La comprensione della sessualità della Recherche è da sempre una delle ardue imprese che spettano agli interpreti del capolavoro proustiano. Il nostro contributo intende soffermarsi sull’analisi svolta da Gilles Deleuze nel capitolo “Niveaux de la Recherche” – facente parte della seconda sezione di Proust et les signes (1963), aggiunta nel 1970. Qui, proprio attraverso l’esame dei rapporti amorosi proustiani, il filosofo illustra i meccanismi di produzione della verità propri dell’oeuvre-machine letteraria. Le verità del romanzo di Proust, secondo Deleuze, si organizzano su diversi livelli, alcuni più superficiali, altri più profondi: le rivelazioni degli ultimi, tuttavia, non annullano le verità precedentemente acquisite, ma coesistono con esse, in una simultaneità su più piani. Le questioni sessuali proustiane non sfuggono a questa epistemologia del molteplice e – anzi – diventano in un certo senso il paradigma d’elezione per illustrare questa eterodossa distribuzione del vero. Deleuze individua tre livelli di verità attraverso cui si articolano i rapporti amorosi dei personaggi della Recherche. Il primo livello è quello dell’eterosessualità ordinaria e normativa, che sembra rappresentare la forma di relazione amorosa più diffusa, più evidente e più superficiale del romanzo: gli amori eterosessuali dell’opera proustiana sono pervasi dalla gelosia – che è l’arte per eccellenza della decifrazione dei segni di cui pullula la Recherche. Il secondo livello, scoperto proprio grazie alle manie del geloso, è quello di una dimensione omosessuale più profonda nascosta, che non falsifica, bensì relativizza l’eterosessualità statisticamente maggioritaria dei personaggi del romanzo. Per comprendere meglio la relativizzazione messa qui in luce da Deleuze, si farà in prima istanza ricorso all’intuizione di Anne Sauvagnargues, che individua un nesso tra le riflessioni deleuziane sul tema dell’omosessualità e l’esame del rapporto tra il concetto di “norma” e di media statistica condotto da Georges Canguilhem in quegli anni. Secondariamente, si metterà in risalto l’importanza degli studi foucaultiani sulla storia della sessualità, che illustrano come il concetto di norma sia stato storicamente trasposto su un piano politico-sociale – diventando dunque uno dei fondamenti della regolazione dei comportamenti sessuali. Questa digressione sull’idea di norma, di maggioranza e minoranza statistica, dovrebbe consentire, infine, una comprensione privilegiata dell’aspetto forse più interessante e originale della lettura deleuziana. L’eterosessualità e l’omosessualità, secondo Deleuze, sono entrambe il frutto di un’ulteriore determinazione statistica, che non riguarda più soltanto gli orientamenti sessuali ma direttamente l’identità di genere dei tipi proustiani. Il terzo livello della Recherche si rivela allora come quello dell’ermafroditismo, di una disforia costitutiva: i personaggi proustiani sono intimamente ermafroditi, uomini e donne al contempo, e il loro genere (quello che li identifica) è determinato statisticamente, globalmente (sono “prevalentemente uomini” o “prevalentemente donne”). Soltanto in questa seconda ottica, quella del genere “molare”, è possibile conservare la classificazione dei rapporti (eterosessuali- omosessuali) su cui poggiano i primi due livelli della Recherche. Il terzo livello individuato da Deleuze, tuttavia, sembra aprire la strada a un’interpretazione “molecolare” della sessualità, che da un lato relativizza l’idea che il genere individuale possa essere definito in maniera univoca, e dall’altro sottrae le relazioni amorose alla categorizzazione rigida che la società sembra sempre più esigere e imporre. L’ermafroditismo che Deleuze intravede nei personaggi proustiani assume allora un portato filosofico e politico più ampio: esso funziona come machine di disarticolazione di quelle logiche di incasellamento dei rapporti e delle identità, quei “nominalismi” (per riprendere un termine impiegato da Deleuze nella prefazione a L’après-mai des faunes di Guy Hocquenghem) che, se da un lato sono funzionali a legittime e opportune rivendicazioni, dall’altro rischiano di sottomettere ancora una volta l’ambito della sessualità a una categorizzazione e a una regolamentazione imperante. La lettura deleuziana di Proust, forse inattuale come ogni filosofia dovrebbe essere, sembra propendere per una messa a valore dell’ermafroditismo, un potenziamento della disforia – di quell’assenza di una piena coincidenza con ciò che si è su un piano molare, globale, statistico – come strumenti di implementazione di un nuovo tipo di rapporti trasversali e non incasellabili tra quelle parti – nostre e altrui, femminili e maschili – che ci compongono senza risolversi in un’identità unitaria.

Sessualità in frammenti. Amori e identità di genere nella Recherche secondo Gilles Deleuze

Sara Cocito
Primo
2024-01-01

Abstract

La comprensione della sessualità della Recherche è da sempre una delle ardue imprese che spettano agli interpreti del capolavoro proustiano. Il nostro contributo intende soffermarsi sull’analisi svolta da Gilles Deleuze nel capitolo “Niveaux de la Recherche” – facente parte della seconda sezione di Proust et les signes (1963), aggiunta nel 1970. Qui, proprio attraverso l’esame dei rapporti amorosi proustiani, il filosofo illustra i meccanismi di produzione della verità propri dell’oeuvre-machine letteraria. Le verità del romanzo di Proust, secondo Deleuze, si organizzano su diversi livelli, alcuni più superficiali, altri più profondi: le rivelazioni degli ultimi, tuttavia, non annullano le verità precedentemente acquisite, ma coesistono con esse, in una simultaneità su più piani. Le questioni sessuali proustiane non sfuggono a questa epistemologia del molteplice e – anzi – diventano in un certo senso il paradigma d’elezione per illustrare questa eterodossa distribuzione del vero. Deleuze individua tre livelli di verità attraverso cui si articolano i rapporti amorosi dei personaggi della Recherche. Il primo livello è quello dell’eterosessualità ordinaria e normativa, che sembra rappresentare la forma di relazione amorosa più diffusa, più evidente e più superficiale del romanzo: gli amori eterosessuali dell’opera proustiana sono pervasi dalla gelosia – che è l’arte per eccellenza della decifrazione dei segni di cui pullula la Recherche. Il secondo livello, scoperto proprio grazie alle manie del geloso, è quello di una dimensione omosessuale più profonda nascosta, che non falsifica, bensì relativizza l’eterosessualità statisticamente maggioritaria dei personaggi del romanzo. Per comprendere meglio la relativizzazione messa qui in luce da Deleuze, si farà in prima istanza ricorso all’intuizione di Anne Sauvagnargues, che individua un nesso tra le riflessioni deleuziane sul tema dell’omosessualità e l’esame del rapporto tra il concetto di “norma” e di media statistica condotto da Georges Canguilhem in quegli anni. Secondariamente, si metterà in risalto l’importanza degli studi foucaultiani sulla storia della sessualità, che illustrano come il concetto di norma sia stato storicamente trasposto su un piano politico-sociale – diventando dunque uno dei fondamenti della regolazione dei comportamenti sessuali. Questa digressione sull’idea di norma, di maggioranza e minoranza statistica, dovrebbe consentire, infine, una comprensione privilegiata dell’aspetto forse più interessante e originale della lettura deleuziana. L’eterosessualità e l’omosessualità, secondo Deleuze, sono entrambe il frutto di un’ulteriore determinazione statistica, che non riguarda più soltanto gli orientamenti sessuali ma direttamente l’identità di genere dei tipi proustiani. Il terzo livello della Recherche si rivela allora come quello dell’ermafroditismo, di una disforia costitutiva: i personaggi proustiani sono intimamente ermafroditi, uomini e donne al contempo, e il loro genere (quello che li identifica) è determinato statisticamente, globalmente (sono “prevalentemente uomini” o “prevalentemente donne”). Soltanto in questa seconda ottica, quella del genere “molare”, è possibile conservare la classificazione dei rapporti (eterosessuali- omosessuali) su cui poggiano i primi due livelli della Recherche. Il terzo livello individuato da Deleuze, tuttavia, sembra aprire la strada a un’interpretazione “molecolare” della sessualità, che da un lato relativizza l’idea che il genere individuale possa essere definito in maniera univoca, e dall’altro sottrae le relazioni amorose alla categorizzazione rigida che la società sembra sempre più esigere e imporre. L’ermafroditismo che Deleuze intravede nei personaggi proustiani assume allora un portato filosofico e politico più ampio: esso funziona come machine di disarticolazione di quelle logiche di incasellamento dei rapporti e delle identità, quei “nominalismi” (per riprendere un termine impiegato da Deleuze nella prefazione a L’après-mai des faunes di Guy Hocquenghem) che, se da un lato sono funzionali a legittime e opportune rivendicazioni, dall’altro rischiano di sottomettere ancora una volta l’ambito della sessualità a una categorizzazione e a una regolamentazione imperante. La lettura deleuziana di Proust, forse inattuale come ogni filosofia dovrebbe essere, sembra propendere per una messa a valore dell’ermafroditismo, un potenziamento della disforia – di quell’assenza di una piena coincidenza con ciò che si è su un piano molare, globale, statistico – come strumenti di implementazione di un nuovo tipo di rapporti trasversali e non incasellabili tra quelle parti – nostre e altrui, femminili e maschili – che ci compongono senza risolversi in un’identità unitaria.
2024
Cocito, Sara
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11568/1271479
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