Questo libro intende analizzare i vari aspetti legati alla figura di Manzoni tragico. La critica ha evidenziato la componente cristiana delle tragedie, nelle quali il protagonista si presenta come "figura Christi", rassegnato ad accettare il proprio sacrificio dopo l'inevitabile tradimento. Come se fosse distaccato dal genere teatro, Manzoni appare in questa luce un epigono della tragedia in quanto tale; in realtà il rapporto che egli instaura con questo genere lo pone subito al centro di un dibattito internazionale mentre le due tragedie vengono tradotte, ammirate, discusse. Tra scritti teorici e prove concrete Manzoni elabora una forma di tragico capace di rifondere originalmente la propria formazione classica con le nuove suggestioni romantiche derivate dalla contemporanea riflessione filosofica europea. Ideando eroi tragici impegnati nel vivo di un'azione storica, politica e militare egli scava nella loro interiorità e nei loro dubbi metafisici e infine religiosi ben oltre la visione cristiana come unica cifra di riscrittura drammatica. Si affronta in queste pagine anche la questione della rinuncia al teatro:essa infatti non può leggersi quale presa d'atto di un generico disinteresse, come testimonia anche l'abbozzo della terza tragedia. Egli sceglie infine il romanzo sulla spinta degli eventi contemporanei: il suo personale coinvolgimento, di cattolico neoconvertito, nelle vicende risorgimentali, lo sta a dimostrare, insieme alle numerose poesie d'argomento politico qui esaminate. Manzoni si convince della necessità di rivolgersi ad un pubblico più ampio con uno strumento meno elitario della tragedia per contribuire più efficacemente alla fondazione della nuova Italia come nazione libera, cattolica e sovrana.

Manzoni teatrale: le tragedie di Manzoni tra dibattito europeo e fortuna italiana

GUIDOTTI, ANGELA
2012-01-01

Abstract

Questo libro intende analizzare i vari aspetti legati alla figura di Manzoni tragico. La critica ha evidenziato la componente cristiana delle tragedie, nelle quali il protagonista si presenta come "figura Christi", rassegnato ad accettare il proprio sacrificio dopo l'inevitabile tradimento. Come se fosse distaccato dal genere teatro, Manzoni appare in questa luce un epigono della tragedia in quanto tale; in realtà il rapporto che egli instaura con questo genere lo pone subito al centro di un dibattito internazionale mentre le due tragedie vengono tradotte, ammirate, discusse. Tra scritti teorici e prove concrete Manzoni elabora una forma di tragico capace di rifondere originalmente la propria formazione classica con le nuove suggestioni romantiche derivate dalla contemporanea riflessione filosofica europea. Ideando eroi tragici impegnati nel vivo di un'azione storica, politica e militare egli scava nella loro interiorità e nei loro dubbi metafisici e infine religiosi ben oltre la visione cristiana come unica cifra di riscrittura drammatica. Si affronta in queste pagine anche la questione della rinuncia al teatro:essa infatti non può leggersi quale presa d'atto di un generico disinteresse, come testimonia anche l'abbozzo della terza tragedia. Egli sceglie infine il romanzo sulla spinta degli eventi contemporanei: il suo personale coinvolgimento, di cattolico neoconvertito, nelle vicende risorgimentali, lo sta a dimostrare, insieme alle numerose poesie d'argomento politico qui esaminate. Manzoni si convince della necessità di rivolgersi ad un pubblico più ampio con uno strumento meno elitario della tragedia per contribuire più efficacemente alla fondazione della nuova Italia come nazione libera, cattolica e sovrana.
Guidotti, Angela
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