Maestro del paradosso, Dürrenmatt si serve di una comicità complessa con la quale sorprende il pubblico, creando costantemente quella distanza che, a ragione, ritiene caratteristica precipua del genere comico. In "Romolo il grande" la distanza prodotta nel pubblico è non solo dal quadro di norme e valori sulla base dei quali gli spettatori giudicano inizialmente ridicolo il protagonista, ma anche dal Romolo eroe comico con il quale il drammaturgo li fa poi simpatizzare. Il rischio che Romolo appaia simpatico non solo è contemplato da Dürrenmatt, ma voluto: ciò però, si legge nell’avvertenza dell'autore all’attore che reciterà la parte dell'ultimo imperatore romano di Occidente, non deve succedere «troppo presto», perché lo spettatore deve scoprire progressivamente che proprio ciò che gli permette di provare questa simpatia è a sua volta travolto dalla commedia assoluta della realtà, che, nel quarto atto, inchioda il giustiziere Romolo (e lo spettatore che simpatizza con lui) alle sue stesse contraddizioni. Per capire la dinamica poetica del testo, è necessario tenere innanzitutto distinte tre dimensioni della comicità, spesso confuse anche nelle teorie comiche: quella del ridicolo, quella del comico propriamente detto, quella del grottesco. Romolo il grande è anche un interessante caso di studio sulle forme complesse della comicità, rispetto alle quali Dürrenmatt, sia come scrittore sia come uomo di teatro che riflette e teorizza il suo scrivere commedie, offre spunti fondamentali...
Ridicolo, comico, grottesco: Romolo il grande nella commedia omonima di Friedrich Dürrenmatt come caso di studio sulle forme complesse della comicità
grazzini serena
2025-01-01
Abstract
Maestro del paradosso, Dürrenmatt si serve di una comicità complessa con la quale sorprende il pubblico, creando costantemente quella distanza che, a ragione, ritiene caratteristica precipua del genere comico. In "Romolo il grande" la distanza prodotta nel pubblico è non solo dal quadro di norme e valori sulla base dei quali gli spettatori giudicano inizialmente ridicolo il protagonista, ma anche dal Romolo eroe comico con il quale il drammaturgo li fa poi simpatizzare. Il rischio che Romolo appaia simpatico non solo è contemplato da Dürrenmatt, ma voluto: ciò però, si legge nell’avvertenza dell'autore all’attore che reciterà la parte dell'ultimo imperatore romano di Occidente, non deve succedere «troppo presto», perché lo spettatore deve scoprire progressivamente che proprio ciò che gli permette di provare questa simpatia è a sua volta travolto dalla commedia assoluta della realtà, che, nel quarto atto, inchioda il giustiziere Romolo (e lo spettatore che simpatizza con lui) alle sue stesse contraddizioni. Per capire la dinamica poetica del testo, è necessario tenere innanzitutto distinte tre dimensioni della comicità, spesso confuse anche nelle teorie comiche: quella del ridicolo, quella del comico propriamente detto, quella del grottesco. Romolo il grande è anche un interessante caso di studio sulle forme complesse della comicità, rispetto alle quali Dürrenmatt, sia come scrittore sia come uomo di teatro che riflette e teorizza il suo scrivere commedie, offre spunti fondamentali...I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


