This study examines the neo-Gothic and spectral features of Leonid Dimov’s poetry (1926-1987). Dimov’s literature cultivates a deliberately abstruse atmosphere, which confounds and baffles the reader with its bulimic fantasies and extravagant constructions. Beneath these imaginative excesses lies a coherent poetic intention: his longer, narrative poems function as initiatory journeys into para-worlds, articulated through neo-Gothic devices and a linguistic platform marked by postmodern baroque exuberance. Dimov’s poetry enacts a complex quest, as the poet reveals himself to be playfully anxious and quasi-neurotic; his carnivalesque tendencies, far from being purposeless, stem from deep anxieties about death, love, knowledge, and creation. There are, in other words, several “Leonid Dimov(s)”: one, a postmodern baroque creator whose inexhaustible playfulness makes him an inventor of poetic language in broad daylight; the other, a nightmarish, neo-Gothic poet haunted by profound and troubling anxieties.

Il presente saggio affronta gli aspetti neogotici e spettrali della poesia di Leonid Dimov (1926-1987). Nella produzione del poeta romeno è riconoscibile una dimensione deliberatamente astrusa, che confonde e sconcerta il lettore proprio perché, al di là delle sue fantasie bulimiche e delle costruzioni stravaganti, si manifesta un’intenzione peculiare radicata nel suo retroterra poetico. Le poesie di Dimov (ampie, narrative) rappresentano una sorta di misteri iniziatici in mondi paralleli, costruiti con lucidità attraverso un neogotico relativamente consapevole, che utilizza, come piattaforma linguistica, un barocco postmoderno. Vi è una ricerca complessa, poiché Dimov si rivela scherzosamente ansioso, quasi nevrotico; le sue propensioni carnevalesche non sono mai prive di scopo, ma si fondano su profonde inquietudini e preoccupazioni legate alla morte, all’amore, alla conoscenza e alla creazione. Ci sono, in altre parole, più Leonid Dimov: uno è un creatore barocco postmoderno, la cui inesauribile giocosità lo rende un inventore del linguaggio poetico in pieno giorno; l’altro è un poeta dall’immaginario neogotico (non necessariamente notturno), attraversato da angosce e ansie profonde e inquietanti.

Leonid Dimov e i suoi misteri neogotici

edoardo giorgi
2025-01-01

Abstract

This study examines the neo-Gothic and spectral features of Leonid Dimov’s poetry (1926-1987). Dimov’s literature cultivates a deliberately abstruse atmosphere, which confounds and baffles the reader with its bulimic fantasies and extravagant constructions. Beneath these imaginative excesses lies a coherent poetic intention: his longer, narrative poems function as initiatory journeys into para-worlds, articulated through neo-Gothic devices and a linguistic platform marked by postmodern baroque exuberance. Dimov’s poetry enacts a complex quest, as the poet reveals himself to be playfully anxious and quasi-neurotic; his carnivalesque tendencies, far from being purposeless, stem from deep anxieties about death, love, knowledge, and creation. There are, in other words, several “Leonid Dimov(s)”: one, a postmodern baroque creator whose inexhaustible playfulness makes him an inventor of poetic language in broad daylight; the other, a nightmarish, neo-Gothic poet haunted by profound and troubling anxieties.
2025
978-88-467-7457-6
978-606-49-1617-4
Il presente saggio affronta gli aspetti neogotici e spettrali della poesia di Leonid Dimov (1926-1987). Nella produzione del poeta romeno è riconoscibile una dimensione deliberatamente astrusa, che confonde e sconcerta il lettore proprio perché, al di là delle sue fantasie bulimiche e delle costruzioni stravaganti, si manifesta un’intenzione peculiare radicata nel suo retroterra poetico. Le poesie di Dimov (ampie, narrative) rappresentano una sorta di misteri iniziatici in mondi paralleli, costruiti con lucidità attraverso un neogotico relativamente consapevole, che utilizza, come piattaforma linguistica, un barocco postmoderno. Vi è una ricerca complessa, poiché Dimov si rivela scherzosamente ansioso, quasi nevrotico; le sue propensioni carnevalesche non sono mai prive di scopo, ma si fondano su profonde inquietudini e preoccupazioni legate alla morte, all’amore, alla conoscenza e alla creazione. Ci sono, in altre parole, più Leonid Dimov: uno è un creatore barocco postmoderno, la cui inesauribile giocosità lo rende un inventore del linguaggio poetico in pieno giorno; l’altro è un poeta dall’immaginario neogotico (non necessariamente notturno), attraversato da angosce e ansie profonde e inquietanti.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11568/1351991
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