Definiamo e circoscriviamo innanzitutto il campo, la terminologia e la metodologia generale di questo capitolo: cercheremo di cogliere alcune delle tendenze della popular music – termine di difficile traduzione che fa riferimento a un insieme di generi che non appartengono né alla musica “colta” né a quella della tradizione popolare (Fabbri, 2024) e che comprendono un’ampia gamma di stili che vanno dal rock’n’roll al beat, dal rock all’r&b, dal soul all’hip-hop, dal funk al punk, dall’heavy metal al grunge e oltre – della tradizione afroamericana e angloamericana emerse negli Stati Uniti negli ultimi cinquant’anni. Senza pretese di esaustività (impensabile in un saggio di questa lunghezza), cercheremo di evidenziare come la popular music si collochi alla convergenza di fenomeni musicali, sociali e tecnologici, la cui comprensione, per quanto minimale, non può escludere nessuna di queste tre componenti. In particolare, ci soffermeremo su tre macroaree: 1. il cosiddetto mainstream, cioè quegli artisti – principal- mente, ma non esclusivamente, bianchi – che hanno dominato l’evolversi dei gusti del pubblico “medio”, riportando un importante successo commerciale; 2. il punk, laboratorio di resistenza culturale e fenomeno emblematico delle sottoculture musicali bianche degli ultimi tre decenni del xx secolo, caratterizzato dal rifiuto della virtuosità tecnica e da una dimensione antagonista e prefigurativa1; 3. la musica nera, colta soprattutto nel suo rapporto con le rivendicazioni politiche della comunità afroamericana e quindi intesa come veicolo capace di accogliere e amplificare le voci della protesta negli anni successivi alla stagione del Civil Rights Movement.
La popular music statunitense
Marco Petrelli;
2026-01-01
Abstract
Definiamo e circoscriviamo innanzitutto il campo, la terminologia e la metodologia generale di questo capitolo: cercheremo di cogliere alcune delle tendenze della popular music – termine di difficile traduzione che fa riferimento a un insieme di generi che non appartengono né alla musica “colta” né a quella della tradizione popolare (Fabbri, 2024) e che comprendono un’ampia gamma di stili che vanno dal rock’n’roll al beat, dal rock all’r&b, dal soul all’hip-hop, dal funk al punk, dall’heavy metal al grunge e oltre – della tradizione afroamericana e angloamericana emerse negli Stati Uniti negli ultimi cinquant’anni. Senza pretese di esaustività (impensabile in un saggio di questa lunghezza), cercheremo di evidenziare come la popular music si collochi alla convergenza di fenomeni musicali, sociali e tecnologici, la cui comprensione, per quanto minimale, non può escludere nessuna di queste tre componenti. In particolare, ci soffermeremo su tre macroaree: 1. il cosiddetto mainstream, cioè quegli artisti – principal- mente, ma non esclusivamente, bianchi – che hanno dominato l’evolversi dei gusti del pubblico “medio”, riportando un importante successo commerciale; 2. il punk, laboratorio di resistenza culturale e fenomeno emblematico delle sottoculture musicali bianche degli ultimi tre decenni del xx secolo, caratterizzato dal rifiuto della virtuosità tecnica e da una dimensione antagonista e prefigurativa1; 3. la musica nera, colta soprattutto nel suo rapporto con le rivendicazioni politiche della comunità afroamericana e quindi intesa come veicolo capace di accogliere e amplificare le voci della protesta negli anni successivi alla stagione del Civil Rights Movement.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


