Fino al 1910, il patrimonio fondiario di dominio diretto del Frenocomio di S. Girolamo di Volterra è costituito dai terreni e fabbricati già rientranti nel possesso della già soppressa Corporazione religiosa dei Minori Osservanti, dimoranti nell’ex convento di S. Girolamo. Questi beni, inizialmente ceduti dal Demanio dello Stato al Comune di Volterra sono da questo devoluti in parte al Comizio Agrario e in parte al Ricovero di Mendicità rispettivamente con atti del 5 gennaio 1875 e 17 dicembre 1882. In seguito, con atto del 5 febbraio 1906, tutti i beni sono definitivamente assegnati al Frenocomio, riconosciuto come manicomio di Volterra fin dal 1902, amministrato dalla Congregazione di Carità. Ai beni di dominio diretto si aggiungono diversi terreni e fabbricati rurali, sovente riuniti in poderi, condotti in affitto per soddisfare il continuo aumento di ricoverati. Tra il 1912 e il 1914 si registra un minimo incremento di beni stabili di dominio diretto. È invece dal 1917 al 1919, con più e diversi atti di acquisto, che il Frenocomio accresce notevolmente il proprio patrimonio fondiario agricolo, accorpando nuovi tenimenti e unità poderali, in alcuni casi già condotte in affitto e destinate a colonie agricole. Tale accrescimento fondiario ben si inserisce nel consolidamento dell’organizzazione del sistema di colonie agricole, dipendenti dal Frenocomio, fortemente voluto dal prof. Luigi Scabia, direttore sanitario del manicomio fin dal 1901. Il progetto manicomiale tenacemente e instancabilmente voluto da Scabia segue il modello di «manicomio-villaggio, e soprattutto di villaggio autosufficiente ed autonomo, una sorta di città indipendente fondata sul contributo lavorativo di tutti». Nel quadro di una tecnica manicomiale incentrata sulla terapia del lavoro e su un mitigato open door la principale attività, che si affianca a quella svolta nelle diverse officine del Frenocomio, per «diffusione tra i ricoverati, ed efficacia terapeutica, è senz’altro quella agricola». Come rileva lo stesso Scabia, il sistema delle colonie agricole, già previste dalla L. n. 36 del 4 febbraio 1904 sui manicomi e alienati, oltre a rispondere pienamente ai criteri curativi e ad incremento percentuale delle guarigioni, consente anche di accogliere i malati e il personale addetto con una spesa sensibilmente inferiore. Il costo di un posto letto nelle colonie agricole può infatti risultare di circa cinque o sei volte inferiore rispetto al costo letto di un padiglione di degenza tradizionale. È quindi su convincente proposta di Scabia che la Congregazione delibera di chiedere alla Autorità Superiore, l’autorizzazione per acquistare diversi terreni e poderi con gli annessi fabbricati rurali e case coloniche. Diversi sono gli obiettivi che si intende raggiungere. Il primo concerne il potenziamento del sistema delle colonie agricole del Frenocomio e quindi l’aumento della produzione di tutti i prodotti per l’alimentazione dei ricoverati e degli addetti. Il secondo riguarda l’acquisizione di lotti di terreno per la costruzione di nuovi padiglioni di degenza. Altro obiettivo risiede nella possibilità di ristrutturare con ampliamenti e soprelevazioni le case coloniche esistenti, con costi relativamente contenuti e così destinarle agli addetti alle colonie agricole, ricoverati e infermieri. Analoghi interventi riguardano anche i fabbricati rurali: stalle, carraie, fienili, magazzini ecc. Tra il 1920 e il 1924 non si registrano nuovi acquisti di beni stabili. È solo a partire dal 1925 che la Congregazione riprende con decisione, sempre su iniziativa del direttore sanitario Scabia, il programma di potenziamento del sistema di colonie agricole, con l’acquisto dei poderi assai distanti dal Frenocomio e di notevole estensione: La Tignamica, Caggio e Busilico. È interessante osservare che dallo stesso anno prende anche avvio l’acquisizione di fabbricati e terreni da destinare alla realizzazione di alloggi popolari per il personale dipendente della Congregazione, in specie per gli infermieri del Frenocomio. Non mancano tuttavia interventi di riconversione di reparti colonici esistenti come avviene, ad esempio, per il podere Golfuccio. L’estremo più recente del periodo di riferimento del presente contributo corrisponde all’anno di emanazione della Legge n. 847 del 3 giugno 1937 che istituisce in ogni comune del Regno l’Ente comunale di assistenza e, in pari tempo, sopprime le Congregazioni di Carità. La gestione dell’ospedale psichiatrico è quindi in seguito decentrata agli Istituti ospedalieri e di ricovero della città di Volterra, aprendo un nuovo capitolo nelle vicende di questo importante istituto volterrano. Per dar conto dell’evoluzione dell’accrescimento del patrimonio fondiario del manicomio di Volterra è sembrato utile suddividere il periodo indagato in tre fasi precisando, per ogni fase, le nuove principali acquisizioni di tenimenti di terra e unità poderali accertate dalla ricerca archivistica fin qui condotta. Dal punto di vista edilizio si è dato conto delle principali trasformazioni con riferimento esclusivo alle colonie agricole e operate sia con ristrutturazione delle case coloniche sia con la costruzione dei nuovi padiglioni e annessi rustici

Il Frenocomio di San Girolamo di Volterra. Accrescimento fondiario e colonie agricole (1914-1937)

Roberto Castiglia
Writing – Original Draft Preparation
2026-01-01

Abstract

Fino al 1910, il patrimonio fondiario di dominio diretto del Frenocomio di S. Girolamo di Volterra è costituito dai terreni e fabbricati già rientranti nel possesso della già soppressa Corporazione religiosa dei Minori Osservanti, dimoranti nell’ex convento di S. Girolamo. Questi beni, inizialmente ceduti dal Demanio dello Stato al Comune di Volterra sono da questo devoluti in parte al Comizio Agrario e in parte al Ricovero di Mendicità rispettivamente con atti del 5 gennaio 1875 e 17 dicembre 1882. In seguito, con atto del 5 febbraio 1906, tutti i beni sono definitivamente assegnati al Frenocomio, riconosciuto come manicomio di Volterra fin dal 1902, amministrato dalla Congregazione di Carità. Ai beni di dominio diretto si aggiungono diversi terreni e fabbricati rurali, sovente riuniti in poderi, condotti in affitto per soddisfare il continuo aumento di ricoverati. Tra il 1912 e il 1914 si registra un minimo incremento di beni stabili di dominio diretto. È invece dal 1917 al 1919, con più e diversi atti di acquisto, che il Frenocomio accresce notevolmente il proprio patrimonio fondiario agricolo, accorpando nuovi tenimenti e unità poderali, in alcuni casi già condotte in affitto e destinate a colonie agricole. Tale accrescimento fondiario ben si inserisce nel consolidamento dell’organizzazione del sistema di colonie agricole, dipendenti dal Frenocomio, fortemente voluto dal prof. Luigi Scabia, direttore sanitario del manicomio fin dal 1901. Il progetto manicomiale tenacemente e instancabilmente voluto da Scabia segue il modello di «manicomio-villaggio, e soprattutto di villaggio autosufficiente ed autonomo, una sorta di città indipendente fondata sul contributo lavorativo di tutti». Nel quadro di una tecnica manicomiale incentrata sulla terapia del lavoro e su un mitigato open door la principale attività, che si affianca a quella svolta nelle diverse officine del Frenocomio, per «diffusione tra i ricoverati, ed efficacia terapeutica, è senz’altro quella agricola». Come rileva lo stesso Scabia, il sistema delle colonie agricole, già previste dalla L. n. 36 del 4 febbraio 1904 sui manicomi e alienati, oltre a rispondere pienamente ai criteri curativi e ad incremento percentuale delle guarigioni, consente anche di accogliere i malati e il personale addetto con una spesa sensibilmente inferiore. Il costo di un posto letto nelle colonie agricole può infatti risultare di circa cinque o sei volte inferiore rispetto al costo letto di un padiglione di degenza tradizionale. È quindi su convincente proposta di Scabia che la Congregazione delibera di chiedere alla Autorità Superiore, l’autorizzazione per acquistare diversi terreni e poderi con gli annessi fabbricati rurali e case coloniche. Diversi sono gli obiettivi che si intende raggiungere. Il primo concerne il potenziamento del sistema delle colonie agricole del Frenocomio e quindi l’aumento della produzione di tutti i prodotti per l’alimentazione dei ricoverati e degli addetti. Il secondo riguarda l’acquisizione di lotti di terreno per la costruzione di nuovi padiglioni di degenza. Altro obiettivo risiede nella possibilità di ristrutturare con ampliamenti e soprelevazioni le case coloniche esistenti, con costi relativamente contenuti e così destinarle agli addetti alle colonie agricole, ricoverati e infermieri. Analoghi interventi riguardano anche i fabbricati rurali: stalle, carraie, fienili, magazzini ecc. Tra il 1920 e il 1924 non si registrano nuovi acquisti di beni stabili. È solo a partire dal 1925 che la Congregazione riprende con decisione, sempre su iniziativa del direttore sanitario Scabia, il programma di potenziamento del sistema di colonie agricole, con l’acquisto dei poderi assai distanti dal Frenocomio e di notevole estensione: La Tignamica, Caggio e Busilico. È interessante osservare che dallo stesso anno prende anche avvio l’acquisizione di fabbricati e terreni da destinare alla realizzazione di alloggi popolari per il personale dipendente della Congregazione, in specie per gli infermieri del Frenocomio. Non mancano tuttavia interventi di riconversione di reparti colonici esistenti come avviene, ad esempio, per il podere Golfuccio. L’estremo più recente del periodo di riferimento del presente contributo corrisponde all’anno di emanazione della Legge n. 847 del 3 giugno 1937 che istituisce in ogni comune del Regno l’Ente comunale di assistenza e, in pari tempo, sopprime le Congregazioni di Carità. La gestione dell’ospedale psichiatrico è quindi in seguito decentrata agli Istituti ospedalieri e di ricovero della città di Volterra, aprendo un nuovo capitolo nelle vicende di questo importante istituto volterrano. Per dar conto dell’evoluzione dell’accrescimento del patrimonio fondiario del manicomio di Volterra è sembrato utile suddividere il periodo indagato in tre fasi precisando, per ogni fase, le nuove principali acquisizioni di tenimenti di terra e unità poderali accertate dalla ricerca archivistica fin qui condotta. Dal punto di vista edilizio si è dato conto delle principali trasformazioni con riferimento esclusivo alle colonie agricole e operate sia con ristrutturazione delle case coloniche sia con la costruzione dei nuovi padiglioni e annessi rustici
2026
Castiglia, Roberto
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