Nell’articolo sono stati presi in esame i processi adottati in Corsica nel XIX per modernizzare il settore primario. Quest’ultimo era caratterizzato da una anomala parcellizzazione della proprietà fondiaria, circostanza che di per sé ostacolava gli investimenti per il miglioramento dei fondi e l’adozione di tecniche agrarie innovative. Lungo tutto il secolo la pratica del “debbio” rimase largamente prevalente, sottraendo spazio alla sperimentazione di rotazioni colturali che avrebbero consentito rendimenti più elevati. Nonostante i tentativi esperiti da alcuni grandi possidenti fondiari (in particolare Pozzo di Borgo), l’estensione delle praterie artificiali rimase sempre modesta (nel secondo Ottocento appena il 3% della superficie coltivabile), così come estremamente contenuto fu l’utilizzo di concimi organici. Anche dal punto di vista delle colture, la cerealicoltura confermò il suo primato, rispetto alle più remunerative olivicoltura e viticoltura, anche dopo l’adozione da parte della Francia di una politica liberoscambista (nel 1860); quest’ultima innescò una caduta repentina dei rendimenti agrari, a causa delle farine a più basso prezzo provenienti da Marsiglia, ed aggravò le condizioni degli agricoltori, spingendoli ad emigrare dall’isola.

La "modernizzazione" dell'agricoltura in Corsica nell'Ottocento: limiti e contraddizioni

CINI, MARCO
2008

Abstract

Nell’articolo sono stati presi in esame i processi adottati in Corsica nel XIX per modernizzare il settore primario. Quest’ultimo era caratterizzato da una anomala parcellizzazione della proprietà fondiaria, circostanza che di per sé ostacolava gli investimenti per il miglioramento dei fondi e l’adozione di tecniche agrarie innovative. Lungo tutto il secolo la pratica del “debbio” rimase largamente prevalente, sottraendo spazio alla sperimentazione di rotazioni colturali che avrebbero consentito rendimenti più elevati. Nonostante i tentativi esperiti da alcuni grandi possidenti fondiari (in particolare Pozzo di Borgo), l’estensione delle praterie artificiali rimase sempre modesta (nel secondo Ottocento appena il 3% della superficie coltivabile), così come estremamente contenuto fu l’utilizzo di concimi organici. Anche dal punto di vista delle colture, la cerealicoltura confermò il suo primato, rispetto alle più remunerative olivicoltura e viticoltura, anche dopo l’adozione da parte della Francia di una politica liberoscambista (nel 1860); quest’ultima innescò una caduta repentina dei rendimenti agrari, a causa delle farine a più basso prezzo provenienti da Marsiglia, ed aggravò le condizioni degli agricoltori, spingendoli ad emigrare dall’isola.
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