In una depressione carsica della catena del Gran Sasso (Piano Locce), nei pressi di S. Stefano di Sessanio in Provincia di L’Aquila, è stato effettuato un sondaggio profondo fino a 90 m circa, che ha permesso di campionare una alternanza di materiali finemente stratificati propri d’ambiente palustre e pedogenetico, costituiti questi ultimi quasi esclusivamente da piroclastiti a granulometria variabile tra media e moderatamente fine che riempiono questa ed altre valli carsiche dei dintorni. Sui campioni sono state eseguite analisi chimico-fisiche di routine, micromorfologiche al microscopio da petrografia, microchimiche tramite spettrometria SEM-EDS e infine analisi chimiche totali per spettrometria ad emissione di raggi X. Sulla base dei risultati analitici, si è suddiviso il riempimento in tre gruppi (α, β‚ γ). Il Gruppo α rappresenta materiali sedimentari non pedogenizzati di ambiente palustre; il Gruppo β materiali variamente pedogenizzati identificabili forse con gli Udifluvents della Soil Taxonomy (Soil Survey Staff, USDA 1999), mentre il Gruppo γ‚ rappresenterebbe, sia sedimenti palustri, che tufiti pedogenizzate con suoli decisamente idromorfi, quali gli Hydraquents suoli. In questi ultimi due gruppi, l’azione pedogenetica prendeva il sopravvento sulla sedimentazione, dando origine a microstrutture otticamente anisotrope e ad una certa orientazione dei domini argillosi. Le analisi al microscopio elettronico condotte sui campioni più ricchi di minerali vulcanici, hanno evidenziato come il vetro vulcanico della stragrande maggioranza dei livelli sia completamente alterato e quindi inutilizzabile per la classificazione chimico-petrografica dei livelli stessi. Due soli campioni provenienti dalla base (78-80 m) e dal tetto (5 m) della carota si presentavano meno alterati degli altri e sono stati classificati come una latite-trachite e una foidite, rispettivamente. Il campione con composizione latitico-trachitica potrebbe essere tentativamente attribuita alle eruzioni Pleistoceniche del Vulcano di Vico, caratterizzate da attività esplosiva di composizione trachitico-fonolitica (PECCERILLO, 2005), datate intorno a 170.000 anni fa. Il campione di composizione foiditica, anche basandosi sull'associazione delle fasi mineralogiche dominate da leucite e clinopirosseno (assente il plagioclasio), può essere correlata con l'attività del vulcano dei Colli Albani, e più precisamente con l'eruzione dei Peperini, le cui ultime fasi sono datate a circa 36.000 anni (FREDA et al., 2005). Gli altri campioni analizzati sono risultati troppo alterati per essere utilizzabili, ma i dati sulle associazioni mineralogiche e di microanalisi delle fasi minerali indicano per la maggioranza di essi una stretta affinità con la composizione delle eruzioni dei vulcani campani (PECCERILLO, 2005). Due soli campioni, sulla base della microanalisi dei pirosseni e dei plagioclasi e della paragenesi mineralogica, possono essere invece correlati con l’attività dei vulcani laziali (PECCERILLO, 2005). Successivamente è stato preso in considerazione il rapporto Limo/Argilla in funzione della profondità, peraltro con andamento approssimativamente inverso a quello della percentuale di sostanza organica, come un possibile indice paleo-climatico, dove i valori più bassi indicherebbero periodi più favorevoli alla pedogenesi e alla diffusione della vegetazione (e quindi più caldi e più umidi), al contrario dei valori più alti che potrebbero testimoniare periodi più freddi e probabilmente più aridi. Tutti i risultati testimoniano chiaramente che la valle carsica di Piano Locce (una vera e propria polje) è stata interessata in vari momenti del Quaternario antico da una sequenza di eventi sedimentari (palustri-lacustri ) e pedogenetici, che si sono impostati su materiali piroclastici provenienti dalle eruzioni della Provincia Comagmatica Romana e continuate fino ai giorni nostri a partire da tempi più antichi di 200 mila anni circa. Le caratteristiche pedogenetiche osservate in sezione sottile insieme all’andamento del rapporto limo/argilla suggeriscono variazioni climatiche a diverso regime di umidità in ambiente di alta montagna. Quando le condizioni climatico-vegetazionali consentirono l’instaurarsi di processi pedogenetici, si formarono suoli poco evoluti, fortemente condizionati da idromorfia. Apporti colluviali e/o eolici da suoli maggiormente evoluti e di ambiente climatico molto differente (“terre rosse” tipo Xeralfs o Ustalfs) presenti sui rilievi carbonatici circostanti hanno contribuito, sia pure in minima parte, al riempimento della depressione.

Genesi e significato del riempimento della depressione carsica di Piano di Locce sul Gran Sasso d’Italia (Abruzzo)

ZANCHETTA, GIOVANNI;
2009

Abstract

In una depressione carsica della catena del Gran Sasso (Piano Locce), nei pressi di S. Stefano di Sessanio in Provincia di L’Aquila, è stato effettuato un sondaggio profondo fino a 90 m circa, che ha permesso di campionare una alternanza di materiali finemente stratificati propri d’ambiente palustre e pedogenetico, costituiti questi ultimi quasi esclusivamente da piroclastiti a granulometria variabile tra media e moderatamente fine che riempiono questa ed altre valli carsiche dei dintorni. Sui campioni sono state eseguite analisi chimico-fisiche di routine, micromorfologiche al microscopio da petrografia, microchimiche tramite spettrometria SEM-EDS e infine analisi chimiche totali per spettrometria ad emissione di raggi X. Sulla base dei risultati analitici, si è suddiviso il riempimento in tre gruppi (α, β‚ γ). Il Gruppo α rappresenta materiali sedimentari non pedogenizzati di ambiente palustre; il Gruppo β materiali variamente pedogenizzati identificabili forse con gli Udifluvents della Soil Taxonomy (Soil Survey Staff, USDA 1999), mentre il Gruppo γ‚ rappresenterebbe, sia sedimenti palustri, che tufiti pedogenizzate con suoli decisamente idromorfi, quali gli Hydraquents suoli. In questi ultimi due gruppi, l’azione pedogenetica prendeva il sopravvento sulla sedimentazione, dando origine a microstrutture otticamente anisotrope e ad una certa orientazione dei domini argillosi. Le analisi al microscopio elettronico condotte sui campioni più ricchi di minerali vulcanici, hanno evidenziato come il vetro vulcanico della stragrande maggioranza dei livelli sia completamente alterato e quindi inutilizzabile per la classificazione chimico-petrografica dei livelli stessi. Due soli campioni provenienti dalla base (78-80 m) e dal tetto (5 m) della carota si presentavano meno alterati degli altri e sono stati classificati come una latite-trachite e una foidite, rispettivamente. Il campione con composizione latitico-trachitica potrebbe essere tentativamente attribuita alle eruzioni Pleistoceniche del Vulcano di Vico, caratterizzate da attività esplosiva di composizione trachitico-fonolitica (PECCERILLO, 2005), datate intorno a 170.000 anni fa. Il campione di composizione foiditica, anche basandosi sull'associazione delle fasi mineralogiche dominate da leucite e clinopirosseno (assente il plagioclasio), può essere correlata con l'attività del vulcano dei Colli Albani, e più precisamente con l'eruzione dei Peperini, le cui ultime fasi sono datate a circa 36.000 anni (FREDA et al., 2005). Gli altri campioni analizzati sono risultati troppo alterati per essere utilizzabili, ma i dati sulle associazioni mineralogiche e di microanalisi delle fasi minerali indicano per la maggioranza di essi una stretta affinità con la composizione delle eruzioni dei vulcani campani (PECCERILLO, 2005). Due soli campioni, sulla base della microanalisi dei pirosseni e dei plagioclasi e della paragenesi mineralogica, possono essere invece correlati con l’attività dei vulcani laziali (PECCERILLO, 2005). Successivamente è stato preso in considerazione il rapporto Limo/Argilla in funzione della profondità, peraltro con andamento approssimativamente inverso a quello della percentuale di sostanza organica, come un possibile indice paleo-climatico, dove i valori più bassi indicherebbero periodi più favorevoli alla pedogenesi e alla diffusione della vegetazione (e quindi più caldi e più umidi), al contrario dei valori più alti che potrebbero testimoniare periodi più freddi e probabilmente più aridi. Tutti i risultati testimoniano chiaramente che la valle carsica di Piano Locce (una vera e propria polje) è stata interessata in vari momenti del Quaternario antico da una sequenza di eventi sedimentari (palustri-lacustri ) e pedogenetici, che si sono impostati su materiali piroclastici provenienti dalle eruzioni della Provincia Comagmatica Romana e continuate fino ai giorni nostri a partire da tempi più antichi di 200 mila anni circa. Le caratteristiche pedogenetiche osservate in sezione sottile insieme all’andamento del rapporto limo/argilla suggeriscono variazioni climatiche a diverso regime di umidità in ambiente di alta montagna. Quando le condizioni climatico-vegetazionali consentirono l’instaurarsi di processi pedogenetici, si formarono suoli poco evoluti, fortemente condizionati da idromorfia. Apporti colluviali e/o eolici da suoli maggiormente evoluti e di ambiente climatico molto differente (“terre rosse” tipo Xeralfs o Ustalfs) presenti sui rilievi carbonatici circostanti hanno contribuito, sia pure in minima parte, al riempimento della depressione.
Magaldi, D.; Lorè, A.; Lorenzoni, P.; Sulpizio, R.; Zanchetta, Giovanni; Benedetti, G.; Ferrante, F.
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