Prima di “Das lnnere der Bärenhöhle bei Welschenroh” del 1778 le grotte erano viste come luoghi selvaggi, dalla minacciante e oscura spelonca Vinciana agli orribili abissi dell’Encyclopédie di Diderot e d‘Alembert, ma l’approccio speleologico del pittore svizzero - sorta di anatomista della montagna - svelò l’interno di quelle che fino ad allora erano state solo l sfondo di animali mitologici come il drago di Paolo Uccello, o delle riflession di filosofi come in Gigione. Lo stesso seicentesco Mundus subterraneus di Athanasius Kircher era, “in fondo”, un testo di fantasia.Antro, caverna, grotta, tutti sinonimi di un rapporto che l’architettura intesse con la superficie e che segna il capovolgimento del valoe dell’involucro: qui infatti la pelle esterna diviene puro interno, qui il pieno si fa vuoto invertendo i canoni classici del costruire sulla terra. Alcuni sono recuperi di vuoti esistenti, altri scavano, tagliano, bucano la roccia, altri ancora modellano in maniera “naturalmente” artificiale la copertura. Un achetipo che, con la sua forma continua, massiva, primordiale, si fa muratura senza interruzioni nella Home di Antony Gormley del 1984, laddove un corpo di piombo, fibr di vetro e gesso si immerge letteralmente nella terracotta quasi a incarnare il buio della grotta e a svelare i segreti di una mente divenuta casa - un John Cusack ante litteram ma anche un Paul Valéry bambino alla ricerca della sua petite maison.
"Essere Caspar Wolf. La caverna come archetipo".
Boschi Antonello;
2025-01-01
Abstract
Prima di “Das lnnere der Bärenhöhle bei Welschenroh” del 1778 le grotte erano viste come luoghi selvaggi, dalla minacciante e oscura spelonca Vinciana agli orribili abissi dell’Encyclopédie di Diderot e d‘Alembert, ma l’approccio speleologico del pittore svizzero - sorta di anatomista della montagna - svelò l’interno di quelle che fino ad allora erano state solo l sfondo di animali mitologici come il drago di Paolo Uccello, o delle riflession di filosofi come in Gigione. Lo stesso seicentesco Mundus subterraneus di Athanasius Kircher era, “in fondo”, un testo di fantasia.Antro, caverna, grotta, tutti sinonimi di un rapporto che l’architettura intesse con la superficie e che segna il capovolgimento del valoe dell’involucro: qui infatti la pelle esterna diviene puro interno, qui il pieno si fa vuoto invertendo i canoni classici del costruire sulla terra. Alcuni sono recuperi di vuoti esistenti, altri scavano, tagliano, bucano la roccia, altri ancora modellano in maniera “naturalmente” artificiale la copertura. Un achetipo che, con la sua forma continua, massiva, primordiale, si fa muratura senza interruzioni nella Home di Antony Gormley del 1984, laddove un corpo di piombo, fibr di vetro e gesso si immerge letteralmente nella terracotta quasi a incarnare il buio della grotta e a svelare i segreti di una mente divenuta casa - un John Cusack ante litteram ma anche un Paul Valéry bambino alla ricerca della sua petite maison.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


