Nei rituali dei {\it Veda} e nelle meditazioni delle {\it Upanisad}, la musica rivestiva un ruolo essenziale, soprattutto nel {\it Samaveda}. La musica quindi veniva coltivata con interesse ed attenzione nella cultura indiana antica. Tra i {\it Vedanga}, le {\it Sulbsutra} davano le regole per costruire gli altari. Da esse, emergevano ragionamenti sulle figure e calcoli coi numeri attraverso i quali possiamo osservare nascere le scienze matematiche indiane pi\`u antiche. Niente tra le {\it Sulbasutra}, n\'e tra i {\it Vedanga}, trattava invece la musica, per rendere altrettanto preciso lo svolgimento del rituale. Perch\'e il canto fosse corretto e valido, al rito religioso non rimaneva che ricorrere alla trasmissione orale diretta dal maestro all'allievo. In questo caso, ci si fidava quindi pi\`u delle orecchie che delle parole e dei numeri scritti. Sono molto scarsi od inesistenti i casi nei quali numeri potessero guidare intonazioni od accordature. Poich\'e, scritti sia come lettere che come quei simboli particolari i quali diventeranno i nostri indo-arabi, i numeri trovavano invece altrimenti largo uso, la loro assenza nella musica rende la cultura indiana diversa e caratteristica. A confronto, in quella cinese ed araba, come nella greca, troviamo trattazioni matematiche della musica. Il problema merita attenzione perch\'e getta una diversa luce sulle varie e controversie questioni di relazione (ed eventuale trasmissione) tra l'indiana e le altre culture. In particolare, tenendo nel debito conto la suddetta caratteristica della musica indiana, si viene ad indebolire molto qualsiasi ipotesi di influenza col pitagorismo greco (in ambedue le direzioni). Infatti \`e ben nota la teoria pitagorica della musica basata sui numeri interi. Esisterebbero altre caratteristiche religiose, filosofiche e culturali capaci di suggerirci qualche ragione sull'assenza di una teoria matematica indiana per la musica? Altrimenti, come alternativa, resterebbe solo ipotizzare che i testi relativi non siano sopravvissuti alle drammatiche vicende storiche delle invasioni e del colonialismo, oppure che essi aspettino di venir dissepolti dagli archivi indiani dimenticati ed in attesa degli studiosi interessati.

Sulle antiche teorie indiane della musica. Un problema a confronto con altre culture

TONIETTI, TITO
2010

Abstract

Nei rituali dei {\it Veda} e nelle meditazioni delle {\it Upanisad}, la musica rivestiva un ruolo essenziale, soprattutto nel {\it Samaveda}. La musica quindi veniva coltivata con interesse ed attenzione nella cultura indiana antica. Tra i {\it Vedanga}, le {\it Sulbsutra} davano le regole per costruire gli altari. Da esse, emergevano ragionamenti sulle figure e calcoli coi numeri attraverso i quali possiamo osservare nascere le scienze matematiche indiane pi\`u antiche. Niente tra le {\it Sulbasutra}, n\'e tra i {\it Vedanga}, trattava invece la musica, per rendere altrettanto preciso lo svolgimento del rituale. Perch\'e il canto fosse corretto e valido, al rito religioso non rimaneva che ricorrere alla trasmissione orale diretta dal maestro all'allievo. In questo caso, ci si fidava quindi pi\`u delle orecchie che delle parole e dei numeri scritti. Sono molto scarsi od inesistenti i casi nei quali numeri potessero guidare intonazioni od accordature. Poich\'e, scritti sia come lettere che come quei simboli particolari i quali diventeranno i nostri indo-arabi, i numeri trovavano invece altrimenti largo uso, la loro assenza nella musica rende la cultura indiana diversa e caratteristica. A confronto, in quella cinese ed araba, come nella greca, troviamo trattazioni matematiche della musica. Il problema merita attenzione perch\'e getta una diversa luce sulle varie e controversie questioni di relazione (ed eventuale trasmissione) tra l'indiana e le altre culture. In particolare, tenendo nel debito conto la suddetta caratteristica della musica indiana, si viene ad indebolire molto qualsiasi ipotesi di influenza col pitagorismo greco (in ambedue le direzioni). Infatti \`e ben nota la teoria pitagorica della musica basata sui numeri interi. Esisterebbero altre caratteristiche religiose, filosofiche e culturali capaci di suggerirci qualche ragione sull'assenza di una teoria matematica indiana per la musica? Altrimenti, come alternativa, resterebbe solo ipotizzare che i testi relativi non siano sopravvissuti alle drammatiche vicende storiche delle invasioni e del colonialismo, oppure che essi aspettino di venir dissepolti dagli archivi indiani dimenticati ed in attesa degli studiosi interessati.
Benedetti, G; Tonietti, Tito
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