Il lavoro esplora le implicazioni socio-spaziali derivanti dall’infrastrutturazione dell’in-telligenza artificiale in contesti urbani già interessati da processi di transizione post-indu-striale e dalle successive logiche di smartness e piattaformizzazione. In particolare, traendo spunto dal concetto di “trappola di Turing”, introdotto da Brynjolfsson (2022) in riferi-mento ai cambiamenti prodotti dall’intelligenza artificiale in campo economico e sociale, l’attenzione viene posta sui rischi connessi alla diffusione dei processi di automazione nelle città, che tendono a rafforzare asimmetrie spaziali preesistenti e a generare nuove forme di marginalità algoritmica. Attraverso la presentazione di alcune evidenze empiriche, si cerca di dimostrare come l’adozione di modelli di intelligenza artificiale in ambienti urbani possa produrre effetti non pianificati e di esclusione nei confronti di soggetti e territori che non rientrano nei parametri di rilevanza computazionale. Il contributo propone inoltre alcune considerazioni finali sulla necessità di sviluppare un progetto critico di urbanesimo dell’IA capace di problematizzare l’assunto di neutralità tecnologica e di costruire sistemi più inclusivi e spazialmente consapevoli
L’urbanesimo dell’ intelligenza artificiale e la ‘trappola di Turing’ tra processi di automazione e asimmetrie socio-spaziali
Michela Lazzeroni
;Antonello Romano
2026-01-01
Abstract
Il lavoro esplora le implicazioni socio-spaziali derivanti dall’infrastrutturazione dell’in-telligenza artificiale in contesti urbani già interessati da processi di transizione post-indu-striale e dalle successive logiche di smartness e piattaformizzazione. In particolare, traendo spunto dal concetto di “trappola di Turing”, introdotto da Brynjolfsson (2022) in riferi-mento ai cambiamenti prodotti dall’intelligenza artificiale in campo economico e sociale, l’attenzione viene posta sui rischi connessi alla diffusione dei processi di automazione nelle città, che tendono a rafforzare asimmetrie spaziali preesistenti e a generare nuove forme di marginalità algoritmica. Attraverso la presentazione di alcune evidenze empiriche, si cerca di dimostrare come l’adozione di modelli di intelligenza artificiale in ambienti urbani possa produrre effetti non pianificati e di esclusione nei confronti di soggetti e territori che non rientrano nei parametri di rilevanza computazionale. Il contributo propone inoltre alcune considerazioni finali sulla necessità di sviluppare un progetto critico di urbanesimo dell’IA capace di problematizzare l’assunto di neutralità tecnologica e di costruire sistemi più inclusivi e spazialmente consapevoliI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


