L'articolo affronta il tema della povertà lavorativa e dell'adeguatezza retributiva nel contesto italiano, analizzandone criticamente le cause strutturali e proponendo possibili soluzioni. Viene evidenziata l'inerzia del legislatore nell'attuazione della Costituzione, in particolare riguardo all'art. 39, e si discutono le implicazioni della frammentazione contrattuale e dei contratti collettivi che prevedono trattamenti retributivi mediocri o, addirittura, infimi. L'autore analizza l'evoluzione giurisprudenziale sull'adeguatezza retributiva e il ruolo dei contratti collettivi come "autorità salariali", sottolineando la necessità di un intervento normativo per rafforzare la giustizia retributiva. Un focus specifico è dedicato alla direttiva UE sul salario minimo, considerata un'opportunità per affrontare fenomeni di dumping salariale e promuovere la coesione sociale e che, tuttavia, rischia di essere travolta all’esito di un giudizio pendente davanti alla Corte di Giustizia. L'autore evidenzia le differenze concettuali tra il salario minimo legale e la retribuzione proporzionata e sufficiente ex art. 36 Cost. Come soluzione, si propone una legge che codifichi i criteri di una retribuzione giusta, facendo riferimento ai contratti collettivi stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi. L'articolo si conclude auspicando una rinnovata interazione tra parti sociali e legislatori per superare i nodi critici che ostacolano l'accesso a una retribuzione equa, fondamentale per una crescita inclusiva e sostenibile.
Povertà lavorativa e adeguatezza retributiva
Albi Pasqualino
2025-01-01
Abstract
L'articolo affronta il tema della povertà lavorativa e dell'adeguatezza retributiva nel contesto italiano, analizzandone criticamente le cause strutturali e proponendo possibili soluzioni. Viene evidenziata l'inerzia del legislatore nell'attuazione della Costituzione, in particolare riguardo all'art. 39, e si discutono le implicazioni della frammentazione contrattuale e dei contratti collettivi che prevedono trattamenti retributivi mediocri o, addirittura, infimi. L'autore analizza l'evoluzione giurisprudenziale sull'adeguatezza retributiva e il ruolo dei contratti collettivi come "autorità salariali", sottolineando la necessità di un intervento normativo per rafforzare la giustizia retributiva. Un focus specifico è dedicato alla direttiva UE sul salario minimo, considerata un'opportunità per affrontare fenomeni di dumping salariale e promuovere la coesione sociale e che, tuttavia, rischia di essere travolta all’esito di un giudizio pendente davanti alla Corte di Giustizia. L'autore evidenzia le differenze concettuali tra il salario minimo legale e la retribuzione proporzionata e sufficiente ex art. 36 Cost. Come soluzione, si propone una legge che codifichi i criteri di una retribuzione giusta, facendo riferimento ai contratti collettivi stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi. L'articolo si conclude auspicando una rinnovata interazione tra parti sociali e legislatori per superare i nodi critici che ostacolano l'accesso a una retribuzione equa, fondamentale per una crescita inclusiva e sostenibile.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


