Il contributo si propone di analizzare le modifiche introdotte dal d.l. 11 aprile 2025, n. 48 (“decreto sicurezza”), in tema di blocco stradale e ferroviario, con particolare riferimento alla riformulazione dell’art. 1-bis d.lgs. 22 gennaio 1948, n. 66. La novella reintroduce la rilevanza penale del blocco realizzato con il proprio corpo e innalza sensibilmente il trattamento sanzionatorio in caso di commissione del fatto da parte di più persone riunite. Dopo aver ripercorso l’evoluzione normativa dell’illecito, evidenziando un andamento oscillante e fortemente influenzato dalle congiunture politico-sociali, l’indagine approfondisce plurimi profili di rilievo dogmatico: la problematica definizione dell’oggetto giuridico del reato, la formulazione in termini di reato d’evento, il rapporto con altri reati e, in particolare, con il delitto di violenza privata (art. 610 c.p.) e, infine, la collisione con i principi di matrice costituzionale e convenzionale. Da ultimo, in una prospettiva critica, si rileva come l’incriminazione costituisca espressione di una diffusa tendenza alla criminalizzazione delle manifestazioni di dissenso politico, in cui il diritto penale si pone quale strumento privilegiato di gestione del conflitto sociale.
La "ripenalizzazione" del blocco stradale nel "decreto sicurezza": la criminalizzazione del dissenso alla prova delle garanzie costituzionali
benedetta paterra
2026-01-01
Abstract
Il contributo si propone di analizzare le modifiche introdotte dal d.l. 11 aprile 2025, n. 48 (“decreto sicurezza”), in tema di blocco stradale e ferroviario, con particolare riferimento alla riformulazione dell’art. 1-bis d.lgs. 22 gennaio 1948, n. 66. La novella reintroduce la rilevanza penale del blocco realizzato con il proprio corpo e innalza sensibilmente il trattamento sanzionatorio in caso di commissione del fatto da parte di più persone riunite. Dopo aver ripercorso l’evoluzione normativa dell’illecito, evidenziando un andamento oscillante e fortemente influenzato dalle congiunture politico-sociali, l’indagine approfondisce plurimi profili di rilievo dogmatico: la problematica definizione dell’oggetto giuridico del reato, la formulazione in termini di reato d’evento, il rapporto con altri reati e, in particolare, con il delitto di violenza privata (art. 610 c.p.) e, infine, la collisione con i principi di matrice costituzionale e convenzionale. Da ultimo, in una prospettiva critica, si rileva come l’incriminazione costituisca espressione di una diffusa tendenza alla criminalizzazione delle manifestazioni di dissenso politico, in cui il diritto penale si pone quale strumento privilegiato di gestione del conflitto sociale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


