l saggio analizza il rapporto di Hannah Arendt con il passato e con la tradizione filosofico-politica, concentrandosi in particolare sulla prefazione a Tra passato e futuro e sulla sua ripresa in La vita della mente. Attraverso il frammento kafkiano di “Egli”, stretto tra le forze antagonistiche del passato e del futuro, il pensare viene interpretato da Arendt come esperienza situata in una “lacuna del tempo”: non fuga metafisica dal mondo, ma esercizio di resistenza, comprensione e giudizio. Il riferimento arendtiano ai Greci non viene interpretato nel saggio come nostalgia per la polis o come proposta di un modello politico da restaurare, bensì come dialogo critico con figure e categorie capaci di illuminare il presente dopo il crollo dell’autorità della tradizione. Si mostra inoltre l’analogia tra pensiero e azione: entrambi interrompono la continuità ordinaria degli eventi e aprono possibilità nuove, imprevedibili e non pienamente controllabili. In questo quadro, Socrate diventa il modello di un pensiero politico non prescrittivo, fondato sull’esercizio del dialogo, dell’immaginazione e del giudizio in assenza di regole generali garantite. Si conclude che, per Arendt, pensare politicamente significa sostare nello spaesamento del presente, senza rifugiarsi né nella nostalgia del passato né in una progettualità astratta del futuro.
Arendt, Kafka, la tradizione: l’incontro tra passato e futuro nell’esercizio del pensiero e nell’azione
Alessandra Fussi
Primo
Writing – Original Draft Preparation
2025-01-01
Abstract
l saggio analizza il rapporto di Hannah Arendt con il passato e con la tradizione filosofico-politica, concentrandosi in particolare sulla prefazione a Tra passato e futuro e sulla sua ripresa in La vita della mente. Attraverso il frammento kafkiano di “Egli”, stretto tra le forze antagonistiche del passato e del futuro, il pensare viene interpretato da Arendt come esperienza situata in una “lacuna del tempo”: non fuga metafisica dal mondo, ma esercizio di resistenza, comprensione e giudizio. Il riferimento arendtiano ai Greci non viene interpretato nel saggio come nostalgia per la polis o come proposta di un modello politico da restaurare, bensì come dialogo critico con figure e categorie capaci di illuminare il presente dopo il crollo dell’autorità della tradizione. Si mostra inoltre l’analogia tra pensiero e azione: entrambi interrompono la continuità ordinaria degli eventi e aprono possibilità nuove, imprevedibili e non pienamente controllabili. In questo quadro, Socrate diventa il modello di un pensiero politico non prescrittivo, fondato sull’esercizio del dialogo, dell’immaginazione e del giudizio in assenza di regole generali garantite. Si conclude che, per Arendt, pensare politicamente significa sostare nello spaesamento del presente, senza rifugiarsi né nella nostalgia del passato né in una progettualità astratta del futuro.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


