Questa voce d’enciclopedia illustra l’integrazione del contratto dal punto di osservazione dei livelli di complessità dell’integrazione del contratto nel Codice civile. Il pluralismo delle valutazioni sottese ai meccanismi (dispositivi e imperativi, consuetudinari o legali) di integrazione revoca in dubbio la tenuta della divisione tradizionale del lavoro tra integrazione amica (1374, 1340) e integrazione nemica (1339-14192) dell’autonomia. Come tante dicotomie ordinanti del diritto civile, anche questa è un corollario dalla grande divisione tra diritto pubblico e diritto privato e, perciò, appare inadeguata a fronte di tecniche normative che dalla grande divisione prescindono, quando addirittura non la contraddicono apertamente, in particolare nei settori già più esposti alla subordinazione dell’autonomia contrattuale a regole pubblicistiche a tutela d’interessi generali (es. regolamentazione delle public utilities, mercato delle locazioni abitative, ecc.). Nella parte finale, il tema del rapporto tra interpretazione e integrazione è riconsiderato alla luce della distinzione tra interpretazione come attività e interpretazione come risultato. La rappresentazione per “blocchi di fonti” del regolamento contrattuale non è più vera se dal piano statico (ricognitivo e topografico) delle fonti formali si trascorre al piano dinamico (pragmatico e performativo) dell’interpretazione-attività.Ll’integrazione si spiega allora come un normale fenomeno di concorso di fonti (ivi inclusa la regola autonoma) diverse per grado e funzione (non già nella costruzione del contratto, ma) nella norma singolare espressa dal dispositivo della sentenza.

Integrazione del contratto

CALDERAI, VALENTINA
2008

Abstract

Questa voce d’enciclopedia illustra l’integrazione del contratto dal punto di osservazione dei livelli di complessità dell’integrazione del contratto nel Codice civile. Il pluralismo delle valutazioni sottese ai meccanismi (dispositivi e imperativi, consuetudinari o legali) di integrazione revoca in dubbio la tenuta della divisione tradizionale del lavoro tra integrazione amica (1374, 1340) e integrazione nemica (1339-14192) dell’autonomia. Come tante dicotomie ordinanti del diritto civile, anche questa è un corollario dalla grande divisione tra diritto pubblico e diritto privato e, perciò, appare inadeguata a fronte di tecniche normative che dalla grande divisione prescindono, quando addirittura non la contraddicono apertamente, in particolare nei settori già più esposti alla subordinazione dell’autonomia contrattuale a regole pubblicistiche a tutela d’interessi generali (es. regolamentazione delle public utilities, mercato delle locazioni abitative, ecc.). Nella parte finale, il tema del rapporto tra interpretazione e integrazione è riconsiderato alla luce della distinzione tra interpretazione come attività e interpretazione come risultato. La rappresentazione per “blocchi di fonti” del regolamento contrattuale non è più vera se dal piano statico (ricognitivo e topografico) delle fonti formali si trascorre al piano dinamico (pragmatico e performativo) dell’interpretazione-attività.Ll’integrazione si spiega allora come un normale fenomeno di concorso di fonti (ivi inclusa la regola autonoma) diverse per grado e funzione (non già nella costruzione del contratto, ma) nella norma singolare espressa dal dispositivo della sentenza.
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