Nel corso di un sessennio è stato valutato il comportamento agronomico del vitigno “Malvasia nera di Lecce” , clone “MN6” innestato su “420A” e su “1103P”, in cinque vigneti sperimentali ubicati nelle province di Firenze e di Siena, facenti parte del progetto “Chianti Classico 2000”. I vigneti, costituiti nel 1990 alla densità di piantagione di circa 3500 viti per ha, erano allevati a cordone speronato orizzontale (m 0,7 da terra) con una carica di 30.000 gemme per ettaro. In ogni azienda sono state prese in esame 30 piante distribuite uniformemente nell’appezzamento, sulle quali sono stati effettuati i seguenti rilievi: fasi fenologiche (precocità di germogliamento e di invaiatura), aspetti produttivi (fertilità delle gemme, peso del grappolo e produzione per pianta, peso del materiale asportato con la potatura, indice vegeto-produttivo, di Ravaz) caratteristiche del mosto durante la maturazione e principali analisi fisico-chimiche del vino ottenuto dalla microvinificazione (alcool, acidità, estratto, intensità del colore, tinta e indice di polifenoli). Come confronto è stato utilizzato il vitigno “Sangiovese”, clone “SS-F9-A5-48”, innestato sugli stessi portinnesti (“420A” e “1103P”), allevato con le stesse modalità e sottoposto alle stesse osservazioni della “Malvasia nera di Lecce”. Per ciascun vigneto sperimentale sono state determinate le caratteristiche fisico-chimiche del suolo e rilevati i principali dati meteorologici, che hanno messo in evidenza alcune differenze tra le cinque zone del Chianti Classico esaminate le quali, peraltro, presentano tre differenti tipologie pedologiche principali (calcari marnosi, serie delle sabbie e argilloscisti), all’origine di alcune differenze delle caratteristiche fisiche e chimiche dei terreni. Dall’analisi discriminante si riesce a differenziare il comportamento agronomico del vitigno Malvasia nera (epoca di germogliamento, fertilità delle gemme, epoca di invaiatura e di maturazione, dimensione del grappolo, vigoria), soprattutto nelle zone climaticamente più diversificate (Albola e Rencine), anche se il vigneto di Fontodi appare differenziarsi da quelli delle altre zone, sia grazie alla influenza climatica, sia presumibilmente da quella pedologica. Il tipo di portinnesto utilizzato ha influito significativamente sull’attività vegeto produttiva del vitigno “Sangiovese”, mentre non ha indotto variazioni significative sulla “Malvasia nera di Lecce”. L’analisi statistica multivariata ha permesso, di evidenziare alcuni gruppi, le cui differenze possono essere ascritte all'influenza pedo-climatica sull’attività vegeto-produttiva che ha avuto riflessi sulla maturazione delle uve e anche sulle caratteristiche dei vini.

Comportamento vegeto produttivo e qualitativo del vitigno Malvasia nera in cinque zone del Chianti Classico

SCALABRELLI, GIANCARLO;D'ONOFRIO, CLAUDIO;
2008

Abstract

Nel corso di un sessennio è stato valutato il comportamento agronomico del vitigno “Malvasia nera di Lecce” , clone “MN6” innestato su “420A” e su “1103P”, in cinque vigneti sperimentali ubicati nelle province di Firenze e di Siena, facenti parte del progetto “Chianti Classico 2000”. I vigneti, costituiti nel 1990 alla densità di piantagione di circa 3500 viti per ha, erano allevati a cordone speronato orizzontale (m 0,7 da terra) con una carica di 30.000 gemme per ettaro. In ogni azienda sono state prese in esame 30 piante distribuite uniformemente nell’appezzamento, sulle quali sono stati effettuati i seguenti rilievi: fasi fenologiche (precocità di germogliamento e di invaiatura), aspetti produttivi (fertilità delle gemme, peso del grappolo e produzione per pianta, peso del materiale asportato con la potatura, indice vegeto-produttivo, di Ravaz) caratteristiche del mosto durante la maturazione e principali analisi fisico-chimiche del vino ottenuto dalla microvinificazione (alcool, acidità, estratto, intensità del colore, tinta e indice di polifenoli). Come confronto è stato utilizzato il vitigno “Sangiovese”, clone “SS-F9-A5-48”, innestato sugli stessi portinnesti (“420A” e “1103P”), allevato con le stesse modalità e sottoposto alle stesse osservazioni della “Malvasia nera di Lecce”. Per ciascun vigneto sperimentale sono state determinate le caratteristiche fisico-chimiche del suolo e rilevati i principali dati meteorologici, che hanno messo in evidenza alcune differenze tra le cinque zone del Chianti Classico esaminate le quali, peraltro, presentano tre differenti tipologie pedologiche principali (calcari marnosi, serie delle sabbie e argilloscisti), all’origine di alcune differenze delle caratteristiche fisiche e chimiche dei terreni. Dall’analisi discriminante si riesce a differenziare il comportamento agronomico del vitigno Malvasia nera (epoca di germogliamento, fertilità delle gemme, epoca di invaiatura e di maturazione, dimensione del grappolo, vigoria), soprattutto nelle zone climaticamente più diversificate (Albola e Rencine), anche se il vigneto di Fontodi appare differenziarsi da quelli delle altre zone, sia grazie alla influenza climatica, sia presumibilmente da quella pedologica. Il tipo di portinnesto utilizzato ha influito significativamente sull’attività vegeto produttiva del vitigno “Sangiovese”, mentre non ha indotto variazioni significative sulla “Malvasia nera di Lecce”. L’analisi statistica multivariata ha permesso, di evidenziare alcuni gruppi, le cui differenze possono essere ascritte all'influenza pedo-climatica sull’attività vegeto-produttiva che ha avuto riflessi sulla maturazione delle uve e anche sulle caratteristiche dei vini.
Scalabrelli, Giancarlo; D'Onofrio, Claudio; Loreti, F; Bandinelli, R; Rosellini, D.
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