La commissione per lo studio ampelografico dei principali vitigni ad uva da vino in Italia (1874-1890) ne descrive l'importanza economica per la provincia di Grosseto ed afferma che è diffusa specialmente nelle zone di Orbetello, di Monte Argentario e nell'Isola del Giglio dove predomina (tra il 70 ed il 90%). Secondo le statistiche del decennio 1920-1930 la superficie coltivata ad Ansonica era di 500 ha a Monte Argentario, di 200 ha, all’Isola del Giglio e 100 ha ad Orbetello Nella relazione del Dr. Alfonso Ademollo (1884), all'Inchiesta parlamentare agraria Iacini, si affermava che: “in provincia di Grosseto tutte le varietà di vite vegetano bene…. …“non mancano uve da vino e da tavola e che quest'ultime erano fornite specialmente dal Monte Argentario e dall'Isola del Giglio” …”il vino veniva prodotto con sempre crescente progresso e d accuratezza da parte dei viticoltori e costituiva una fonte di reddito importante per i proprietari soprattutto in alcuni comuni tra i quali figuravano quelli di Monte Argentario e dall'Isola del Giglio” .... Anche Cettolini (1927), sostiene tra l'altro che i vini del Giglio, del Monte Argentario sono tra i più ricercati. Nella Piccola Etnografia Italiana (Pompeo Trentin, 1903) il vino d’Ansonica del Monte Argentario e del Giglio è descritto come "vino sano, di colore giallo dorato, più alcolico degli altri e lievemente aromatico, dal profumo intenso e prodotto anche come liquoroso" (da intendersi dolce naturale). I vini ottenuti da questo vitigno anche in situazioni pedologiche e colturali differenti sono stati sempre apprezzati, infatti nel 1953 l’ente autonomo Mostra Mercato Nazionale dei Vini Tipici e Pregiati di Siena conferiva un Diploma di merito al vino “Ansonica Bianca del litorale di Orbetello”. La zona attualmente interessata dalla Denominazione d’Origine si estende in un territorio collinare, pedocollinare ed insulare, comprendente parte del Comune di Manciano e di Orbetello ed interamente i Comuni di Capalbio, Monte Argentario e dell’Isola del Giglio. La geologia delle zone collinari è caratterizzata prevalentemente da origine eocenica, con affioramento di areanarie inferiori o scisti arenari nella parte alta di Capalbio e della Parrina, arenarie superiori e calcare screziato sono presenti all'Argentario (ovest) ed in alcuni tratti dell'Isola del Giglio. Date le caratteristiche del vitigno, i migliori risultati viticoli e qualitativi si ottengono nei terreni poco fertili situati in collina, in zone ventilate e soleggiate, dove più precocemente avviene la maturazione e minori sono i rischi di attacchi fungini. La maggior parte delle aziende è di piccola dimensione ed a conduzione diretta mentre il sistema di allevamento più in uso, negli impianti realizzati prima degli anni 80’, era la controspalliera con potatura a Guyot con distanze di piantagione di m 3 tra le file e di m 1,20-1,50 sulla fila. Successivamente è prevalsa la tendenza ad innalzare la vegetazione per ottenere uve con maggiore acidità e ridurre i costi di produzione, introducendo il cordone alto (m. 160-1,70 da terra) con potatura a speroni, mantenendo inalterata la distanza tra le file. In alcune zone dell'Argentario e dell'Isola del Giglio si trovano ancora vecchi vigneti con sesti molto ravvicinati (m 1,0-1,3x0,6-0,8) che sono allevati ad alberello. La tecnica viticola è ancora in evoluzione , in particolare per migliorare la potenzialità di questo vitigno.

Ansonica Costa dell'Argentario DOC

SCALABRELLI, GIANCARLO
2008-01-01

Abstract

La commissione per lo studio ampelografico dei principali vitigni ad uva da vino in Italia (1874-1890) ne descrive l'importanza economica per la provincia di Grosseto ed afferma che è diffusa specialmente nelle zone di Orbetello, di Monte Argentario e nell'Isola del Giglio dove predomina (tra il 70 ed il 90%). Secondo le statistiche del decennio 1920-1930 la superficie coltivata ad Ansonica era di 500 ha a Monte Argentario, di 200 ha, all’Isola del Giglio e 100 ha ad Orbetello Nella relazione del Dr. Alfonso Ademollo (1884), all'Inchiesta parlamentare agraria Iacini, si affermava che: “in provincia di Grosseto tutte le varietà di vite vegetano bene…. …“non mancano uve da vino e da tavola e che quest'ultime erano fornite specialmente dal Monte Argentario e dall'Isola del Giglio” …”il vino veniva prodotto con sempre crescente progresso e d accuratezza da parte dei viticoltori e costituiva una fonte di reddito importante per i proprietari soprattutto in alcuni comuni tra i quali figuravano quelli di Monte Argentario e dall'Isola del Giglio” .... Anche Cettolini (1927), sostiene tra l'altro che i vini del Giglio, del Monte Argentario sono tra i più ricercati. Nella Piccola Etnografia Italiana (Pompeo Trentin, 1903) il vino d’Ansonica del Monte Argentario e del Giglio è descritto come "vino sano, di colore giallo dorato, più alcolico degli altri e lievemente aromatico, dal profumo intenso e prodotto anche come liquoroso" (da intendersi dolce naturale). I vini ottenuti da questo vitigno anche in situazioni pedologiche e colturali differenti sono stati sempre apprezzati, infatti nel 1953 l’ente autonomo Mostra Mercato Nazionale dei Vini Tipici e Pregiati di Siena conferiva un Diploma di merito al vino “Ansonica Bianca del litorale di Orbetello”. La zona attualmente interessata dalla Denominazione d’Origine si estende in un territorio collinare, pedocollinare ed insulare, comprendente parte del Comune di Manciano e di Orbetello ed interamente i Comuni di Capalbio, Monte Argentario e dell’Isola del Giglio. La geologia delle zone collinari è caratterizzata prevalentemente da origine eocenica, con affioramento di areanarie inferiori o scisti arenari nella parte alta di Capalbio e della Parrina, arenarie superiori e calcare screziato sono presenti all'Argentario (ovest) ed in alcuni tratti dell'Isola del Giglio. Date le caratteristiche del vitigno, i migliori risultati viticoli e qualitativi si ottengono nei terreni poco fertili situati in collina, in zone ventilate e soleggiate, dove più precocemente avviene la maturazione e minori sono i rischi di attacchi fungini. La maggior parte delle aziende è di piccola dimensione ed a conduzione diretta mentre il sistema di allevamento più in uso, negli impianti realizzati prima degli anni 80’, era la controspalliera con potatura a Guyot con distanze di piantagione di m 3 tra le file e di m 1,20-1,50 sulla fila. Successivamente è prevalsa la tendenza ad innalzare la vegetazione per ottenere uve con maggiore acidità e ridurre i costi di produzione, introducendo il cordone alto (m. 160-1,70 da terra) con potatura a speroni, mantenendo inalterata la distanza tra le file. In alcune zone dell'Argentario e dell'Isola del Giglio si trovano ancora vecchi vigneti con sesti molto ravvicinati (m 1,0-1,3x0,6-0,8) che sono allevati ad alberello. La tecnica viticola è ancora in evoluzione , in particolare per migliorare la potenzialità di questo vitigno.
2008
Scalabrelli, Giancarlo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11568/120694
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