L’articolo ricostruisce la nascita e lo sviluppo della collaborazione tra l’ENI e la Tunisia di Habib Bourguiba tra il 1960 e il 1963, mostrando come l’accordo petrolifero non sia stato solo un’operazione economica, ma soprattutto una scelta politica e diplomatica con forti implicazioni geopolitiche nel contesto della decolonizzazione e della Guerra fredda mediterranea. Attraverso un’analisi puntuale delle fonti diplomatiche italiane, si evidenzia il ruolo centrale dell’ambasciatore Guido Mazio nel favorire l’incontro tra Bourguiba ed Enrico Mattei e nel costruire un clima di fiducia reciproca, nonostante diffidenze iniziali e resistenze sia italiane sia francesi. La proposta dell’ENI, basata sulla “formula Mattei” (75% dei profitti al Paese produttore), si presentò come alternativa al cartello delle “Sette Sorelle” e si inserì nella strategia tunisina di ridurre la dipendenza economica dalla Francia, specialmente dopo la crisi di Biserta. Il cuore dell’intesa fu una “triade” composta da distribuzione dei carburanti (AGIP-Tunis), ricerca petrolifera (SITEP) e costruzione della grande raffineria di La Skhira, gestita dalla STIR, inaugurata simbolicamente nel dicembre 1963 durante le celebrazioni per l’evacuazione della base di Biserta. La ricerca mostra tuttavia anche i limiti della sinergia italo-tunisina: l’Italia non riuscì a trasformare il successo dell’ENI in una più ampia penetrazione economica e commerciale, e nel 1975 la raffineria venne nazionalizzata (pur con indennizzo all’ENI). Tamburini conclude che l’esperienza rappresentò una diplomazia “di seta”: innovativa e cooperativa, ma fragile di fronte ai mutamenti politici regionali.
IL ‘PETROLIO’ DI BOURGUIBA: La sinergia tra ENI e diplomazia italiana in Tunisia (1960-1963)
Francesco Tamburini
2025-01-01
Abstract
L’articolo ricostruisce la nascita e lo sviluppo della collaborazione tra l’ENI e la Tunisia di Habib Bourguiba tra il 1960 e il 1963, mostrando come l’accordo petrolifero non sia stato solo un’operazione economica, ma soprattutto una scelta politica e diplomatica con forti implicazioni geopolitiche nel contesto della decolonizzazione e della Guerra fredda mediterranea. Attraverso un’analisi puntuale delle fonti diplomatiche italiane, si evidenzia il ruolo centrale dell’ambasciatore Guido Mazio nel favorire l’incontro tra Bourguiba ed Enrico Mattei e nel costruire un clima di fiducia reciproca, nonostante diffidenze iniziali e resistenze sia italiane sia francesi. La proposta dell’ENI, basata sulla “formula Mattei” (75% dei profitti al Paese produttore), si presentò come alternativa al cartello delle “Sette Sorelle” e si inserì nella strategia tunisina di ridurre la dipendenza economica dalla Francia, specialmente dopo la crisi di Biserta. Il cuore dell’intesa fu una “triade” composta da distribuzione dei carburanti (AGIP-Tunis), ricerca petrolifera (SITEP) e costruzione della grande raffineria di La Skhira, gestita dalla STIR, inaugurata simbolicamente nel dicembre 1963 durante le celebrazioni per l’evacuazione della base di Biserta. La ricerca mostra tuttavia anche i limiti della sinergia italo-tunisina: l’Italia non riuscì a trasformare il successo dell’ENI in una più ampia penetrazione economica e commerciale, e nel 1975 la raffineria venne nazionalizzata (pur con indennizzo all’ENI). Tamburini conclude che l’esperienza rappresentò una diplomazia “di seta”: innovativa e cooperativa, ma fragile di fronte ai mutamenti politici regionali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


