Il contributo esamina la motivazione semantica di alcuni somatonimi lituani sincronicamente opachi che presentano corrispondenze formali e semantiche nelle altre lingue baltiche e slave. L’obiettivo è ricostruire i processi di denominazione delle parti del corpo, integrando l’analisi storico-etimologica con una prospettiva iconomastica, attenta alla concettualizzazione dei referenti anatomici. Attraverso il confronto delle principali ipotesi etimologiche, si indagano la struttura interna dei lessemi e i motivatori lessicali e morfologici che possono averne determinato la formazione. L’analisi individua quattro modelli motivazionali: descrittivo, funzionale, topologico e relazionale. Essi rimandano, rispettivamente, alle proprietà del referente, alle sue funzioni, alla sua posizione e ai rapporti di somiglianza o contiguità con altri referenti. I singoli modelli comprendono tipi più specifici, fondati, per esempio, su caratteristiche biomorfologiche o cromatiche; in alcuni casi è inoltre possibile ricostruire trafile motivazionali articolate in più passaggi, anche metonimici. Le denominazioni funzionali evidenziano la salienza di attività fisiologiche e pratiche essenziali per le comunità dei parlanti. La discussione mostra tuttavia che l’incertezza etimologica può comportare interpretazioni motivazionali alternative. Il rapporto tra etimologia e motivazione risulta pertanto reciproco: la prima permette di formulare ipotesi sulla seconda, mentre la plausibilità semantica può contribuire alla valutazione delle etimologie concorrenti. I risultati delineano le basi per un’indagine più sistematica del lessico anatomico, estesa a diversi strati cronologici e contesti linguistici, volta a chiarire i princìpi cognitivi sottesi agli antichi processi di denominazione.
Etimologia e motivazione del segno in alcuni somatonimi lituani con confronti balto-slavi
Adriano Cerri
2026-01-01
Abstract
Il contributo esamina la motivazione semantica di alcuni somatonimi lituani sincronicamente opachi che presentano corrispondenze formali e semantiche nelle altre lingue baltiche e slave. L’obiettivo è ricostruire i processi di denominazione delle parti del corpo, integrando l’analisi storico-etimologica con una prospettiva iconomastica, attenta alla concettualizzazione dei referenti anatomici. Attraverso il confronto delle principali ipotesi etimologiche, si indagano la struttura interna dei lessemi e i motivatori lessicali e morfologici che possono averne determinato la formazione. L’analisi individua quattro modelli motivazionali: descrittivo, funzionale, topologico e relazionale. Essi rimandano, rispettivamente, alle proprietà del referente, alle sue funzioni, alla sua posizione e ai rapporti di somiglianza o contiguità con altri referenti. I singoli modelli comprendono tipi più specifici, fondati, per esempio, su caratteristiche biomorfologiche o cromatiche; in alcuni casi è inoltre possibile ricostruire trafile motivazionali articolate in più passaggi, anche metonimici. Le denominazioni funzionali evidenziano la salienza di attività fisiologiche e pratiche essenziali per le comunità dei parlanti. La discussione mostra tuttavia che l’incertezza etimologica può comportare interpretazioni motivazionali alternative. Il rapporto tra etimologia e motivazione risulta pertanto reciproco: la prima permette di formulare ipotesi sulla seconda, mentre la plausibilità semantica può contribuire alla valutazione delle etimologie concorrenti. I risultati delineano le basi per un’indagine più sistematica del lessico anatomico, estesa a diversi strati cronologici e contesti linguistici, volta a chiarire i princìpi cognitivi sottesi agli antichi processi di denominazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


