La nozione di indirizzo politico si caratterizza per l’ambiguità: allude al potere del Governo sulla pubblica amministrazione, ma indica la capacità del Governo di sviluppare un discorso politico intorno agli stimoli che riceve dalle amministrazioni. L’ambiguità della nozione di indirizzo politico caratterizza la posizione costituzionale del Governo e la sua autonomia rispetto agli altri organi costituzionali dello Stato. Questa nozione viene mutuata dalla Francia della Monarchia di luglio e dalla esperienza di Casimir Pierre Perier come presidente del consiglio succeduto a Henri Laffitte e, sia pure nelle diverse formulazioni che seguono il decreto D’Azeglio del 21 dicembre 1850, che non ne parla affatto. E’ con il fascismo che l’idea di indirizzo politico si manifesta con maggiore chiarezza perché nella costituzione materiale del fascismo l’indirizzo politico era lo strumento attraverso il quale il partito nazionale fascista imprimeva il proprio indirizzo sull’amministrazione dello Stato. La Costituzione repubblicana è strutturalmente incapace di recepire questo modello per effetto del pluripartitismo che la caratterizza: ciascun partito è titolare di un suo indirizzo e il compromesso fra i partiti della maggioranza per il governo spinge verso il basso le aspettative di ciascuno. Ci si deve chiedere, nella crisi della Costituzione attestata dai progetti di riforma costituzionale succedutisi nel tempo e nella incertezza che genera l’interpretazione del presente, ci possa essere ancora spazio per la funzione di indirizzo politico e si può ipotizzare una risposta non positiva. L’indirizzo politico ha bisogno di una società strettamente collegata alla politica e il venire meno delle funzioni di intermediazione per la soddisfazione dei bisogni di intermediazione che sorgono dalla società civile per effetto del ruolo assunto dal mercato non induce all’ottimismo.
MISERIA E NOBILITÀ DELL’INDIRIZZO POLITICO
Gian Luca Conti
2024-01-01
Abstract
La nozione di indirizzo politico si caratterizza per l’ambiguità: allude al potere del Governo sulla pubblica amministrazione, ma indica la capacità del Governo di sviluppare un discorso politico intorno agli stimoli che riceve dalle amministrazioni. L’ambiguità della nozione di indirizzo politico caratterizza la posizione costituzionale del Governo e la sua autonomia rispetto agli altri organi costituzionali dello Stato. Questa nozione viene mutuata dalla Francia della Monarchia di luglio e dalla esperienza di Casimir Pierre Perier come presidente del consiglio succeduto a Henri Laffitte e, sia pure nelle diverse formulazioni che seguono il decreto D’Azeglio del 21 dicembre 1850, che non ne parla affatto. E’ con il fascismo che l’idea di indirizzo politico si manifesta con maggiore chiarezza perché nella costituzione materiale del fascismo l’indirizzo politico era lo strumento attraverso il quale il partito nazionale fascista imprimeva il proprio indirizzo sull’amministrazione dello Stato. La Costituzione repubblicana è strutturalmente incapace di recepire questo modello per effetto del pluripartitismo che la caratterizza: ciascun partito è titolare di un suo indirizzo e il compromesso fra i partiti della maggioranza per il governo spinge verso il basso le aspettative di ciascuno. Ci si deve chiedere, nella crisi della Costituzione attestata dai progetti di riforma costituzionale succedutisi nel tempo e nella incertezza che genera l’interpretazione del presente, ci possa essere ancora spazio per la funzione di indirizzo politico e si può ipotizzare una risposta non positiva. L’indirizzo politico ha bisogno di una società strettamente collegata alla politica e il venire meno delle funzioni di intermediazione per la soddisfazione dei bisogni di intermediazione che sorgono dalla società civile per effetto del ruolo assunto dal mercato non induce all’ottimismo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


