Tra le molte conferenze che segnarono la fine della Grande guerra, quella di Losanna rappresentò, per certi aspetti, un caso a sé stante. In primo luogo essa si svolse a cavallo tra 1922 e 1923, ossia diversi anni dopo la fine del conflitto mondiale tradizionalmente inteso (1914-1918) e si rese necessaria per rivedere il precedente trattato avente ad oggetto l’Impero ottomano, quello di Sèvres del 1920, superato nei fatti dalla rivoluzione kemalista e dalla vittoria turca nella guerra con la Grecia. In secondo luogo, i lunghi mesi di negoziati nella città svizzera segnarono l’apogeo della politica imperiale di Francia e, soprattutto, Inghilterra, il cui dominio raggiunse il culmine per avviarsi da quel momento verso un progressivo declino. Molto emblematicamente a presiedere la delegazione di Londra fu Lord Curzon, Speaker della Camera dei Pari e Ministro degli Esteri e già viceré dell’India (1899-1905), personificazione della potenza coloniale britannica. Una terza peculiarità riguardò la partecipazione della Russia sovietica. Ancor più della conferenza di Genova (aprile-maggio 1922), che aveva avuto carattere essenzialmente economico, per i rappresentanti bolscevichi si trattava del primo coinvolgimento in un importante appuntamento politico internazionale. In particolare, a Losanna le potenze dovettero riconoscere il ruolo della Russia nella regione e coinvolgerla, sebbene il minimo indispensabile, nella definizione del nuovo ordine mediorientale. I negoziati costituirono un importante prova del fuoco per i rappresentanti guidati dal Commissario del popolo per gli Affari Esteri Gerogij Vasil’evič Čičerin e furono ricchi di lezioni che avrebbero lasciato una traccia profonda nella diplomazia sovietica. Al contempo, questa importante occasione internazionale vide riemergere chiaramente accanto alla dimensione ideologica alcune determinanti classiche della politica estera russa e taluni aspetti della sovente sbandierata rottura e discontinuità con il passato zarista iniziarono ad essere accantonati. Determinanti che, peraltro, non sono venute meno neanche con la disgregazione dell’URSS e che continuano ad ispirare le scelte del Cremlino verso la regione del Mar Nero e del Mediterraneo orientale ancora oggi.

La Russia sovietica tra questioni strutturali e nuove strategie nella regione del Mar Nero

giannotti
2023-01-01

Abstract

Tra le molte conferenze che segnarono la fine della Grande guerra, quella di Losanna rappresentò, per certi aspetti, un caso a sé stante. In primo luogo essa si svolse a cavallo tra 1922 e 1923, ossia diversi anni dopo la fine del conflitto mondiale tradizionalmente inteso (1914-1918) e si rese necessaria per rivedere il precedente trattato avente ad oggetto l’Impero ottomano, quello di Sèvres del 1920, superato nei fatti dalla rivoluzione kemalista e dalla vittoria turca nella guerra con la Grecia. In secondo luogo, i lunghi mesi di negoziati nella città svizzera segnarono l’apogeo della politica imperiale di Francia e, soprattutto, Inghilterra, il cui dominio raggiunse il culmine per avviarsi da quel momento verso un progressivo declino. Molto emblematicamente a presiedere la delegazione di Londra fu Lord Curzon, Speaker della Camera dei Pari e Ministro degli Esteri e già viceré dell’India (1899-1905), personificazione della potenza coloniale britannica. Una terza peculiarità riguardò la partecipazione della Russia sovietica. Ancor più della conferenza di Genova (aprile-maggio 1922), che aveva avuto carattere essenzialmente economico, per i rappresentanti bolscevichi si trattava del primo coinvolgimento in un importante appuntamento politico internazionale. In particolare, a Losanna le potenze dovettero riconoscere il ruolo della Russia nella regione e coinvolgerla, sebbene il minimo indispensabile, nella definizione del nuovo ordine mediorientale. I negoziati costituirono un importante prova del fuoco per i rappresentanti guidati dal Commissario del popolo per gli Affari Esteri Gerogij Vasil’evič Čičerin e furono ricchi di lezioni che avrebbero lasciato una traccia profonda nella diplomazia sovietica. Al contempo, questa importante occasione internazionale vide riemergere chiaramente accanto alla dimensione ideologica alcune determinanti classiche della politica estera russa e taluni aspetti della sovente sbandierata rottura e discontinuità con il passato zarista iniziarono ad essere accantonati. Determinanti che, peraltro, non sono venute meno neanche con la disgregazione dell’URSS e che continuano ad ispirare le scelte del Cremlino verso la regione del Mar Nero e del Mediterraneo orientale ancora oggi.
2023
Giannotti, Andrea
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11568/1317469
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