla catena di montaggio di Gstaev. Una tendenza verso temi cosmologici ed esoterici, sospesa tra fantascienza e enfasi tecnologica, che diventa per gli architetti l’ossessione per l’etere, per lo spazio “come coagulante non materico”, nuovo elemento per composizioni architettoniche e urbane a scala planetaria che si costruiscono come grandi metafore della liberazione dell’individuo dalle catene del lavoro alienato, dell’individualismo e, in definitiva, della gravità terrestre.

Al di là del cielo. Georghij Krutikov e il cosmismo nell’avanguardia sovietica

Luca Lanini
2022-01-01

Abstract

Nel 1928 Georghij Krutikov, studente al VKhUTEMAS di Mosca, si laurea con una tesi su una Città Volante, un agglomerato urbano trainato in orbita geostazionaria da dirigibili e collegato alla terra e ad altre città simili da capsule monoposto. La Città Volante è uno dei progetti più famosi e controversi di quella straordinaria stagione dell’avanguardia che, lungi dall’essere una mera esercitazione grafica e di immaginazione sci-fi, racconta molto di un progetto di futuro che assomiglia in maniera sorprendente al nostro presente. Si tratta di un’ipotesi urbana (o meglio dis-urbana) che ha tutti i caratteri della città ideale. E come ogni città ideale è la deduzione in terra di una delle tante Gerusalemme celesti immaginate da ogni utopia apocalittico-millenarista. La letaiušhij gorod progettata da Georghij Krutikov non si sottrae a questo destino, che ha in sé sia i frammenti di un’utopia salvifica sia – ineluttabilmente – il germe del suo tragico fallimento. Ma come tutte le Gerusalemme celesti, vuole operare la trasmutazione di un disegno ideale nel mondo concreto della città, diventare la realizzazione di un’idea di universo, di un progetto cosmologico traslato sul piano della Storia. La relazione tra il mondo reale, l’Unione Sovietica a cavallo del 1930 - definito marxianamente dai rapporti tra le classi sociali e dalla proprietà dei mezzi di produzioni - e un’altrove assoluto costituito dall’etere cosmico, dallo spazio interplanetario e dall’ignoto, è uno dei sottotesti più interessanti e meno esplorati di tutta l’avanguardia russa. Una delle tante tendenze nella quale settariamente si divide il futurismo russo è quella dei cosmisti: un gruppo di poeti, filosofi, artisti e scienziati che ritiene che il destino manifesto dell’umanità liberata sia nella conquista del cosmo, nella realizzazione di un socialismo planetario e poi nella resurrezione di tutta l’umanità attraverso la sconfitta scientifica della morte: una sorta di comunismo dei defunti che è una sorta di inquietante metafora degli esiti funesti del socialismo realizzato. Un movimento, sia pure marginale, che comunque è stato l’incubatore della cosmonautica sovietica del dopoguerra e ha costituito un’interessante collettore alla speculazione metafisica e cosmologica di una parte di quelle stesse avanguardie artistiche. Georgij Krutikov lavora a gondole per dirigibili assieme al padre della cosmonautica sovietica Tzioltovskij, Viktor Kalm’ykov progetta Saturnij uno sterminato insediamento anulare che gira come gli anelli di Saturno intorno alla Terra, Lazar Khidekel megastrutture sospese a centinaia di metri dalla superficie. Il Cosmismo e la fantascienza avranno un’influenza decisiva sul programma figurativo del VKhUTEMAS, sugli studenti prima che sui docenti, divaricando un divide generazionale tra i maestri nati russi e gli allievi già pienamente sovietici. Pure in una scuola d’avanguardia come il VKhUTEMAS, la differenza tra i progetti dei fratelli Vesnin o di Ladovskij e i lavori di laurea di Leonidov, di Krutikov, di Kal’mykov è decisiva. La prima generazione dei laureati del VkhUTEMAS ha un chiaro progetto di futuro, che ha superato il programma di rinnovamento formale al quale hanno lavorato i loro docenti: l’architettura, disciplina dove si sovrappongono arte e tecnica, ha l’obiettivo di trasformare i corpi e le coscienze degli individui attraverso gli edifici. Il risultato di questa trasmutazione, nella quale l’architettura ha un ruolo decisivo, è un superproletario che si libra nei cieli dell’Unione Sovietica grazie a velivoli individuali come il Letatlin o vola nello spazio esterno con le navicelle progettate da Krutikov e da Tzioltovskij, rigenera il proprio corpo con le trasfusioni rituali teorizzate da Bogdanov, diventa un’unità biomeccanica indivisibile con le macchine delle fabbriche o con gli utensili della propria abitazione. Egli agisce ed è agito dalla nuova architettura, in una continua coreografia che incrocia gli studi sulla gestualità degli attori di Meyerkhol’d e quelli sull’ottimizzazione dei movimenti alla catena di montaggio di Gstaev. Una tendenza verso temi cosmologici ed esoterici, sospesa tra fantascienza e enfasi tecnologica, che diventa per gli architetti l’ossessione per l’etere, per lo spazio “come coagulante non materico”, nuovo elemento per composizioni architettoniche e urbane a scala planetaria che si costruiscono come grandi metafore della liberazione dell’individuo dalle catene del lavoro alienato, dell’individualismo e, in definitiva, della gravità terrestre.
Lanini, Luca
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11568/1161818
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