In questo contributo analizziamo il problema della stabilità del sistema politico italiano della Seconda Repubblica a partire dall’ipotesi per cui le regole della competizione politica, il formato e la meccanica del sistema partitico e il grado di sviluppo organizzativo dei partiti siano fortemente correlati. Assumiamo infatti, a livello teorico, che il contesto istituzionale co-evolva in parallelo ai profili organizzativi degli attori che vi operano e ai loro pattern di interazione. In questa prospettiva — che rappresenta una alternativa all’approccio contestualista, basato sull’assunto per cui i partiti semplicemente si adattano ai mutamenti ambientali — sosteniamo che i partiti fungano da agenti attivi di riproduzione e mutamento dell’ordine politico-istituzionale. Ciò implica che la stabilità delle regole della competizione politica sia collegata alla stabilità del sistema partitico, tanto a livello di formato e meccanica quanto a livello di attori. Nell’Italia della Seconda Repubblica la riforma continua delle regole del gioco è stata (ed è tuttora) ritenuta, erroneamente, il mezzo attraverso cui rafforzare il sistema partitico. L’insieme degli effetti prodotti dalle cornici normative — scritte e approvate dagli stessi partiti — ha dato vita a un sistema disincentivante i processi di consolidamento organizzativo, favorendo la sopravvivenza dei partiti nelle sole arene istituzionali.

LA TRANSIZIONE IMPOSSIBILE. L’INSTABILITÀ DEL SISTEMA POLITICO DELLA SECONDA REPUBBLICA

Eugenio Pizzimenti
;
Enrico Calossi
2026-01-01

Abstract

In questo contributo analizziamo il problema della stabilità del sistema politico italiano della Seconda Repubblica a partire dall’ipotesi per cui le regole della competizione politica, il formato e la meccanica del sistema partitico e il grado di sviluppo organizzativo dei partiti siano fortemente correlati. Assumiamo infatti, a livello teorico, che il contesto istituzionale co-evolva in parallelo ai profili organizzativi degli attori che vi operano e ai loro pattern di interazione. In questa prospettiva — che rappresenta una alternativa all’approccio contestualista, basato sull’assunto per cui i partiti semplicemente si adattano ai mutamenti ambientali — sosteniamo che i partiti fungano da agenti attivi di riproduzione e mutamento dell’ordine politico-istituzionale. Ciò implica che la stabilità delle regole della competizione politica sia collegata alla stabilità del sistema partitico, tanto a livello di formato e meccanica quanto a livello di attori. Nell’Italia della Seconda Repubblica la riforma continua delle regole del gioco è stata (ed è tuttora) ritenuta, erroneamente, il mezzo attraverso cui rafforzare il sistema partitico. L’insieme degli effetti prodotti dalle cornici normative — scritte e approvate dagli stessi partiti — ha dato vita a un sistema disincentivante i processi di consolidamento organizzativo, favorendo la sopravvivenza dei partiti nelle sole arene istituzionali.
2026
Pizzimenti, Eugenio; Calossi, Enrico
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