Il culto del libro, inteso come parola scritta depositaria di memoria culturale, conoscenza e saggezza, viene a costituire nel romanzo Die Blendung di Elias Canetti il punto di partenza da cui scaturisce un crescendo di situazioni grottesche che culminano nell’incendio finale. Nel dramma Komödie der Eitelkeit gli specchi hanno sostituito i volumi bruciati nel rogo dei libri nazista e tutti i personaggi accorrono a distruggere volontariamente ciò che rappresenta la loro stessa ragione di essere. Nel dramma Hochzeit i personaggi sono presentati come in balìa della loro brama di possesso e in questo accecamento trovano la morte. In tutte le opere di Canetti degli anni ’30 il genere grottesco arriva a tali apici espressivi da assurgere a dimensione assoluta dell’universo letterario. Com’è noto, l’autore prenderà le distanze da questo tipo di scrittura e nella ricostruzione successiva che nella sua autobiografia proporrà della genesi delle prime opere, egli insisterà sul carattere necessario con cui le parole e le immagini s’impongono allo scrittore, eludendo il controllo della sua volontà. Si concentrerà quindi sugli stati d’animo di angoscia e paura cui è stato legato il processo di maturazione della scrittura di quelle opere, riconducendo la produzione letteraria alla vita e tentando di dare una spiegazione chiara e almeno all’apparenza razionale dell’atto dello scrivere, presentato come un processo in parte necessario e autonomo, in parte inquietante. Canetti tenterà così di conciliare l’universo letterario grottesco, angosciante e senza via di uscita degli anni ‘30, con la visione più limpida della fine degli anni ’70 e ’80, specchio di quella concezione etica dello scrivere letterario, che egli difenderà con stregua contro chi ha dichiarato morta la letteratura e ha preferito alla parola Dichter l’espressione jemand, der schreibt. Tramite la riflessione sul genere grottesco nel primo Canetti e sull’interpretazione che l’autore ne offre nei suoi scritti autobiografici il contributo intende mettere in luce il complesso e talvolta contraddittorio rapporto che egli intrattiene con le sue opere e con la scrittura in generale (intesa sia come parola scritta sia come atto dello scrivere), il tentato recupero della dimensione etica e antropologica dello scrivere letterario e il rifiuto da parte dell’autore della separazione di opera e vita. Riflettere sulla scrittura di Canetti impone anche una storicizzazione del punto di vista e un superamento di alcuni steccati ideologici che ancora oggi imbrigliano la riflessione teorica sul grottesco.

Scrivere la paura. L'opera di Elias Canetti tra grottesco e tensione etica.

GRAZZINI, SERENA
2014

Abstract

Il culto del libro, inteso come parola scritta depositaria di memoria culturale, conoscenza e saggezza, viene a costituire nel romanzo Die Blendung di Elias Canetti il punto di partenza da cui scaturisce un crescendo di situazioni grottesche che culminano nell’incendio finale. Nel dramma Komödie der Eitelkeit gli specchi hanno sostituito i volumi bruciati nel rogo dei libri nazista e tutti i personaggi accorrono a distruggere volontariamente ciò che rappresenta la loro stessa ragione di essere. Nel dramma Hochzeit i personaggi sono presentati come in balìa della loro brama di possesso e in questo accecamento trovano la morte. In tutte le opere di Canetti degli anni ’30 il genere grottesco arriva a tali apici espressivi da assurgere a dimensione assoluta dell’universo letterario. Com’è noto, l’autore prenderà le distanze da questo tipo di scrittura e nella ricostruzione successiva che nella sua autobiografia proporrà della genesi delle prime opere, egli insisterà sul carattere necessario con cui le parole e le immagini s’impongono allo scrittore, eludendo il controllo della sua volontà. Si concentrerà quindi sugli stati d’animo di angoscia e paura cui è stato legato il processo di maturazione della scrittura di quelle opere, riconducendo la produzione letteraria alla vita e tentando di dare una spiegazione chiara e almeno all’apparenza razionale dell’atto dello scrivere, presentato come un processo in parte necessario e autonomo, in parte inquietante. Canetti tenterà così di conciliare l’universo letterario grottesco, angosciante e senza via di uscita degli anni ‘30, con la visione più limpida della fine degli anni ’70 e ’80, specchio di quella concezione etica dello scrivere letterario, che egli difenderà con stregua contro chi ha dichiarato morta la letteratura e ha preferito alla parola Dichter l’espressione jemand, der schreibt. Tramite la riflessione sul genere grottesco nel primo Canetti e sull’interpretazione che l’autore ne offre nei suoi scritti autobiografici il contributo intende mettere in luce il complesso e talvolta contraddittorio rapporto che egli intrattiene con le sue opere e con la scrittura in generale (intesa sia come parola scritta sia come atto dello scrivere), il tentato recupero della dimensione etica e antropologica dello scrivere letterario e il rifiuto da parte dell’autore della separazione di opera e vita. Riflettere sulla scrittura di Canetti impone anche una storicizzazione del punto di vista e un superamento di alcuni steccati ideologici che ancora oggi imbrigliano la riflessione teorica sul grottesco.
Grazzini, Serena
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