L'articolo illustra la struttura accentuale della lingua latina classica all'interno del quadro teorico della fonologia metrica di stampo generativo, come si è sviluppata a partire dalla seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso negli USA. In particolare, viene discussa criticamente l'ipotesi del 'trocheo quantitativo' proposta da Mester (1994) per il latino, dimostrando come l'assunzione di un trocheo bimoraico, con minimalità e massimalità pari a due more non sia in grado di catturare la complessa fenomenologia offerta dai dati della lingua. In alternativa, viene proposto come piede metrico per il latino il trocheo con minimalità pari a due more e massimalità pari a tre more.

Sulla massimalità dei piedi trocaici: il caso del latino

MAROTTA, GIOVANNA
2000

Abstract

L'articolo illustra la struttura accentuale della lingua latina classica all'interno del quadro teorico della fonologia metrica di stampo generativo, come si è sviluppata a partire dalla seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso negli USA. In particolare, viene discussa criticamente l'ipotesi del 'trocheo quantitativo' proposta da Mester (1994) per il latino, dimostrando come l'assunzione di un trocheo bimoraico, con minimalità e massimalità pari a due more non sia in grado di catturare la complessa fenomenologia offerta dai dati della lingua. In alternativa, viene proposto come piede metrico per il latino il trocheo con minimalità pari a due more e massimalità pari a tre more.
Marotta, Giovanna
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11568/161297
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