Tra i vari momenti del rapporto con Elio Franzini che avrebbero potuto costituire il punto di partenza di questo capitolo, ho scelto il contributo intitolato “Che cos’è l’estetica?”, da lui generosamente offerto come apertura del volume collettaneo in memoria di Leonardo Amoroso da me pubblicato nel 2022. Il contributo di Elio, in sintonia del resto con la dedica dell’intero volume alla memoria di Amoroso, proponeva non certo una risposta definitiva alla domanda sollevata nel titolo, ma la ricognizione di tre “fili rossi” che hanno portato al delinearsi, tra Seicento e Settecento, dell’estetica come disciplina “moderna”. Quasi aporeticamente, in conclusione Elio sottolineava come già Kant, e poi a maggior ragione la trasformazione hegeliana dell’estetica in filosofia dell’arte, avessero di fatto fin da subito oscurato quei fili e quella genesi, mettendo in crisi dall’interno il “sogno” tipicamente moderno di una sistematizzazione del sapere allargata alla dimensione dell’estetico e finendo, di fatto, per inquadrare l’estetica innanzitutto come “articolazione teorica” del paradosso insito nell’ambizione di sistematizzare ciò che per sua natura sfugge a tale ambizione. Nel presente contributo vorrei provare a mia volta a seguire, naturalmente in modo del tutto parziale, il filo di questa dissoluzione che è al tempo stesso realizzazione paradossale (e postmoderna?) dell’estetica sognata dalla modernità.
Estetica come filosofia dell’arte. Realizzazione o dissoluzione di un sogno moderno?
siani albertoPrimo
2026-01-01
Abstract
Tra i vari momenti del rapporto con Elio Franzini che avrebbero potuto costituire il punto di partenza di questo capitolo, ho scelto il contributo intitolato “Che cos’è l’estetica?”, da lui generosamente offerto come apertura del volume collettaneo in memoria di Leonardo Amoroso da me pubblicato nel 2022. Il contributo di Elio, in sintonia del resto con la dedica dell’intero volume alla memoria di Amoroso, proponeva non certo una risposta definitiva alla domanda sollevata nel titolo, ma la ricognizione di tre “fili rossi” che hanno portato al delinearsi, tra Seicento e Settecento, dell’estetica come disciplina “moderna”. Quasi aporeticamente, in conclusione Elio sottolineava come già Kant, e poi a maggior ragione la trasformazione hegeliana dell’estetica in filosofia dell’arte, avessero di fatto fin da subito oscurato quei fili e quella genesi, mettendo in crisi dall’interno il “sogno” tipicamente moderno di una sistematizzazione del sapere allargata alla dimensione dell’estetico e finendo, di fatto, per inquadrare l’estetica innanzitutto come “articolazione teorica” del paradosso insito nell’ambizione di sistematizzare ciò che per sua natura sfugge a tale ambizione. Nel presente contributo vorrei provare a mia volta a seguire, naturalmente in modo del tutto parziale, il filo di questa dissoluzione che è al tempo stesso realizzazione paradossale (e postmoderna?) dell’estetica sognata dalla modernità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


